Che tempio fa
18 Giugno Giu 2012 0919 18 giugno 2012

Beghe in casa Cl: Carrón scrive contro Martini, Scola lo deve bacchettare

Quando il Fatto quotidiano aveva pubblicato la lettera, il 6 maggio scorso, questa era inizialmente passata un po’ sottotraccia. A distanza di alcune settimane, però, complice anche il rilancio della nostra agenzia e poi del portale di Noi Siamo Chiesa, la lettera di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, al Nunzio Giuseppe Bertello, un documento riservato datato marzo 2011 che si riferiva alle consultazioni in vista della nomina del nuovo arcivescovo di Milano, ha avuto nella diocesi ambrosiana un’eco amplissima: 550 tra laici, presbiteri, religiosi e religiose ambrosiani hanno sottoscritto - grazie al passapraola e a mail inoltrate capillarmente - un documento che risponde con fermezza ad alcune affermazioni contenute nella lettera di don Carrón, specie in merito alle dure accuse rivolte dal leader ciellino al card. Martini e al card. Tettamanzi.

Di fronte ad una così pubblica e massiccia levata di scudi in difesa di Martini e Tettamanzi, anche l’attuale arcivescovo di Milano, il ciellino card. Angelo Scola, che inizialmente aveva fatto finta di nulla, evitando di commentare la lettera di Carrón dopo che i suoi contenuti erano stati rivelati dal Fatto quotidiano, ha sentito il dovere di intervenire per prendere le distanze dal presidente del movimento cui lui stesso appartiene. Lo ha fatto, significativamente, di fronte al Consiglio presbiteriale della diocesi, l'8 giugno scorso. «Quello che penso – ha precisato Scola in quella occasione – e la stima che ho per i miei due predecessori, l’ho detto in più occasioni», «Chiederò agli attuali dirigenti di Comunione e Liberazione di venire a spiegarsi». Detto, fatto. Con un gesto piuttosto inusuale, il cardinale Scola – come si legge sul sito della diocesi ambrosiana – sentito anche il consiglio dei vescovi milanesi, ha incaricato mons. Mario Delpini, vicario generale, di incontrare a suo nome i due responsabili diocesani della fraternità di Cl e lo stesso don Julián Carrón per «chiedere i chiarimenti dovuti e perseguire quel processo di pluriformità nell’unità proprio della vita ecclesiale».

La questione, però, è più complessa. E si può capire meglio ripensando ad un’altra lettera di Carron, quella spedita a Repubblica il 1 maggio 2012. In quell'occasione il presidente della Fraternità di Cl prendeva finalmente le distanze dal suo sodale di movimento Formigoni, al centro dello scandalo che riguarda le vacanze di cui avrebbe beneficiato a spese di potenti imprenditori filociellini.

Anche in quel caso, come nella presa di distanza di Scola da Carrón, la strategia è sempre la stessa: i problemi, se ci sono, li creano i singoli e sono dei singoli, del loro modo di interpretare e vivere l’appartenenza al movimento. Il movimento in quanto tale non c’entra niente.

Ma questa strategia cozza con l’evidenza: al di là delle posizioni “pubbliche” l’elemento costitutivo di Comunione e Liberazione è proprio l’unità di intenti e di azione, l’obbedienza e la sequela della leadership del movimento: tutto ciò che si dice, si fa, addirittura si pensa viene dal movimento ed è per il movimento. E non certo limitatamente alla sfera spirituale e religiosa, perché l’appartenenza integrale a Cristo ed alla Chiesa, per un buon ciellino, si declina in ogni ambito della vita del credente e del militante, in ogni aspetto della sfera pubblica e privata. Possibile allora che le parole di Carron fossero “voce dal sen fuggita” e non invece espressione di quanto Cl sostiene e pratica da anni nella diocesi ambrosiana?

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