Rumours
18 Giugno Giu 2012 1525 18 giugno 2012

Puglia, in Regione i tagli non bastano: per il Governo troppi 60 consiglieri

Bari – Non chiamatela Casta: dall’ente di Via Capruzzi a piegarsi a tale definizione proprio non ci stanno. In compenso 60 consiglieri regionali sono troppi, e stavolta a dirlo è nientemeno che il Consiglio dei Ministri, impugnando la legge approvata lo scorso maggio che abbassava l’asticella per il numero di componenti dell’Assemblea. Niente male, se si pensa che una pattuglia di neo eletti l’avrebbe volentieri mantenuta a 70, ma non basta.

Quasi unanime il voto in prima lettura un anno fa, dopo lunga ed estenuante mediazione. Poi era stata la manovra governativa di Tremonti a cambiare le carte in tavola con l’articolo 14 che poco spazio lasciava all’immaginazione: soglia massima fissata a 50 consiglieri per le Regioni con popolazione tra i 4 e i 6 milioni, e la Puglia dall’ultimo censimento sembra averne 4.020.707. Poco male, si pensò all’epoca: non spetta allo Stato legiferare in materia e la legge 1/99, passata alla storia come quella per l’elezione diretta dei Presidenti di Regione, permetteva anche alle stesse di dotarsi di un proprio statuto. Se non fosse che non di presupposto politico si trattava ma di costi, anzi “coordinamento della finanza pubblica”, e quello per Costituzione spetta allo Stato, configurando così la violazione.

E ora? Dopo che anche il Ministro per gli Affari Regionali Pietro Gnudi ha confermato la direttiva tremontiana, sarà la Corte Costituzionale a dover sciogliere il nodo gordiano. Intanto, dal Pd regionale ricordano che un disegno di legge che prevedesse la reductio a 50 membri, loro, lo avevano già presentato ad inizio legislatura: “Abbiamo voluto rispettare il lavoro dell’Ufficio di Presidenza e della Commissione, che erano riusciti a fare una mediazione per ottenere una proposta votata all’unanimità”, spiega il capogruppo Antonio Decaro, in attesa di un incontro chiarificatore. E altrettanto mandano a dire dal Pdl: “Anche noi ne avevamo presentata una ad inizio anno”, ricorda il vice capogruppo Massimo Cassano, che scongiura il rischio di letture demagogiche della scelta del Cdm: “La riduzione dei costi va fatta a partire dai collegi sindacali, da quelli dei Revisori, dai Consigli di Amministrazione”, ammonisce, e a proposito di tagli e di sprechi, ne approfitta per citare in primis l’Arif, agenzia regionale degli operatori irrigui e forestali: “Ha 1500 dipendenti e paga i Vigili del Fuoco per fare altri interventi”, prima di concludere sibillino: “E poi sempre ammesso che il Presidente non decida di concludere l’attività di Governo prima della fine del mandato, anche quelli sarebbero costi in più”.

A fare le barricate, invece, è proprio il partito di Vendola: “Il numero dei consiglieri di ogni Regione italiana fu stabilito con legge regionale in attuazione del Titolo Quinto della Costituzione. Ogni Regione italiana si è regolata secondo propri criteri”, precisa Arcangelo Sannicandro. Non senza qualche intralcio, a quanto pare: “L'anno scorso il Governo Italiano ha tentato con l'art. 14 del decreto legge 138/2011 di privare le amministrazioni regionali di tale competenza, aggiungendo il numero dei consiglieri all'elenco dei parametri stabiliti dall'art. 20 del decreto legge n.98 del 6 luglio 2011 per rientrare in una delle 4 fasce di virtuosità, escogitate per allentare i vincoli del patto di stabilità interno. In altre parole, si tenta, per via finanziaria, di ridurre la sovranità delle Regioni e la rappresentanza politica dei cittadini”, chiarisce amaro il consigliere.

E, in attesa che sia la Consulta a mettere il punto alla questione, tocca anche parlare di legge elettorale. Si discute di modello campano e parità di genere, e sono già venticinquemila le firme raccolte dal “Comitato 50/50” per una legge di iniziativa popolare che sancisca l’obbligo di alternanza in caso di doppia preferenza e di parità nella composizione delle liste, pena l’inammissibilità della lista stessa. Senza dire che, verosimilmente, in caso di sforbiciata, si dovrà rivedere al ribasso anche la soglia di sbarramento come garanzia per i più piccoli.

Qualcuno grida già al “biscotto bipartisan” sventato dai Tecnici, mentre in Sicilia sono riusciti a fare anche di peggio: la mandrakata starebbe nella prossima possibile assunzione a tempo indeterminato, di quasi 20mila lavoratori precari della Regione da parte di Palazzo dei Normanni. Senza concorso pubblico e a ridosso delle prossime elezioni, che si terranno alla fine di ottobre. Ma questa è un’altra storia.

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