Federico Iarlori
From Paris with blog
19 Giugno Giu 2012 1015 19 giugno 2012

Avete mai letto un "mook"? Metà magazine, metà libro: in Francia è già tendenza

Non scrivo una novità: con l'arrivo del web 2.0, il successo di Twitter e la diffusione sempre più massiccia di android e smartphone, l'informazione - ma soprattutto le sue modalità di fruizione - è diventata sempre più rapida, più frammentata e, perché no, anche più superficiale. Per invertire una tendenza che sembra voler sempre più trasformare il lettore in consumatore, in Francia è stato lanciato nel 2009 il trimestrale Revue XXI, un ibrido tra magazine e "book" ("mook", appunto), che non smette di ricevere consensi, né di incrementare le vendite. In edicola cosi' come in libreria.

"Credo che ci sia voglia di uscire da questo ritmo sfrenato, un bisogno di prendere una certa distanza", racconta al quotidiano Le Parisien Patrick de Saint-Exupéry, giornalista e co-fondatore della rivista. "La sensazione è che nel mio mestiere non si possano più affrontare gli argomenti in profondità - aggiunge, - che stiamo sempre li' a riassumere, a sintetizzare...". Ecco perché su Revue XXI un reportage puo' essere lungo anche 20 pagine, le interviste possono assomigliare anche alle interminabili chiacchierate che faremmo al bar con una persona interessante, nelle quali si parla di tutto e di niente, e i fumetti non si limitano ad occupare una pagina alla fine del giornale, ma sono delle vere e proprie storie illustrate. Per non parlare delle foto e delle illustrazioni, firmate da grandi professionisti e valorizzate dal gran formato. Il tutto per 15 euro. Eh si, il prezzo, purtroppo, non è quello di una rivista.

Comunque, sta di fatto che quella che all'inizio sembrava un'impresa impossibile, alla fine si è rivelata un successo - come chiamare altrimenti un bottino di più di 60mila copie vendute - e per questo con il tempo l'offerta si è di molto ampliata e la concorrenza si è fatta agguerrita. Ce n'è per tutti i gusti: da Schnock, che si autodefinisce "la rivista dei vecchi", dal sapore nostalgico e un po' retro'; a Muze, destinato ad un pubblico più femminile; o ancora a Feuilleton, con una vocazione più letteraria; fino a Crimes et chatiments (Delitti e castighi), che secondo me piacerebbe tanto al nostro Dino Buzzati, in cui si ridà respiro e dignità letteraria a un genere come la cronoca nera mai come oggi ridotta a un becero mercato di sentimenti.

Perché in Italia invece di riesumare vecchie idee con gli stessi (invecchiati) autori, o di seguire acriticamente le tendenze del mercato, non riusciamo a fare davvero cose nuove? Forse c'è qualcuno che sarebbe pronto a farne, ma il problema è: c'è chi sarebbe disposto a leggerle?

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