Il Bureau
15 Giugno Giu 2012 2238 15 giugno 2012

La dolce (mala)vita

di Paolo Bardelli

LA TRAMA
La Svezia nell'immaginario collettivo è la nazione delle donne belle, alte e bionde, non giriamoci intorno, nessuno pensa a Nobel. Nella mente degli italiani, notoriamente ferma agli anni '60, le donzelle di quelle parti sono meraviglie pronte a gettarsi dentro fontane appena ne capita l'occasione. Le donne inglesi, a dir tanto, volano via con l'ombrello come Mary Poppins o indossano cappelli ridicoli durante i matrimoni. Ok, sarebbe ingeneroso ridurre il confronto all'aspetto femminile, se parliamo di musica l'affare si complica. Gli Abba non tengono certamente il passo di Beatles o Rolling Stones, per dirne due a caso, non si discute. Ci sono tante cose che sarebbe bello chiedere a John Lennon, ma questa è serata da bulli di periferia e le pupe sul calendario sono il sogno di libertà di ogni galeotto che si rispetti.

La Uefa di sicuro non segue le partite, sennò non si spiega come possa aver scelto Joe Hart, portiere agile come Mr. Bean e tragicomico protagonista della gara precedente, come uomo simbolo dell'Inghilterra nella clip prepartita. All'insegna della violenza la scelta del giocatore svedese, Olof Mellberg, barbuto boscaiolo, viene mostrato mentre smonta caviglie come fossero scaffali Ikea. Inizia la gara, ma è solo una formalità dato che non succede nulla. Dopo venti minuti arriva un colpo di scena clamoroso: Hart para un tiro di Ibrahimovic, che fino a quel momento ha gironzolato per il campo con l'atteggiamento di chi sta facendo una cortesia al mondo intero. Ma si faccia avanti il primo che ha il coraggio di andargli a dire qualcosa.

C'è un galantuomo che non si farebbe problemi, Andy Carroll, un energumeno che durante i suoi 23 anni è riuscito a commettere angherie di ogni tipo. Ne citiamo un paio per brevità: tirare un bicchiere in faccia a un poveraccio in discoteca e rompere la mascella ad un compagno di squadra, Taylor, colpevole di avere nel cellulare gli sms della sua ex. Se non è più mia, non può essere di nessuno. Un illuminato progressista, il nostro amico Andy, amante del tafferuglio e della bevuta. E del colpo di testa. Sì, perché quando colpisce la sfera dall'alto dei suoi 191 cm non puoi fare altro che dargli ragione. Il portiere svedese si dimostra più furbo di Taylor abbassa lo sguardo. "Non guardarlo negli occhi, tira dritto".

Ibrahimovic ci tiene a dimostrare quanto imparato per le strade di Malmö e cerca continuamente lo scontro fisico con Terry, che - vale la pena ricordarlo - è un razzista e uno che si scopa le mogli dei colleghi. Insomma, un bel farabutto. E' il centravanti ad avere la peggio, perché è un duro ma non è una carogna, cerca rissa come un bullo ma non è un infame da coltello. La mamma te la insulta in ogni modo, stanne certo, ma non se la porta a letto. Scusate se è poco. Terry, vigliacco, per contenerlo chiede aiuto al suo sgherro Lescott, un uomo uscito da un videogioco considerando che nessuno può avere l'attaccatura dei capelli sulla nuca. A una certa, arriva la polizia e scappano tutti negli spogliatoi.

Si torna in campo e la Sveglia gode di un bel calcio di punizione. Incattivito dalle botte come un animale feroce, Ibra demolisce la barriera a pallonate. La palla rotola tra i cadaveri e finisce a Mellberg che segna e pareggia il conto. Inorgoglito per la clip prepartita o per il fatto di non essere più allenato da Ranieri, il difensore una decina di minuti dopo ne segna un altro e porta i suoi vantaggio. Fioccano i cartellini, tolleranza zero, Zlatan si nasconde per non farsi beccare dalle guardie. Wellbeck, pischello che deve farsi le ossa, capisce l'andazzo, entra in campo zitto zitto e mette dentro il 3-2 conclusivo.


La scena madre
Wellbeck intimorito dall'abbraccio di Carroll dopo il gol.

Man of the match
Ibrahimovic, perché si nota a prescindere dal fatto che partecipi o no. Con buona pace di Nanni Moretti.

RSVP
Mando Diao - "Long Before Rock'n roll". Una band svedese che non accetta la propria non-inglesità stasera risulta più patetica che mai.

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