Èvviva
18 Giugno Giu 2012 1234 18 giugno 2012

E tu, uomo, che rapporto hai con tua madre?

15 giugno. Sul Venerdì di Repubblica, nella rubrica “Questioni di cuore” a cura di Natalia Aspesi, compare la lettera di Franco. Una preghiera accorata alle donne, affinché si pongano il problema di come essere madri, e alla Aspesi, affinché apra un dibattito sul tema.
Franco dichiara subito che parla per interesse di parte, perché vorrebbe che i maschi non avessero tanti problemi con le separazioni, la solitudine, la prostituzione e la violenza. Si rivolge alle donne. “Dico alle mamme di insegnare ai figli a essere autonomi nel farsi il letto, nelle ‘faccende domestiche’; aiutateli ad avere rapporti con le donne che esprimano una individualità non casalinga. Fate le madri come gli animali che insegnano senza creare dipendenza. La vostra gratificazione sarà rappresentata dalle scelte che vostro figlio farà con autonomia, non cercherà voi in un’altra donna. E quale conflitto potreste avere voi con sua moglie se il vostro compito sarà solo quello di insegnargli a essere autonomo, soprattutto nell’amare? Gli uomini, i maschi, i padri, cercano di sottrarre i figli da questi rapporti unilaterali. (…) rassettate dopo il pranzo, ci fa male sdraiarci pensando che noi lavoriamo fuori e questi sono lavori da donne. Voi madri siate autorevoli, costruite famiglie laiche sulla parità: tutti lavorano in casa e fuori, tutti costruiscono un progetto di diritto. Scriva di quanto crea potere, diversificazione, l’organizzazione casalinga. Dia alle donne la certezza che i figli maschi hanno bisogno di un’educazione diversa. Apra un dibattito. La vita di un uomo parte dal rapporto con la madre e se questa madre auspica l’uguaglianza della figlia femmina deve educare il figlio in maniera diversa. (…) Smuova quel popolo di donne a porsi il problema di come essere madri”.
La Aspesi risponde: “Vedo attorno a me esempi sempre più allarmanti di questo amore materno che avvolge i bambini, poi gli adolescenti e poi anche i giovani in una specie di meravigliosa prigione che li protegge dalla vita, dai confronti, dalle sconfitte, dagli insuccessi, dal dolore. Difficilmente oggi i padri riescono a sottrarli a questa ragnatela d’amore e in questo senso contano meno, hanno meno autorità, sono meno amati. E le donne, che pure lottano contro la violenza, e riempiono a milioni le piazze, sono ancora restie ad affrontare il nodo del rapporto con i figli maschi. Le figlie femmine, pur amate moltissimo, sono raramente al centro di una vera e propria devozione, e quindi diventano persone più mature, più libere, più sicure”.
La Aspesi chiarisce che si parla in generale. E generalizziamolo, allora, il dibattito, ma parliamone. Partendo dal particolare. E dagli uomini, magari.

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