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18 Giugno Giu 2012 1443 18 giugno 2012

“Volete salvare l’Italia? Dovete votare Silvio”: è quello che è successo ai greci

La Grecia, si sa, è terra di paradossi. Da quello del mentitore (se dico "io mento” non è dimostrabile né che sia vero, né che sia falso), fino a quello celeberrimo di Achille e la Tartaruga, formulato da Zenone, dove si mostra l'assurdità del movimento, passando per le brevi narrazioni di fatti bizzari della letteratura greca di età alessandrina, il paradosso è una delle caratteristiche della cultura greca. Caratteristica sopravvisuta fino all'oggi ed esportata, come tanto altro pensiero ellenico, a tutto il resto dell'Europa. 

Non si capisce altrimenti come spiegare il tripudio della Ue per la vittoria dei conservatori di Nuova Democrazia alle elezioni di ieri. Lo stesso partito che ha fatto del clientelarismo la sua cifra politica e che più ha contribuito, assieme al Pasok, allo sfascio dei conti pubblici, è stata la ricetta da votare per dare un segnale positivo ai mercati. Se la Grecia fosse un'azienda, sarebbe stato l'equivalente di dire che i creditori prestavano più volentieri i denari al manager che l'ha portata alla bancarotta piuttosto che a qualcun'altro, con idee diverse certo, ma almeno non colluso con la precendente gestione. Se la Grecia fosse  l'Italia, è come se per salvarci alle prossime elezioni dovessimo votare Silvio Berlusconi o Giulio Tremonti. 

Il Financial Times, versione tedesca, è arrivato a pubblicare un articolo in greco che invitava a votare per il partito fondato nel 1974 da Konstantinos Karamanlis. Angela Merkel ha fatto sapere ai greci che preferiva un voto per Nuova Democrazia e George Streiter, il suo portavoce, ha detto che la vittoria del centro destra «rappresenta una buona notizia». Sia chiaro: non sto dicendo che l'estrema sinistra di Syriza sarebbe stata una manna.

Ma che un paradosso, quello della vittoria di chi ha portato il Paese al distrasto, era l'unica via per risolvere i paradossi di una moneta, la sola al mondo, che ha ha una banca centrale ma non ha un ministero del Tesoro, che ha dei mercati azionari ma ha lasciato fuori dalla zona euro quello più importante e determinante, quello di Londra. 

Insomma, la buona notizia per la Ue è un mancato ricambio di classe dirigente. La buona notizia per la Ue è che, chi ha creato il disastro è ancora lì, e ora dovrà occuparsi di metterci una pezza. La buona notizia per la Ue è che un paradosso ha salvato il Continente dai propri paradossi. E, se davvero trovate che tutte queste siano buone notizie, allora siete i benvenuti in Europa. 

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