THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
19 Giugno Giu 2012 2329 19 giugno 2012

Come perdere un cellulare a Firenze e ritrovarlo a Livorno (meglio che a Pisa)

Finalmente una scrivania ed una connessione internet. Anzi, dovrei dire, finalmente una casa. Mai avrei pensato di poter esser così precaria in Italia: senza casa, senza mezzi, senza documenti, e alla fine anche senza cellulare. Perché mi sono perso pure quello. E andando a riprendermelo, perché un'anima buona l'ha ritrovato, ha chiamato mio padre cercando mia madre ma lei c'ha cellulare indiano, cellulare inglese, cellulare spagnolo e la poveretta si dev'esser persa, e alla fine m'ha trovata. Ma io, me tapina, perennemente nell'iperspazio, andando a Livorno a rimpossessarmi del mio potente telefonino viola, ho perso anche il cappello. Esistono iniezioni di fosforo? Si diceva facevan bene un tempo. Insomma, che vi devo dire, qua il precariato è diventato uno stile di vita. Che detesto. Essendo una persona un po' vaga, ci tengo a precisare solo da qualche anno, ho bisogno dei miei punti di riferimento fissi. Ordine insomma e semplicità. Mi levi la casa, i documenti, i mezzi per esser indipendente, mo' pure il cellulare, e io, che faccio? Chi sono? Odiosa sono ecco. Perché ho bisogno di qualche certezza. Fosse per me in fin dei conti, anche no tutto sommato. Il problema è che l'universo è popolato da altre persone, tante, e tutto voglion sapere che faccio, se ci sono, se abbandono mia figlia, se faccio i fatti miei. Mannaggia, mi dimentico che devo render conto a qualcuno. Peccato.
Ad ogni modo, il fatto è che, mandando uno dei miei soliti messaggini deliranti mentre compravo l'ultimo numero di Internazionale, alla stazione di Firenze, appoggio l'oggetto essenziale su una qualche rivista. Poi nell'indecisione se comprare pure Le Monde oppure no, c'appoggio sopra anche quello. E il mio cellulare lì in mezzo, perso tra Gipi e Hollande, tra Rob Brezsny e Nicolas Weill. Beato lui. Almeno sa quello che gli succederà. Io no. Non so niente. Improvviso. E sta iniziando ad esser faticoso. Infatti vi scrivo dopo una giornata trascorsa in treno tra Firenze e Livorno a recuperare il potente mezzo di comunicazione, poi Prato, per una chiacchiera sensata con la mia psycho, poi immersa nel computer e poi Pitti. Pitti Pitti Pitti. E poi succede che incontri amici, che proprio vorresti andare a letto e scrivere e basta e invece....zacchete, ci scappa la cena e poi la festa. E' una condanna. D'altronde dopo 6 mesi da sola a Londra che fai, dici di no? E no che non dici di no. E così fu. Ed ora, al caldo torrido di un secondo piano di una casa grande e vuota (quella dei genitori di mio marito dove ho scelto di alloggiare) vi scrivo. Perché vi sto un po' trascurando. Ma abbiate pietà di me. Fatemi un po' baciare il sole. Comunque ci vuole ordine. Viola è malata con le tonsille che pomiciano insieme con l'ugola e 40° di febbre, quando fuori ce ne sono 37°. Mia mamma ha deciso di aiutarmi e la tiene in custodia. Io così posso: rifare tutti i miei documenti (da quant'è che lo dico?), far aggiustare la macchina (ricordate? MOTORE ROTTO), lavorare, scrivere e magari vedere qualche amica. Forse provengo da un periodo parecchio solitario ma a me sembra che qua ci sia una gran confusione. Mare? Ah oggi da Livorno ho sentito il suo profumo. E volevo solo immergermi nell'acqua fredda e mettere la testa sott'acqua, nel silenzio e nella calma, a riposo. Lo farò. Dovrei scrivere della festa di Luisa Via Roma e della bellissima Stone Island. Lo farò. E del concerto di Madonna. Lo farò. E della festa de Linkiesta. Lo farò. E, e, e. Basta che ci sia sempre una e, per dire che tutto continua.

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