Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
14 Giugno Giu 2012 2148 14 giugno 2012

Non sono cattiva, è che mi disegnano così.

Il post che ho pubblicato, scritto dalla mia collega Martina mi ha fatto pensare ancora una volta alla famosa, trita e ritrita, questione dell’orologio biologico. Esiste davvero?
 E perché? C’erano ancora dei dubbi? 
Provate ad avvicinarvi a una donna qualsiasi, posate l’orecchio sulla sua schiena e aspettate, la sentirete sicuramente ticchettare.

Lei non vuole, in molti casi non lo sa nemmeno ma anche se fa finta di no e crede di avere qualche forma di controllo sulle sue pulsioni si sta sbagliando. 
Almeno una volta al mese, volente o nolente, ogni donna è costretta a constatare di non essere o essere incinta.
Non c’è proprio la possibilità di non pensarci e per quanto sia insopportabile da accettare, il nostro corpo ci continua a ricordare per quasi tutta la vita, mese dopo mese, luna dopo luna, che siamo fatte per “quello”.

Ma andiamo con ordine.
Il prezzo più alto da pagare per avere la fortuna di poter dare la vita è indubbiamente la sindrome premestruale e in genere i suoi rintocchi si fanno sentire molto chiaramente.

Gli uomini non si rendono conto, non hanno idea che spesso non parlano con le loro amiche, con le loro compagne di sempre, con le loro mogli, ma stanno cercando di comunicare – invano - con esseri alterati, rabbiosi, fuori controllo, programmati per uccidere e con gli occhi rossi di Bella Swan quando diventa vampira.

Avete una vaga idea di che cosa possa significare non avere controllo del proprio umore?

Ridere e piangere a distanza di pochi secondi per lo stesso motivo?
Detestare senza ragione il più grande amore della propria vita?

Essere pronte a farsi brillare in mezzo a una piazza per un cucchiaio di Nutella?
Avere pensieri deprimenti anche di fronte alla vetrina di Sergio Rossi? Gonfiarsi a dismisura e diventare della consistenza di un anti-stress? Essere attanagliata da atroci dolori e dover apparire soave e professionale?
Avete idea di che cosa significa non poter dormire a pancia in sotto anche quando è la tua posizione preferita?

Significa essere una donna, una femmina come tutte, che tutti i giorni lotta con tutta se stessa per non esplodere, per non soccombere a quello che le dice la testa da una parte, il cuore dall’altra e l’orologio biologico o ormoni che dir si vogliano, dall’altra ancora.

Il conto alla rovescia domina la vita di tutte, anche se forse non tutte sono pronte ad ammetterlo. Per una donna, molto meno per un uomo, scegliere o non scegliere, di avere un figlio è una decisione che comunque si porta dietro un numero elevatissimo di conseguenze.

In qualche modo poi si tratta di una scelta che è costretta a fare, non solo dalla società, ma anche e soprattutto dalla sua fertilità biologica che tendenzialmente – anche se adesso ci sono moltissimi escamotage – ha una scadenza.

Quasi sempre arriva un momento nella vita di una donna in cui quel ticchettio comincia a farsi sentire più forte, in cui ci si sente spinte da una forza misteriosa verso qualcosa che fino a poco tempo prima veniva vissuto come una cosa lontana, priva di interesse. 
E’ difficile resistere a noi stessi, alla nostra natura, che ci spinge semplicemente a fare quello che per lei è giusto. Ci spinge e basta però, senza preoccuparsi del resto.
 Il problema – e che novità! - è che per trovare un candidato adatto e consenziente, il momento giusto, il lavoro e le risorse economiche per fare il nido, non ci vogliono proprio due giorni e poi chissà mai se la “forza” ci spinge contro la nostra stessa volontà…


E’ tutto veramente difficile…non c’è che dire.
La notizia consolante è che spesso ascoltare quel ticchettio e magari anche assecondarlo se se ne ha la possibilità non è una cattiva idea, secondo me ne vale la pena, ne vale la pena davvero e ve lo dice una che nonostante tutto e quando dico tutto, fidatevi, dico proprio tutto, vorrebbe un altro figlio.
Come è possibile?
L’orologio biologico a questo punto dovrebbe essersi placato.

Infatti questa volta non credo che sia colpa sua, credo invece che sia proprio colpa mia. 
Forse sono pazza ma è che per me in fondo varrebbe la pena avere un figlio anche solo se si dovesse trattare di vederlo nascere, solo per quell’attimo meraviglioso in cui diventi una mamma e sposti il centro del tuo mondo da te a un’altra creatura, quell’attimo in cui rimetti a posto tutti i tasselli del puzzle, tutte le priorità, tutti gli sforzi, quell’attimo di pura magia.

Sono in mille pezzi come forse gran parte delle mie lettrici mamme, ma senza i miei bambini, i loro sorrisi, i loro occhi, perfino i loro capricci, io non sarei più niente e sono contenta che sia così.
..

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook