Èvviva
21 Giugno Giu 2012 0722 21 giugno 2012

O la parietaria o la vita.

È un dato di fatto: gli ultimi giorni di scuola sono sempre i più difficili. E allora capita che ieri mi chiama la mamma di un compagno di classe di mio figlio e mi dice che una delle due insegnanti che si alternano con i nostri bambini è allergica alle parietarie e che, poiché le parietarie prolificano sotto la finestra della classe, la maestra, quando è di turno, serra la finestra a manetta nonostante i 40° esterni. Mi prende un colpo. Soprattutto pensando al colpo di calore che potrebbe colpire mio figlio in una classe trasformata in forno. Così, questa mattina, accompagno mio figlio direttamente in classe e trovo l’altra maestra, quella non allergica, che già risponde alle lamentele di un altro papà sulla serrata delle finestre operata dalla collega. Lei fa spallucce, dice “comprendo” e ci invita ad andare a parlarne in Direzione. Ci vado. Spiego con serenità la questione. La persona con cui parlo sembra cadere dalle nuvole, nonostante mi abbiano detto che diversi genitori si sono lamentati della cosa. Mi dà ragione quando dico che le soluzioni sono due: o tagliare immediatamente l’odiosa parietaria, o cambiare di classe la maestra allergica. Mi dice che appena arriverà la dirigente scolastica affronterà il problema. Bene. Vedremo.
Vado al lavoro. Ma prima mi fermo dal ferramenta lungo la strada. Devo comprare un paio di cesoie e dei guanti da giardiniere. Perché, se domattina il problema non è risolto, vado sotto la finestra e le taglio io quelle parietarie. Si chiama praticità partenopea, quella che a Napoli si applica quotidianamente in tutti i campi, per sopravvivere. Tranne quando, per non sudare una goccia in più, ci si appella a stravaganti regolamenti che qui al Sud vengono quotidianamente disapplicati. Perfetto. Voglio proprio vedere domani quale regolamento interno mi fermerà.

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