La Smorfia
16 Giugno Giu 2012 0959 16 giugno 2012

Mandiamo in Rai l’autrice de “Il corpo delle donne” Lorella Zanardo: per cambiare

Il “corpo delle donne” di Lorella Zanardo, è un punto di non ritorno nello sviluppo culturale del nostro paese. Non rappresenta soltanto una “presa di coscienza” per le donne, di quello che è ed è stato il ruolo femminile nei media degli ultimi 25 anni, ma la rappresentazione di un panorama dei mezzi di informazione nel quale l’intera società civile italiana era immersa e pervasa.
Vi sono testimonianze, documenti e momenti della storia e della cultura che assurgono a simboli di un preciso momento, di una situazione reale. Che la situazione del sistema mediatico fosse evidentemente compromessa era palese, per una serie di motivazioni, inutili da approfondire in questa sede, che vanno dal berlusconismo alla inesistenza di alternative politiche in grado di tutelarlo.


I movimenti femministi degli anni ’60 e ’70, che nel nostro paese si erano affermati parallelamente agli equivalenti fenomeni internazionali, avevano portato ad un processo di crescita culturale e civile sulle questioni di genere, giungendo a momenti storici della emancipazione della nostra società civile, come la legge 194 sull’aborto ed al divorzio. Purtroppo tali “risultati”, nel giro di un ventennio, sono stati non solo deprivati materialmente della loro efficacia operativa (vedi obiezione di coscienza) ma, attraverso un bombardamento mediatico costante e incessante, quasi completamente estinti nella coscienza dei cittadini.

E questo è accaduto per altre questioni, evidentemente, come la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero, completamente obnubilata dal monopolio mediatico. O come la deprivazione, sistematica, lenta e costante, del diritto costituzionale al lavoro, attraverso processi lunghi e lenti di precarizzazione e depotenziamento dei diritti dei lavoratori.
Ritengo che individuare nel lavoro di Lorella Zanardo, soltanto la proposizione di una questione di genere, sia riduttivo e ingiusto. Lorella ha avuto la capacità (ed il coraggio) di “vedere” quella melma di stereotipi e mortificazioni della persona umana (non solo della donna: basti pensare alla fotografia del “presentatore”) laddove la maggior parte degli italiani viveva una sorta di “incoscienza telecomandata”, o dove, molti di noi vedevano solo “parti” di essa.

Ho letto l’articolo, critico, di Carlo Gubitosa sulla candidatura della Zanardo. Leggo e condivdo spesso i pensieri di Carlo. Sono d’accordo che il sistema mediatico sia irreparabilmente danneggiato e immodificabile nella sua attuale struttura. Il sistema radio-televisivo pubblico è difettoso dall’origine, dalla stessa legge che ne determina la costituzione dei suoi organi amministrativi e di governo.

Ma, stante la attuale situazione politica ed istituzionale, non credo che il “sistema” possa essere cambiato o modificato nel giro di poco tempo. Occorrono nuove leggi e, soprattutto, nuove politiche e nuovi “politici”. Ed all’orizzonte non mi sembra vi sia questo. Anche la rete sembra imbrigliata nelle sue “retoriche” e faziosità senza fine.

E’ per questo quindi, dovendo accettare che esisterà ancora per molto tempo un CdA della RAI, che preferisco che in esso vi siano persone che, sebbene circondate ed accerchiate dalla politica e dalle “cattive intenzioni”, abbiano il merito, il coraggio e le capacità di poter dire o sostenere cose diverse.

Ed è per questo che sono convinto e sostengo la candidatura di Lorella Zanardo al CdA della RAI. E non mi aspetto che la Zanardo rivoluzioni la RAI o stravolga il mondo dell’informazione italiana, perché so che non lo potrà fare. Mi aspetto solo che continui ad essere se stessa, occhi aperti e spalle larghe, con il dito sempre puntato.

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