ElleBo
18 Giugno Giu 2012 1200 18 giugno 2012

Non spegnete le luci sul terremoto

Ormai per la stampa i i dati diffusi giornalmente dalla protezione civile nazionale sulla popolazione assistita nelle regioni colpite dal terremoto sono soltanto numeri: 14mila, 13mila, 7mila. In altre parole non fanno più notizia, non sono più degni di essere raccontati. Invece la loro dignità l'avrebbero ancora, così come c'è la dignità nella disperazione delle migliaia di persone senza casa e senza lavoro. Sono 14.727 le persone assistite dalla protezione civile nazionale suddivise in 39 campi di accoglienza, strutture al coperto e alberghi. Numeri ancora da emergenza nazionale.

L'Emilia-Romagna, la Lombardia e il Veneto, le regioni che trainano l'economia del paese, sono ancora vittime del terremoto. I dati diffusi questa mattina dalla protezione civile parlano chiaro: In Emilia Romagna, i cittadini assistiti sono 13.928. Nello specifico, 9.931 sono ospitati nei campi tende, 1.119 nelle strutture al coperto e 2.878 in albergo. Nella Regione Lombardia, invece, risultano assistite 784 persone, delle quali 670 sono ospitate all’interno dei 5 campi attivi nella provincia di Mantova, mentre 114 hanno trovato sistemazione nelle strutture al coperto e negli alberghi. Nella Regione Veneto, infine, nell’unica struttura al coperto allestita, nella provincia di Rovigo, sono accolte 15 persone.

Non esistono emergenze di “Serie B” ed emergenze di “serie A”. Esistono però realtà capaci di rialzarsi subito, forti di un tessuto economico e sociale in grado di rispondere meglio e prima; ciò però non è sufficente per dire “bene, visto che fate da soli...”. No, questo non deve essere fatto. Non lo stanno facendo i 5.253 uomini e donne della protezione civile nazionale. Non lo hanno fatto le colonne mobili di Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Umbria, Veneto, Associazione Nazionale Alpini e Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze.

Ora non lo deve fare la stampa: i 14mila abitanti ancora bisognosi di aiuto sono ancora storie da raccontare. Le 3mila e 600 strutture inagibili sono ancora case e fabbriche distrutte. Sono ancora emergenze di cui è necessario parlare.

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