Nel mirino
14 Giugno Giu 2012 1308 14 giugno 2012

Sebastiano Tomada Piccolomini: un reportage dalle zone calde dell'Afghanistan

US Army soldiers from Chosen Company fire mortar rounds at a Taliban firing position in Afghanistan's eastern Paktia province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Chi segue il mio blog conosce il fotoreporter Sebastiano Tomada Piccolomini, 25 anni, è nato a Manhattan, ha vissuto in Italia, ora è di nuovo a New York, città da cui parte continuamente per i suoi viaggi.


Le sue fotografie sono molto forti, cinematografiche e lo ringrazio per averle condivise con noi.

In questo momento si trova in Afghanistan, gli ho fatto qualche domanda.

Dove ti trovi esattamente? Quando sei arrivato, e quanto resterai?

In questo momento mi trovo nella Valle del Pech, all’interno della provincia afgana di Kunar, nel Nord-Est dell’Afghanistan, storicamente un rifugio sicuro per i Talebani. Sono arrivato agli inizi di maggio e resterò qui fino alla prima settimana di giugno.

In eastern Afghanistan, along the border with Pakistan, a Afghan Border Police officer prays. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Quante volte sei stato in Afghanistan?

Questa è la quarta volta, anche se è la mia prima volta nel Kunar.

In Afghanistan's eastern Paktia province, Nina, a bomb sniffing dog and his handler search and clear a house suspected of hosting Taliban fighters. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Com’è la situazione adesso?

La situazione si fa ogni giorno più calda perché è iniziata la “fighting season”, la stagione dei combattimenti. I combattimenti ci sono, ma le cose sono indubbiamente cambiate e si sono calmate da quando ci sono state grandi operazioni di “clearing”, nel 2010 e nel 2011 nelle province meridionali del Paese.

A US Army soldier provides over watch security as Afghan National Army and Afghan Border Patrol officers search a house in Afghanistan's eastern Paktia province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Come si manifesta la presenza Talebana?

I Talebani sono ancora qui, e dopo un inverno in “ibernazione” sono venuti fuori, hanno ripreso a combattere, il loro numero è inferiore rispetto agli anni passati ma le loro tattiche sono molto migliorate rispetto a un tempo.

In Kunar province US Army soldiers prepare to fire 120mm mortar rounds from combat outpost Nangalam during a attack by Taliban insurgents. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Chi sono in realtà?

Dunque, i Talebani si trovano fra gli afgani radicali del posto come fra i guerriglieri stranieri, per la maggior parte di provenienza pachistana. In questo momento la minaccia più grande viene da un nuovo gruppo di musulmani radicali, the Haqqany Network, molto ben organizzati e facoltosi che fanno base nell’area del Waziristan , nel Pakistan settentrionale, zona in cui si addestrano gran parte dei combattenti che si trovano nell’Afghanistan Orientale.

US Army Liutenant Rowe points at Combat Ouptost Nangalam where mortar rounds are beeing fired to support their mission in suppressing enemy movement in Afghanistan's north eastern Kunar province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Dove sono?

Nel sud, soprattutto a Kandahar, i Talebani hanno perso terreno e in seguito alle grosse operazioni di “clearing” da parte della International Security Assistance Force la minaccia si è spostata verso est, in province come quelle di Nuristan, Kunar, Khost Paktia e Ghazni che sono più vicine al confine con il Pakistan e dove il territorio rende più facile per gli insorti infiltrarsi e raggiungere la capitale Kabul. In fin dei conti ciò che interessa ai Talebani è mettere in pericolo la sicurezza e la stabilità politica nella capitale, con “attacchi spettacolari” ben congegnati.

A US Army soldier from Task Force Lethal Warrior on patrol in the mountains of Kunar province in north eastern Afghanistan. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Quanti sono?

Dire quanti sono è davvero come fare un salto nel buio. I combattenti entrano ed escono dal Paese attraverso i confini molto permeabili. Posso dirti che il loro numero è diminuito ma che hanno affinato le loro tecniche di combattimento.

Combat outpost Nangalam In Kunar province, US Army soldiers from Task Force Lethal Warrior fire 120mm mortar rounds during a firefight with Taliban insurgents. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

In cosa consistono i combattimenti?

