Cazza la randa
16 Giugno Giu 2012 1629 16 giugno 2012

Ecco perchè se Lusi deve andare in galera, Rutelli deve ritirarsi a vita privata

Dopo il sì all'arresto espresso a maggioranza dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, per Luigi Lusi, l'ex tesoriere della Margherita, potrebbe arrivare dal voto dell'aula di Palazzo Madama il definitivo colpo del k.o. Cosicchè Luigi Lusi, accusato di aver sottratto indebitamente 23 milioni di euro dai bilanci del partito già presieduto da Francesco Rutelli, potrebbe essere presto costretto ad abbandonare la propria lussuosa dimora alle porte di Roma. Per fare ingresso nella più modesta cella di un carcere.

Rimangono numerosi i punti oscuri della vicenda, perchè vi è innanzitutto da chiarire dove effettivamente sono finiti i soldi. Ma soprattutto se Lusi ha agito in modo autonomo o invece sulla base di precise indicazioni dall'alto e di un piano spartitorio deciso a tavolino, come peraltro l'ex tesoriere sostiene essere avvenuto.

Linkiesta ha esaminato l'ultimo rendiconto approvato, quello del 2010. Giungendo ad una conclusione: è davvvero una "stranezza" che rispetto al quadro contabile esposto non siano stati sollevate particolari critiche da parte degli organismi della Margherita deputati statutariamente ad esaminarlo e ad approvarlo. Basti pensare al fatto che le spese hanno continuato a correre, anche negli esercizi di inattività politica, ossia successivi al 2007, anno di nascita del Partito Democratico.

Avrebbe dovuto apparire lampante ai dirigenti della Margherita, come lo è ai nostri occhi non particolarmente esperti di fatti contabili, che lo stato vegetativo del partito non poteva giustificare spese enormi per tanti capitoli. Gli esempi si sprecano.
Per il personale, dal 2009 al 2010, vengono sborsati quasi 2,6 milioni di euro. Nello stesso arco di tempo, sono iscritti nei relativi bilanci quasi 20 milioni di euro di “oneri per servizi”. A tale macro-voce è ascritta una serie di spese, tipiche di un partito con i motori dell'attività politica accessi al massimo. Come ad esempio i 3,8 milioni di euro di “attività di informazione, comunicazione e propaganda politica”. Ma se la Margherita non si presenta alle elezioni, come è possibile che spenda simili cifre per campagna elettorale?

Il 2009 è l'ultimo anno di vita accertata del sito. Eppure nel 2010 Lusi riesce a far risultare una spesa di 533 mila euro “per sito internet, programmi software, assistenza tecnica”.
La sede nazionale della Margherita non deve essere stata troppo frequentata o utilizzata, dopo la costituzione del Partito Democratico. Ciò nonostante sono addirittura pari a 750 mila euro le “spese per servizi afferenti alla sede nazionale (vigilanza, manutenzioni e riparazioni, reception, pulizie). In aggiunta a ciò vengono registrati poco meno di 900 mila euro di spese per utenze.

Fa poi impressione il dato sulle “spese di viaggio, trasferte, rimborsi spese, automezzi”, che nel 2010 raggiunge quota 944 mila euro. Senza considerare che aumentano, in taluni casi in modo considerevole, altre voci di spesa, di cui nel bilancio e nei documenti allegati non si trova alcuna illustrazione analitica. Come gli “oneri diversi” che schizzano, nel 2010, da 80 mila euro del 2009 a 517 mila euro ed i “contributi ad associazioni”, che passano da 280 a 773 mila euro.
Insomma, pur in assenza di attività politica, il partito della Margherita, spende e spande a desta ed a manca. Di ciò pare siano ignari i componenti del comitato federale, che avrebbe invece dovuto vigilare proprio sui movimenti di cassa. Dell'organismo fanno parte, negli anni del sacco al bilancio della Margherita, cinque componenti, ognuno dei quali è espressione dei diversi capetti del partito: il franceschiniano Gianpiero Bocci, il mariniano Ivano Strizzolo, il rutelliano Pierluigi Mantini, il diniano Italo Tanoni, il lettiano Guglielmo Vaccaro e Maurizio Taormina, vicino sia a Renzo Lusetti che a Francesco Rutelli. Ebbene, la suddivisione correntizia da vita ad un nutrito comitato di tesoreria. Peccato che nessuno dei suoi 5 controllori pare abbia notato anomalie nella gestione delle risorse del partito.

Così, al momento dell'approvazione del bilancio, la sproporzione delle spese rispetto ad attività politiche praticamente inesistenti, non balza agli occhi dei massimi dirigenti della Margherita. I quali, invece di sollevare mirate obiezioni e di chiedere spiegazioni, come emerge dal verbale dell’Assemblea Federale della Margherita del 20 giugno 2011, convocata appunto per vagliare e varare il bilancio 2010, ringraziano Lusi per l'ottimo lavoro espletato.
Così Enzo Bianco, Presidente dell’Assemblea Federale, accusato da Lusi di aver ricevuto una “paghetta” da più di 5 mila euro al mese, “ringrazia il Teorriere Lusi per la riconosciuta professionalità con la quale ha svolto il suo servizio in questi anni, in una condizione non facile” Gli fa eco Francesco Rutelli - alla cui fondazione denominata Centro per il futuro sostenibile Lusi dice di aver fatto pervenire diverse decine di migliaia di euro – che “ringrazia il Tesoriere Lusi per l’equilibrio e la correttezza nelle funzioni affidategli".
Chi manifesta, velatamente, perplessità rispetto alla regolarità dei conti è il prodiano Arturo Parisi, che però si limita ad esprimere “il suo rammarico per non aver ricevuto alcun documento scritto sul bilancio e chiede che gli venga fornita una relazione predisposta dal Comitato di Tesoreria".

Insomma la sensazione è che nella vicenda dei 20 e passa milioni sottratti da Lusi non abbia solo giocato un ruolo determinante l'astuzia dell'ex tesoriere. L'atteggiamento dei mini o massimi dirigenti della Margherita citati, appare quanto meno superficiale. Sarà poi la magistratura a chiarire se Rutelli ed altri suoi ex colleghi di partito sono del tutto estranei, come affermano di essere, ad ogni ipotesi di reato che per ora pende solo sulla testa di Lusi.

E mentre l'aula di Palazzo Madama si chiederà, nei prossimi giorni, se Lusi merita di andare in galera, forse gli elettori si domanderanno se Rutelli e soci, così “distratti” su conti del proprio partito, è bene che anche in futuro si occupino, seppur indirettamente dagli scranni del Parlamento, delle ben più delicate finanze del Paese.

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