Trenta denari
18 Giugno Giu 2012 1120 18 giugno 2012

Gli avvocati vogliono cacciare Mussari. Perché l’Abi se lo tiene stretto?

Rispettabilità e credibilità di un banchiere sono concetti che vanno ben al di là del possesso dei cosiddetti «requisiti di onorabilità», che sono tassativamente elencati dalla legge. Sta ovviamente alla sensibilità delle persone e delle istituzioni dare un senso.

All’Abi, per esempio, il comitato dei saggi che dovrà esprimersi sul nome del presidente sembrerebbe orientato a riconfermare Giuseppe Mussari: nonostante. Qualche banchiere si è pure espresso positivamente: nonostante. Nonostante, cosa? Nonostante il fatto che l’avvocato calabrese, presidente di Banca Mps dal 2006 allo scorso aprile, sia riuscito nell’impresa, non facile, di mettere in ginocchio una banca secolare. Per farlo ha comprato, a crisi subprime già scoppiata, Antonveneta per 10 miliardi (un prezzo che, già con il senno di allora, definire mostruoso è riduttivo) e ha poi infarcito il portafoglio dell’istituto di 25 miliardi di Btp. Oggi non si capisce ancora se o come l’istituto senese uscirà dalle secche dove è finito.

Nonostante tutto questo, i banchieri italiani pensano che sia sensato farsi rappresentare da Mussari. Che, poi, è uno che, ha candidamente detto che quello di banchiere “non è il suo lavoro”: «E non voglio confonderlo con la professione: tornerò a fare l’avvocato, che poi è quello che so fare». Bene. Il problema è che forse non potrà fare nemmeno quello.

Due settimane fa è stata chiusa l’inchiesta sull’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano e chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Mussari (ex presidente Mps e attuale presidente dell’Abi) e Raffaele Giovanni Rizzi (responsabile dell’ufficio legale della banca, all’epoca dei fatti). Poiché i due sono abilitati alla professione forense, la Procura di Siena ha provveduto ad informare l’Ordine degli avvocati di Siena, Roma e Milano.

È notizia del fine settimana, invece, che l’Ordine degli avvocati di Siena ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Mussari, di Rizzi e anche di Luisa Torchia, anche lei coinvolta nella vicenda. La vicenda finita sul tavolo dell’Ordine di Siena è piuttosto incresciosa: nei confronti di 11 indagati sono contestati vari reati, dal falso ideologico alla turbativa di gara, abuso di ufficio, rivelazione e utilizzazione di sergerti di ufficio e violazione di sigilli all’accesso abusivo del sistema informatico o telematico. È probabile che il procedimento ordinistico resti aperto, o venga sospeso, in attesa di conoscere l’esito giudiziario della vicenda, dopodiché, salvo archiviazione, si chiuderà o con una sanzione (censura, sospensione, radiazione). 

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