Nuovo Mondo
20 Giugno Giu 2012 2213 20 giugno 2012

Los Cabos: ecco cosa facevano i nostri leader mentre predicavano austerity

«Perché i nostri leader mondiali non si sono incontrati a Toluca, a Tijuana o a Ciudad Juarez?» Si chiedevano centinaia di internauti nei vari social network. Perché proprio Los Cabos? Naturalmente dopo i scintillanti meeting organizzati da Sarkozy a Cannes nel 2011, i sobri capi di stato e di governo non avrebbero potuto discutere di massimi sistemi senza sole, mare ed alta cucina.

Los Cabos si trova in Bassa California Sud, al confine con le coste americane ed è la somma di San Josè del Cabo e Cabo San Lucas, in un complesso turistico di 33 km, con spiagge bellissime, meta abituale dei vip Jennifer Aniston, Kim Kardashian e Paris Hilton che gioca in casa (Hilton ha due hotel ed è anche uno dei patrocinatori del G20), un ex paradiso naturale oggi cementificato.

I nostri eroi hanno alloggiato in uno degli ottanta resort esclusivi della località, precisamente nel “Secrets Marquis”, inserito nella Lista d’oro dei migliori hotel del mondo di Condé Nast nel 2006 e nel 2007, con vista sul mare, eleganti bagni in marmo e mobili in stile contemporaneo messicano, dove una camera può arrivare a costare fino a 3500 dollari a notte. Ma c’è anche chi ha scelto altre opzioni, come la vanitosissima Cristina Kichner, l’algido Putin, il milionario presidente cileno Piñera, alloggiati al Fiesta Americana Grand Los Cabos Golf & Spa.

I più contenti sono stati gli albergatori del luogo che hanno visto crescere il numero dei turisti, tra accompagnatori, diplomatici e giornalisti, di circa 25mila unità in questa settimana, ma non i lavoratori autoctoni che speravano nel G20 per maggiori gratificazioni e si sono visti sostituire per un mese da assistenti e receptionist stranier per «motivi di sicurezza».

Ovviamente non poteva mancare la cena inaugurale offerta dal presidente anfitrione Calderon con selezione di margaritas, cheviche di vampiro con splendore di mango, filetto di manzo con mole negro, insalata di rucola e fiori di cactus con pinzimonio di arachidi al peperoncino, mais e zucca bagnati con spirito di limone e Crema di Mamey con gelatina di petali di garofano e caffè del Chiapas in chiusura.

La festa è finita (ma chi vuole può godersi le immagini dei potenti che si divertono su Cabo Social Magazine) e gli amici se ne vanno, come sono volati via 11 milioni di euro, il costo dell’ennesimo baraccone dei potenti leader del mondo. Ma d’altronde saranno a salvarci dalla grande crisi, a colpi di austerity. Peccato solo che non la conoscano di persona.

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