Mi ricordo quando gli scontri a fuoco erano davvero tali. Magari eri fuori in pattugliamento e a un certo punto sentivi che qualcosa non andava. Improvvisamente non vedevi più nessuno intorno, c’era solo silenzio e i nervi si facevano sempre più tesi ogni secondo …e poi tutto aveva inizio, non sapevi esattamente da dove ti attaccavano, quanto sarebbe durato, solo in casi rarissimi riuscivi a vedere il nemico, i proiettili cominciavano ad arrivare da tutte le direzioni. A volte si trattava di armi di piccole dimensioni, ma in molti casi si trattava di artiglieria e anche di lanciarazzi. Uno scontro a fuoco poteva durare da pochi minuti a molto di più, come quello più lungo che ho visto, che è durato due ore. Ora il modo di combattere è cambiato, si usano molto più spesso gli IED, gli ordigni esplosivi improvvisati, e attacchi o agguati a sorpresa sono le tattiche preferite dal nemico. Gli insorti tendono ad attaccare a sorpresa e fuggire, specialmente quando le forze di coalizione stanno lasciando le zone che han deciso di pattugliare.

Afghan National Army soldiers rest and hydrate after a long joint patrol with US Coalition Forces in a remote village in Nanagahr Province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Previsioni su questa guerra?

Questa guerra è diventata una guerra di resistenza. Il 2012 vedrà l’ultima stagione di combattimenti, quindi lo sforzo combattivo più intenso verrà compiuto quest’anno. I due anni successivi, prima del 2014, verranno dedicati a ultimare l’addestramento delle forze di Sicurezza Nazionale Afgana e al trasferimento della sicurezza al Governo Afgano. È una guerra che viene tenuta in vita dagli interessi dei contractor, i soldati delle milizie private, che assisteranno l’ISAF/NATO nel passaggio efficace degli avamposti di combattimento, nella consegna delle basi operative e delle strutture agli afgani, ma è una storia lunga, sulla quale sto lavorando in questo momento…Io la penso così, avremmo dovuto lasciare il Paese molto tempo fa e se davvero era necessario invadere il Paese avremmo dovuto essere più aggressivi nelle fasi iniziali, ma, ripeto, non è la nostra guerra, e la storia ci insegna che le forze straniere hanno sempre avuto grandi difficoltà a combattere gli insorti, ma ancor di più a mantenere le proprie posizioni e a rapportarsi in modo positivo con la popolazione locale.

In Kunar province, US Army soldiers from Task Force Lethal Warior watch as a convoy of armoured vehicles leave combat outpost Nangalam for a night time patrol. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Sei con un battaglione? Quale?

Sono con la 4th Infantry Combat Division, nella Task Force Lethal Warrior. Mi dirigerò verso un’altra unità che si trova più vicino al confine, poco più a sud del Nuristan.

At combat outpost Nangalam in Afghanistan's Kunar province, US Army soldiers from Task Force Lethal Warrior work all night to provide rapid mortar fire in support of the surrounding outposts under constant insurgent attack. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Di che cosa si parla fra i soldati? (intendo quelli con cui sei tu)

I soldati parlano di tutto e di niente, parlano di donne e di alcol, di amici perduti e di operazioni imminenti, contano i giorni che li separano dal ritorno a casa e dicono sempre che quando ripartiranno tutto tornerà come prima, non cambierà nulla.

At Combat Outpost Herrera, in eastern Afghanistan, a memorial is held for the death of a US Army soldier. With the begining of the fighting season, the number of wounded and killed in action is on the rise. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Che idea ti sei fatto del Post Traumatic Stress Disorder e dei suicidi?

Avevo tre amici, tre soldati del 101st Airborne con cui mi trovavo nella Valle di Arghandab nel 2010 che si sono suicidati una volta rientrati a casa dopo aver prestato servizio per un anno. Il suicidio e il PTSD sono reazioni molto normali alla guerra, specialmente a una guerra in cui la morte non è certa ma in cui la perdita di un arto oppure un trauma fisico sono circostanze altamente probabili, e sono segni che restano per sempre. Io la vedo così: ti arruoli, vieni addestrato, impari a usare un’arma, sai che potrai uccidere, ti pagano per il tuo impegno e vieni assegnato a una zona di guerra. Beh, che ti aspettavi? Di tornare a casa con i souvenir, di scoprire che il mondo è un posto meraviglioso? Ad ogni modo, quello che non capisco è come mai questi soldati vengano caricati di così grandi responsabilità, per poi essere dimenticati e abbandonati a se stessi una volta rientrati a casa. Quindi si tratta di domande a cui dovrebbe rispondere qualcuno che conosce bene l’argomento, e quella persona non credo di essere io …Finora sono stato testimone solo dell’orrore, di un lato della sofferenza, ma c’è un altro dolore, quello che si prova quando si torna a casa, che è infinitamente personale. Spero che ciò che dico abbia un senso.

