Saro Capozzoli
Bussola cinese
17 Giugno Giu 2012 1721 17 giugno 2012

La Grecia e l'Europa sono a un bivio: democrazia o competenze?

Guardando ai paesi europei, ormai in ginocchio a stringere la cinta e a farsi i conti in tasca, o alla Grecia alla ricerca disperata di un'ancora di salvataggio, una cosa certamente è chiara: la democrazia come noi la conosciamo, sotto ad ogni aspetto, vacilla.

Al di là delle considerazioni di carattere etico, la democrazia negli ultimi decenni ha assistito ad una profonda trasformazione. La democrazia di oggi appare stanca, debole, traballante. Risulta incapace di uscire dall'epoca della post-democrazia, si sta avvitando su se stessa.

In una realtà dinamica e globalizzata è necessario poter e saper prendere decisioni in modo efficiente e veloce, soprattutto in periodo di crisi. Gli ingranaggi della democrazia, tuttavia, sono arrugginiti. Per rimanere a galla è necessario saper cambiare. Modelli validi 60 anni fa potrebbero ora non essere più applicabili ed efficienti.

Com' è possibile conciliare le libertà democratiche con l'efficienza e velocità decisionale che oggi ci viene richiesta?

Questa è la domanda che dobbiamo porci e alla quale dobbiamo necessariamente trovare risposta.

La ricerca spasmodica del consenso, nell'illusione di rispettare l'interesse generale del popolo, ha indebolito gli apparati politici con evidenti conseguenze sull'economia reale, e alla fine sul benessere dei cittadini. Spesso gli interessi di pochi vengono protetti e rispettati a danno dell’interesse comune, con il risultato che il paese e la collettività ne fanno le spese.

In periodi di crisi come quello che stiamo vivendo in questi anni, è necessaria una maggior efficienza decisionale e una leadership più forte e preparata, che sappia prendere decisioni seppur impopolari ma pur sempre necessarie.

Non c'è esempio migliore della Grecia che a causa dell'incapacità di trovare una maggioranza per formare un governo tra i tre partiti per portare avanti il piano austerity imposto dall'Europa, deve tornare oggi alle urne nuovamente per legittimare scelte che devono ricevere il consenso popolare in una situazione in cui il popolo è però la prima vittima. Cosa accadrà se il popolo greco, che rappresenta appena 11 milioni di persone, il 2% della popolazione europea, ed una piccola frazione del PIL dell’Europa, diventasse determinante sul futuro dell’Euro, una moneta che è nata forse in un contesto politicamente immaturo, ma che comunque rappresenta il futuro di mezzo miliardo di persone ?!?

Mettere in discussione il diritto di voto, non è di certo una strada percorribile ma, indubbiamente, la nostra democrazia ha bisogno di un po’ di autocritica e una critica che si rispetti deve mettere in discussione anche le verità più scontate, a partire dalla selezione della classe dirigente.

In ultima analisi, è la politica che in gran parte è responsabile dei dissesti dei bilanci degli stati, e guarda caso, è sempre la politica complice nella scelta di molto dei manager di banche e degli istituti di controllo che hanno male amministrato e poco controllato.

Dato che la politica in Italia non è capace e non è in grado di capire cosa stia accadendo, ci ritroviamo con un parlamento che con veti incrociati ha quasi paralizzato l’azione del governo tecnico, arrivando ppersino al punto di contstare una legge anti corruzione!

Il punto di partenza del vero risanamento è proprio nella ridefinizione delle regole di selezione degli amministratori pubblici a tutti i livelli.

Una delle norme che dovrebbe essere adottata nella nuova legge elettorale in Italia è la necessità di requisiti ben precisi per poter guidare il paese e per poter essere eletto, per poter accedere alla stanza dei bottoni. Non mi riferisco solo alla destra italiana, ma tutti gli schieramenti che non sono immuni dall’incapacità d scegliere la propria classe dirigente, spesso bloccata per decenni al proprio posto nonostante le sconfitte elettorali.

Impossibile quindi negare che il principio democratico dell'egualitarismo e del consenso politico mal si concilia con la necessità di razionare risorse per loro natura scarse per far fronte al continuo aumento della popolazione mondiale.

La democrazia di oggi, in particolare, si è ridotta ad una semplice aggregazione, mera somma, di interessi singoli e fazioni opposte. Il tira e molla tra un voto in più e un voto in meno, tra un astenuto e un assente, tra la destra e la sinistra, tra i radicali e i conservatori, ha fatto perdere di vista l'interesse generale, il "bene supremo". Si potrebbe dire che l'interesse generale è stato ridotto ai minimi termini, la politica a misero e rozzo conflitto di interessi.

E’ ormai evidente come un sistema democratico come quello attuale sia difficilmente in grado di affrontare in modo efficiente una situazione di emergenza in cui le risorse disponibili non sono sufficienti per far fronte alla popolazione futura.

Saper razionare vuol dire non poter più dare a tutti ciò che è stato dato cinquant'anni fa, significa saper sacrificare e limitare i consumi in vista delle generazioni future. Ma la politica è miope.

