Club House
17 Giugno Giu 2012 2113 17 giugno 2012

Sport di contatto? Sì, la danza...

O voi comuni mortali alle prese con il biscotto, l'indignazione per le frasi di Buffon che nient'altro ha fatto che svelare il segreto di Pulcinella (basterebbe anche solo l'essere stati per una volta in uno spogliatoio di calcio, la categoria non conta, per rendersene conto), con la difesa a tre e De Rossi staccato dagli altri due centrali, con i nervosisimi di un giorno di lavoro scaricati sul povero Giaccherini che non è un terzino, poretto, eppure lo obbligano in quel ruolo lì e poi si pretende che salti l'uomo, con Balotelli che è odiato non perché negro, ma perché pirla: ecco, voi comuni mortali ogni tanto accendete pure il riflettore sul rugby, quando gli All Blacks passano in Italia o l'Italia disputa il 6 Nazioni - il Mondiale cade ogni quattro anni, sarebbe illusorio pretendere troppo e non siamo della politica di quelli che vanno in giro a dire agli altri ciò che devono fare - e vi abbeverate alla fonte dei luoghi comuni, dei ragionamenti preconfezionati, del terzo tempo, del siamo tutti amici, della partita giocata fino all'ultimo secondo e altre robe, per cui il rugby è uno sport di contatto. Sì, magari la danza: il rugby è altro e l'elemento che lo eleva un gradino sopra non è soltanto la forma fisica quanto quella mentale. La motivazione. Ergo l'atteggiamento, la personalità che il giocatore porta con sé sul campo. Il contatto lo si riserva alle signore e alle ragazze se le si invita per un ballo - si usa ancora? Le immagini sotto, il derby tra inglesi e gallesi durante lo scorso 6 Nations vinto dai dragoni rossi a Londra, non prevedono né una orchestra né un tango. L'acuto si raggiunge al minuto 1:03 (George North su Owen Farrell) e il tipo sulla destra che inquadrano in seguito in tribuna è il padre dell'inglese finito a terra: notare l'espressione.

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