Afghan National Army soldiers relax and take cover from the high temperatures at Observation Post Avalanche in Afghansitan's north eastern Kunar province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Com'è la reazione della popolazione locale alla presenza americana? In che modo è cambiata?

La popolazione reagisce in maniera diversa a seconda della località. Vicino a Kabul la popolazione sostiene molto le forze di coalizione, ma gli abitanti dei villaggi intorno agli avamposti di combattimento dove mi trovo in questo momento non ci amano, non ci vogliono qui e sostengono i Talebani fornendo loro riparo e cibo. In generale più un villaggio è lontano, e quindi più vicino al confine con il Pakistan, più simpatizzerà con i Talebani. Naturalmente le cose sono cambiate dal 2009 e l’ISAF/NATO è riuscita ad avere un impatto positivo sulle popolazioni locali semplicemente distribuendo denaro, ricostruendo le loro case e le loro scuole, addestrandoli, modificando le loro tecniche di coltivazione, portandogli via l’orgoglio, comprandolo. Davvero non ho idea di cosa accadrà dopo il 2014, una volta che tutto il denaro e i cittadini afgani arruolati dall’esercito e dai contractor che sostengono l’esercito non ci saranno più assisteremo al crollo di un’economia già di per sé debole, alla perdita della sicurezza . Una cosa è certa, comunque: sono tutti stanchi di questa guerra.

Afghan National Army soldiers scan the horizon from Observation Post Avalanche in Kunar's Pech Valley. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

ENGLISH TEXT:

The regular readers of my blog may know photo reporter Sebastiano Tomada Piccolomini. 25 years old, he was born in Manhattan, has lived in Italy and is currently back in New York, the city from where he incessantly starts his new journeys.


His pictures are rather intense, spectacular, and I thank him for sharing them with us.

Right now he is in Afghanistan. I asked him a few questions:

Where are you? When did you get there and how long will you stay?

I’m currently in the Pech Valley, deep in Afghanistan’s North-Eastern Kunar province, a historical Taliban safe-haven. I arrived at the beginning of May and will stay until the first week of June.

How many times have you been to Afghanistan?

This is my fourth time although it’s my first time in Kunar.

US Army soldiers from Taks Force Lethal Warrior engage Taliban insurgents during a firefight in Kunar's Pech Valley. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

How’s the situation right now?

The situation is getting hotter day by day as the “fighting season” has begun. The fighting is there but things have definitely changed and calmed down since the big clearing operations that occurred in 2010 and 2011 in the southern provinces of the country.

How do the Taliban show their presence?

The Taliban are still here and after a winter of “hibernation” they have come out to fight, the numbers are smaller than the previous years but their tactics have become by far better than the previous years

Who are they actually?

Well the Taliban range from local radical Afghans to foreign fighters, most of them coming from Pakistan. Now the major threat is a new branch called The Haqqany Network, a very well-organized and wealthy Muslim radical group based in Pakistan’s northern Waziristan area which trains most of the fighters that can be found in eastern Afghanistan.

In Afghanistan's north eastern Kunar province, a observation post controlled by the Afghan National Army is resupplied once a day by the water carried by two donkeys and lead by a Nangalam villager. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Where are they?

In the south, mainly Kandahar, the Taliban have been losing ground and after the major clearing operation by the International Security Assistance Force the threat has moved to the East, where provinces such as Nuristan, Kunar, Khost Paktia and Ghazni are closer to the border of Pakistan and were the terrain makes it easier for the insurgency to infiltrate and reach the capital of Kabul. At the end of the day the Taliban’s interest is to disrupt security and political stability in the capital with well organized “spectacular attacks”.

How many are they?

To know how many there are is really a shot in the dark. Fighters enter and exit the country everyday from the porous borders. I can tell you that the numbers have gone down but their fighting tactics have become more refined.

