Banana Markets
21 Giugno Giu 2012 1823 21 giugno 2012

Ecco perché le nostre banche non possono più comprare debito italiano

A dirlo, in un report riservato, è una primaria società di ricerca londinese. La conclusione è apocalittica, ma i numeri parlano chiaro: oggi le prime sei banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Ubi, Banco Popolare e Mediobanca) hanno un rapporto tra patrimonio netto ed esposizione ai bond del Tesoro è del 170 per cento. E grazie ai prestiti triennali all’1% dello scorso dicembre e febbraio, oggi l’80% del debito emesso dallo Stato nei primi cinque mesi del 2012 (226 miliardi) è stato sottoscritto dagli istituti di credito nazionali. Da qui a un anno, tuttavia, dovranno essere rifinanziati ben 347 miliardi di euro di carta che andrà a scadenza. Mantenendo la proporzione, significa un rapportot tra patrimonio netto e bond italiani in portafoglio del 335 per cento.

Un livello insostenibile, anche perché le banche stesse non hanno una gran voglia di continuare a essere penalizzate sui mercati per il loro ruolo di primary dealer del debito nazionale. Il problema è che, stando alla Banca d’Italia, la quota di debito in mano agli investitori istituzionali stranieri è scesa sotto il 40 per cento. E gli analisti della casa londinese stimano che, complessivamente, nelle aste del 2012 siano stati acquistati soltanto 43 miliardi, ma ne sono scaduti 80. Tradotto: si sono sbarazzati di 37 miliardi di euro di carta italiana. 

Due sono i suggerimenti per Mario Draghi: un abbassamento dei tassi di mezzo punto percentuale e un nuovo Ltro. Nemmeno quest’ultima ipotesi, tuttavia, sarebbe una panacea. È come un cane che si morde la coda: le banche hanno soltanto 185 miliardi di euro di asset utilizzabili come collaterale a garanzia in caso di nuove aste agevolate messe in campo da Eurotower. Coprendo l’80% delle emissioni, da qui a un anno, si ritroverebbero però in portafoglio ben 575 miliardi di euro in obbligazioni governative contro 185 miliardi “liberi”: una sproporzione non da poco in caso di peggioramento delle condizioni macroeconomiche. Fortunatamente, secondo indiscrezioni, la Bce potrebbe allargare il novero degli attivi utilizzabili dalle banche spagnole a garanzia dei prestiti Bce, anche per fronteggiare nuovi declassamenti da parte delle agenzie di rating.

Da novembre 2011 allo scorso marzo gli istituti italiani hanno prelevato dalla Bce 117 miliardi di euro, di cui 85 spesi in Btp. Anche se le opzioni sul tavolo sono tante, dagli eurobond all’allungamento delle scadenze, dall’unione fiscale alla ristrutturazione, le sofferenze delle prime sei banche italiane sono pari a 170 miliardi, rispetto a un patrimonio netto di 100. Un dato che la dice lunga: l’Italia, da sola, non ce la fa. 

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