Oltre la finestra
19 Giugno Giu 2012 1331 19 giugno 2012

l'Irriducibilità del Male

L’irriducibilità del male
Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, unAgnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra…
Strano ed inquietante libro l’Apocalisse di Giovanni, da cui traggo l’incipit per questa riflessione. Scritto in un greco rozzo e selvatico, pensato in ebraico, affollato di Simboli misteriosi, sovente incomprensibili. Libro frainteso quanto poc’altri, spesso ridotto a testo esoterico di ciarlatani religiosi od a sceneggiatura un po’ grottesca ed un po’ trash per pessimi filmetti sull’Anti-Cristo. Apocalisse è parola greca che significa Rivelazione ed, infatti, si apre con queste parole: Rivelazione di Gesù Cristo … l’Apocalisse, dunque, ci narra ciò che avviene nello Spirito di Colui che riceve da Gesù Cristo, cioè dal Logos di Dio, la Ri-Velazione non di ciò che dovrà accadere ma di ciò che accade quando si incontra il Risorto Veniente sulla Storia.
Giovanni (occorre però chiedersi chi sia questo Giovanni poiché il greco dell’Evangelo e delle Lettere Giovannee è di ben altra fattura e composizione) è in una condizione di isolamento assoluto: Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù …
Isola, luogo solitario, detenuto a causa dell’Evangelo del Regno, attorno a lui il mare e una popolazione estranea, che neppur parla la sua lingua, costretto dunque ad un doppio esilio: fisico e linguistico e mi sovviene un passo di Jaean Amery in “Intellettuale ad Auschwitz” in cui narrando della sua condizione di esule sostiene che la Galuth in primo luogo decostruisce la lingua poiché ci si esprime senza profondità, le parole si denudano del loro significato emozionale e vitale e divengono puri vettori di problemi e di risoluzione di problemi. L’esilio crea dunque uno spaesamento emotivo – psicologico ed una deriva dei riferimenti in cui avere Fede diviene difficile ed arduo poiché si è “Elend”: banditi dalla propria patria, cacciati fuori dalla propria verità animante profonda.
Il Genere Letterario Apocalisse fu molto frequentato dalla Comunità Ebraica a partire da Ezechiele, ed infatti il testo Giovanneo può essere ascritto come presupposto simbolico alla Mistica della Merkhavà (del Carro) o degli Ekkhalot (delle Stanze del Palazzo); correnti mistiche tra le più antiche della ricchissima tradizione mistica ebraica.
Le Apocalissi, ma oserei dire la Mistica, sorgono quando tutto è perduto quando sol più l’Eterno dei Giorni può cambiare una situazione divenuta impossibile ed insostenibile.
Nell’incipit di questa riflessione vi è però qualcosa di straordinario: poi vidi in mezzo al trono … un Agnello, in piedi, come immolato. è l’Agnello di Yom Kippur, in Gesù Cristo il capro nero e l’agnello immacolato si uniscono e si confondono, che ora è trionfante ma porta i segni della sua Immolazione. La Resurrezione, l’Ascesa al Padre, la Parusia non hanno cancellato e non cancelleranno i segni del Male. Il Male è Irriducibile. La sofferenza patita, l’oppressione sperimentata, la tortura subita permangono, divengono cifre, ma permangono. La Memoria del Male non viene cancellata ma trans-valutata entra cioè a far parte dell’immagine nuova ma non perde il suo potere di orrore e di dolore.
Perché il Male è Dolore ed il Dolore cristallizza, crocefigge in modo definitivo, neppure la Ricapitolazione del Mondo nel Verbo Trionfante di Dio può cancellare tale spaventosa ferita, può integrarla ma non abrearla. Dunque coloro che, usando un’espressione di Sartre, “si sono fatti macchina di sofferenza per gli altri” fisseranno per sempre il prodotto della loro de-umanizzazione. Il torturato recherà per sempre le stigmate della tortura patita ed in esse coglierà il suo esser rimasto Uomo mentre il torturatore per sempre nella piaga dell’Agnello coglierà il suo essersi decostruito come essere umano, il suo essersi fatto macchina di dolore e di oppressione.

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