Cazza la randa
20 Giugno Giu 2012 1427 20 giugno 2012

La spesa per le infrastrutture è inefficiente: lo dice(anche)Bankitalia e ne spiega i motivi*

Innanzitutto non risponde al vero che in Italia mancano risorse per le infrastrutture. Negli ultimi tre decenni la spesa pubblica per investimenti italiana è stata superiore a quella media di Francia, Germania e Regno Unito. Tra il 1980 e il 2010 la spesa dell’Italia è stata pari al 2,6 per cento del PIL, inferiore a quella della Francia (3,1 per cento) ma superiore a quella della Germania (2,2) e del Regno Unito (1,8).

Il divario in termini di dotazione fisica non può pertanto essere ricondotto all’inadeguatezza delle risorse finanziarie, quanto all’esistenza di ampi margini di miglioramento nel loro utilizzo. Secondo un’indagine del 2008 dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp), in Italia i costi medi per chilometro dell’alta velocità ferroviaria sono stati circa tre volte superiori a quelli di Francia e Spagna; il divario in termini di tempi di realizzazione è analogo. Per le autostrade, i costi medi per chilometro sono più che doppi rispetto alla Spagna. Un’indagine svolta nel 2009 dalla Commissione europea sui progetti relativi a infrastrutture di trasporto di dimensioni medie e grandi cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale tra il 2000 e il 2006 ha rilevato che in Italia i ritardi nei lavori sono stati pari in media all’88 per cento dei tempi previsti, contro una media del 26 per cento per gli altri paesi; gli aggravi di costo sono stati pari in media al 37 per cento del preventivo, contro una media del 21 per cento per gli altri paesi

Vi è da considerare che le proposte di investimento non sono sottoposte sistematicamente a valutazioni comparative. Pertanto non è possibile garantire l’uso più produttivo delle risorse pubbliche. Le valutazioni comparative sono indispensabili perchè possono evitare l’approvazione di progetti molto più costosi del necessario. Ad esempio, procedure comparative strutturate avrebbero potuto facilitare e anticipare la selezione del progetto per il completamento dell’autostrada “Livorno – Civitavecchia” definito tra il 2009 e il 2011, per un costo di circa 2 miliardi di euro, rispetto al progetto del 2005 che preventivava una spesa quasi doppia.

Inoltre la proliferazione della normativa locale ha determinato differenze significative nelle modalità di aggiudicazione dei contratti in base alla localizzazione della stazione appaltante. Regioni ed Enti locali giocano un ruolo cruciale nell’affidamento delle commesse pubbliche: aggiudicano il 54 per cento degli appalti di lavori pubblici comunicati all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (Avcp). Ad esempio, una ricerca recentemente condotta in Banca d’Italia ha evidenziato come in Sicilia le difformità esistenti tra la regolamentazione nazionale e quella regionale abbiano determinato aumenti dei prezzi di aggiudicazione fino al 20 per cento; in Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta cali nella partecipazione alle gare stimati in almeno un terzo dei partecipanti.

C’è poi da tener presente che l’attività di monitoraggio svolta non consente di definire con sufficiente precisione lo stato di avanzamento degli interventi e di formulare valutazioni generali sull’efficienza del processo di realizzazione delle opere.

Le carenze della programmazione, dell’affidamento e del monitoraggio influiscono negativamente sulla capacità delle Amministrazioni pubbliche di utilizzare risorse esterne al bilancio pubblico. L’Italia ha speso finora solo il 23 per cento dei fondi strutturali comunitari a sua disposizione. Procede a rilento la realizzazione di infrastrutture da parte delle imprese private concessionarie. Nel settore autostradale, ad esempio, sono stati completati solo poco più del 65 per cento degli ampliamenti concordati nel 1997 tra l’ANAS e la principale concessionaria e meno del 50 per cento di quelli decisi nel programma del 2004. Si riscontrano ampie difficoltà nel ricorso al partenariato pubblico-privato: dei progetti realizzati con questo strumento in Europa tra il 1990 e il 2009, solo il 2 per cento (3 per cento del valore) sono stati realizzati in Italia; contro il 67 per cento nel Regno Unito (53 per cento del valore); il 10 per cento in Spagna (12 per cento del valore); il 6 e il 5 per cento rispettivamente in Francia e in Germania (corrispondenti al 5 e al 4 per cento del valore totale).

*post fatto prevalentemente di stralci dell'intervento di Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia ad un convegno di italiadecide

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