Afghan National Army soldiers at Observation Post Avalanche in the mountains of Kunar province. Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

What are the fights like ?

I remember when firefights were what they really meant, you would be out on a patrol and things would just not feel right. All of a sudden you would not see anyone around you, pure silence and your nerves tensing by the second…then it would all start, you would not exactly know where you were being attacked from, or how long it would last, you would very rarely be able to see the enemy but you would find cover and the exchange of bullets would begin. Sometimes it was just small arms but most times artillery would be involved and rocket propelled grenades. Firefights would range from a few minutes to my longest one, which was 2 hours. Now the fight has changed, IED’s are used more often and surprise attacks/ambushes are the preferred tactics of the enemy. The insurgents tend to hit and run especially when coalition forces are exiting the area that they have chosen to patrol.

Your forecast on this war?

This war has become a war of resistance. 2012 will be the last fighting season and the main fighting effort will be made this year. The following 2 years before 2014 will be focused on finalizing the training of the Afghan National Security forces and the transitioning of security power to the Afghan Government. It is a war that is now being kept alive by the interests of the contractors who will support ISAF/NATO in to efficiently transition combat outposts, forward operating bases and facilities to the Afghans, but that is a long story which I am currently working on, the way I see it is we should have left a long time ago and if it was a necessity to invade this country we should have been more aggressive in the beginning, but again it’s not out war, it’s not our country and history has shown the world that every foreign force not only has struggled fighting the insurgency but even more it has had a very hard time in holding its grounds and positively engaging the local population.

In Kunar's volatile Pech Valley a US Army soldier from the 4th Infantry Combat Division runs towards wounded ANA soldiers after throwing yellow smoke for cover from the incoming Taliban artillery.
Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

Are you with a battalion? Which one?

I’m with the 4th Infantry Combat division, Task Force Lethal Warrior. I will be heading to another unit located closer to the border and just south of Nuristan.
What do soldiers talk about? (I mean those you are with)
Soldiers talk about everything and nothing, they talk about women and alcohol, they talk about lost friends and upcoming operations, they count down the days before they leave for home and they always talk about how when they will leave it will all go back to where it was, nothing will change.

In Afghanistan's north eastern Kunar province, US Army soldiers from the 4th infantry combat division patrol a remote village in the Pech Valley under the cover of darkness.Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

What is your opinion on Post Traumatic Stress Disorder and on the suicides?

I had 3 friends, 3 soldiers from the 101st Airborne with whom I was with in the Arghandab Valley in 2010 that have committed suicide once they returned home from a one-year tour of duty. Suicide and PTSD are pretty obvious reactions to a war especially one where death is not guaranteed but the loss of a limb and physical traumas are a very high probability and you are left living with these signs. The way I see it is this, you signed up, you went to training, learned how to use a weapon, chose to kill are being paid for you effort and deployed to a war zone, well what do you expect? To come back with souvenirs and the realization that the world is a beautiful place? What I do not understand though is why these soldiers who are given so much responsibility are then forgotten and abandoned to themselves once they return home? That is a question that needs to be answered by someone who really knows what he is talking about and I don’t think to be the one, as of now I have only witnessed the horror, one side of the pain, there is another one back home, that one is infinitely personal. Does this make sense?

During a firefight with Taliban insurgents in Kunar's volatilel Pech Valley, US Army soldiers launch illuminating flares in order to spot the enemy movement.Photo By Sebastiano Tomada Piccolomini.

How does the local population react to the presence of the Americans? How did that reaction change?

The local population reacts differently from location to location, closer to Kabul the population is quite supportive of the coalition forces but the local villagers surrounding the combat outpost where I am currently based out of do not like us, do not want us here and support the Taliban by providing them shelter and food. Usually the more remote a village is and the closer it is to the border with Pakistan the more it sympathizes with the Taliban. Of course things have changed from 2009 and ISAF/NATO has made its positive impact on the population by simply throwing money at them, rebuilding their homes and schools, training them, changing their farming techniques, taking away their pride and buying it. I really cannot imagine what will happen after 2014, once all of this money and the amount of Afghan citizens who have been hired by the military and by the contractors supporting the military will go, we will see a crash in an already weak economy and a loss of security. I can tell you one thing though, everyone is tired of this war.

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