La macroeconomia ci insegna che le manovre politiche che fanno bene nel lungo periodo, solitamente richiedono sacrifici nel breve periodo. Ad eleggere i politici, tuttavia, non sono le generazioni future ma bensì quelle attuali. La miopia della politica deriva dal fatto che il consenso viene ricercato nel breve periodo, nel breve spazio tra una elezione e l’altra. Ciò che accadrà nel lungo periodo sarà di competenza delle classi politiche future, ora non interessa.

Ben lontano dal nostro sistema democratico si colloca un paese come la Cina che si classifica come uno stato socialista a partito unico. Nel sistema politico cinese, le decisioni di natura economia sono demandate a un gruppo ristretto di persone con competenze specifiche e su una visione dei mercati che raggiunge decenni di programmazione e nell'interesse dello sviluppo del paese e della stabilità sociale. Se si guarda poi ai numeri, il fatto che un Paese con +1,3 miliardi di abitanti riesca a sostenere, nonostante il recente rallentamento, una crescita superiore al 7%, ci impone una riflessione sul fatto che qualche elemento da cui prendere spunto forse c'è.

Una prima osservazione può essere fatta sull'efficienza del sistema decisionale di un regime autoritario paragonata a quella di un sistema democratico.

In Italia, la Costituzione è stata elaborata nel 1948 appena a valle di un ventennio di dittatura fascista e dopo una guerra sanguinosa che ci ha umiliato, è pertanto pervasa da meccanismi di tutela e garanzia volti a evitare che qualsiasi potere dello stato possa prevalere sugli altri e prendere una deriva autoritaria.

Tali meccanismi, seppur necessari, impediscono alla politica oggi di rispondere in modo tempestivo ad efficiente alle emergenze che si presentano. Ora il bicameralismo perfetto (Camera + Senato) comporta dei tempi di approvazione delle leggi che sono assolutamente incompatibili con le dinamiche del mondo globalizzato. I paesi con regimi autoritari crescono in media il 2,6% in più dei paesi definibili come democrazie, e in tempi di crisi dovrebbe scattare un sistema che porti a processi decisionali più efficienti. Sarà quindi da capire come ridefinire la definizione stessa di PIL, mettendo sul piatto anche fattori come sviluppo sociale e umano, e non solo fattori economici.

In secondo luogo, merita una riflessione il "Codice Etico" della politica.

L'articolo 54 della nostra Costituzione stabilisce che i cittadini chiamati a svolgere funzioni pubbliche, devono adempierle con "disciplina ed onore". Alla luce del siparietto della politica italiana che c’è proposto quotidianamente dai media, l'etica della politica è stata completamente insabbiata dagli scandali, dai soprusi, conflitti d’interesse e l'indifferenza ha occupato quindi il posto dell'indignazione dove quasi la metà della popolazione potrebbe non andare a votare il prossimo anno.

Diversa è la situazione in Cina, in Giappone ma anche in molti paesi occidentali, dove non è ammissibile che qualsiasi funzionario pubblico oggetto di uno scandalo rimanga al potere. Le dimissioni per “motivi disciplinari” di Zhang Shuguang, l’ingegnere responsabile dei progetti delle linee ad alta velocità, o la condanna a 18 anni di reclusione per il segretario del Partito della città di Shanghai Chen Liangyu sono solo alcuni esempi che fanno intuire che molte società siano ancora pervase dal "culto dell'onore".

La crisi morale che stiamo vivendo, la parabola discendente della democrazia e la profonda sfiducia nelle istituzioni democratiche sta facendo vacillare la democrazia in ogni suo aspetto, favorendo gruppi come il Movimento 5 Stelle o i Pirati del nord Europa, che pur non avendo un programma che consideri tutto il complesso dei problemi della realtà sociale, dell'economica e dell'industria, trovano spazio e ascolto tra la gente grazie anche ai mezzi offerti da internet. Cosa che la vecchia politica non sa ancora fare e non ne ha capito la portata, legata ancora allo share televisivo e ai mezzi tradizionali. Il rischio è quindi di portare al governo, pur con ragione, idealisti e sognatori che si scontreranno poi con la realtà del mondo globalizzato dove le economie sono interconnesse e non si possono cambiare le dinamiche con proclami o con slogans.

Se non ci impegniamo in un profondo ripensamento e rinnovamento del nostro sistema politico rischiamo un'implosione del sistema e allora i cinesi, i russi e altri ancora, avranno via libera nell’acquisire a prezzi di saldo tutto quello che noi abbiamo costruito negli ultimi 100 anni, comprando i nostri cocci e impoverendo ancora di più l’Italia.

Dobbiamo mettere sotto accusa gli ingranaggi arrugginiti della democrazia, sviluppare un po’ di autocritica e saper anche imparare da un paese come la Cina può e deve essere un passaggio inevitabile.

La sopravvivenza della democrazia dipende in primo luogo dalla nostra capacità di mettere sotto accusa la democrazia stessa, senza per questo aver timore di mettere in discussione i principi a cui il suo avvento si è ispirato.

"Il nostro peggior nemico è oggi la vile paura, manovrata dai politici senza coscienza. Questi cacciatori di comunisti! Sanno veramente cos'è il comunismo? Ponete loro la domanda. La loro risposta vi farà scoppiare in una risata. Sanno cos'è la democrazia? Chiedeteglielo, e poi mettetevi a piangere." Frank Lloyd Wright

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook