Nuovo Mondo
19 Giugno Giu 2012 2208 19 giugno 2012

Julian Assange l'ecuadoriano chiede asilo al presidente mangiagiornalisti

Fino a qualche mese fa Rafael Correa, presidente dell’Ecuador era diventato mangiagiornalisti e terrorizzatore della libertà di stampa nel paese, oggi, incredibile ma vero, ha dato ordine alla sua cancelleria di studiare la richiesta di asilo di Julian Assange «il grande ruffiano». Il fondatore di Wikileaks si è recato presso l’ambasciatore ecuadoriana a Londra, chiedendo letteralmente la protezione dello stato sudamericano e quindi la possibilità di recarsi nel paese, sfuggendo così all’estradizione in Svezia che è stata decisa dai giudici inglesi e confermata dalla Corte Suprema britannica. Assange nel paese scandinavo deve rispondere di ben quattro accuse di violenza sessuale, pur non essendo formalmente indagato. La cancelleria ecuadoriana attraverso il titolare degli Esteri Ricardo Patino ha riferito che l’Ecuador prenderà in considerazione la richiesta nel pieno rispetto delle normative internazionali e della tutela dei diritti umani. Suona veramente strana una richiesta di questo tipo ad un paese in cui solo qualche mese fa il presidente Correa mise alle strette il maggior quotidiano El Universo con una condanna al pagamento di 40 milioni di dollari. Ma perché proprio l’Ecuador? In realtà Julian Assange già da tempo sondava il terreno sudamericano, lamentando la mancata protezione dell’Australia e l’avversione degli Usa nei suoi confronti. Quale paese migliore, allora, di un antagonista americano. Nel novembre 2010 l’allora ministro degli Esteri Kintto Lucas offrì un permesso di soggiorno al giornalista australiano in cambio di tutti i file in suo possesso sull’Ecuador appartenenti all’Ambasciata americana in cui si parlava di forti corruzioni nella polizia manipolata dal presidente, ma Correa non diede seguito alla cosa. Oggi sembra aver cambiato idea, visto che ad aprile, intervistato proprio da Assange, lo difese come «il paladino che messo sotto controllo l’America e che per questo è stato calunniato, perseguitato e linciato mediaticamente» ed accusò gli Usa di essere dietro un tentativo di rovesciamento del potere nel settembre 2010.

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