Tempesta di cervelli
17 Giugno Giu 2012 1206 17 giugno 2012

La Repubblica delle Idee e le botte a chi protesta

"La Repubblica delle Idee" avrebbe potuto cominciare dall'idea di democrazia. E' doveroso avere rispetto per un'iniziativa che si pone l'obiettivo di contribuire al dibattito pubblico sul futuro del Paese, ma è altrettanto doveroso porre dei dubbi nel merito.

La protesta repressa. Ieri il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha avuto la possibilità di intervistare l'attuale Presidente del Consiglio, Mario Monti. A dire la veritù un'intervista, che nella versione riportata oggi sul quotidiano, non riesce proprio ad entusiasmare. Non ci sono grosse note di interesse, forse qualche piccolo spunto di riflessione, soprattutto per gli amanti della polemica politica. E' per esempio curioso notare come il Premier sottolinei spesso il carattere tecnico del suo Governo, quasi mettendo in discussione il termine stesso e la veridicità del presupposto: ma questo è un Governo tecnico oppure no? Discutibile, almeno a mio parere, la decisione del Presidente del Consiglio di parteggiare pubblicamente per uno dei due candidati delle elezioni greche: qualunque cosa si pensi dell'Euro e dell'Unione Europea la democrazia non andrebbe influenzata. Lo spunto di riflessione più interessante però arriva dalla piazza.

Chi protesta stia lontano. Non mi è piaciuto vedere le cariche della polizia contro i manifestanti. Non mi interessa che i manifestanti fossero appartenenti ai centri sociali e del resto non posso essere neppure sicuro che sia veramente così. Io credo che quando qualcuno si ponga l'obiettivo di promuovere e incentivare il dibattito politico, poi non si possa permettere di tappare delle voci o di costruire un castello di protezione per il Presidente del Consiglio. Mi direte: ma mica è Repubblica ha decidere il servizio di sicurezza. Vero, ma è anche vero che lo staff sarà venuto a conoscenza di quello che stava accadendo fuori in tempo reale e che nessuno ha impedito ai giornalisti di rendere conto sui continui atti di forza che lo Stato mette in atto per controllare le manifestazioni di piazza.

Senza guardarsi allo specchio. Il giornalismo non dovrebbe guardarsi troppo allo specchio e nel momento in cui comincia a piacersi troppo dovrebbe porsi alcuni quesiti. Non è compito del giornalista quello di indicare soluzioni politiche. Il giornalista deve registrare i fatti e raccontarli, le ricette devono trovarle i politici. E' per questo motivo che non mi piace chi propone partiti nuovi o chi parteggia per altri. Nel momento in cui si lavora per una testata lo si dovrebbe fare nell'interesse di tutti e non solo di alcuni, poi quando si fa altro il discorso è differente. Non mi è piaciuto dunque Ezio Mauro, ma non mi è piaciuto neppure Travaglio con la sua intervista prona a Grillo. Se chi ha la responsabilità di informare non si renderà conto che ha frainteso i ruoli, nel nostro Paese ci sarà solo una sempre più crescente confusione.

E' per questo che non mi è piaciuta la distanza che Repubblica ha voluto mantenere tra la piazza e chi Governa. E poi, magari sul giornale di oggi sarebbe stato meglio dedicare meno spazio a Monti e più alla cronaca.

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