Mercato e Libertà
21 Giugno Giu 2012 1303 21 giugno 2012

Procrastinare le riforme...

Una strada è più comoda se è ben asfaltata. Da qui a pensare però che occorra asfaltare anche la strada per l’inferno ce ne vuole. Eppure coloro che si credono ‘pragmatici’, ‘moderati’ e ‘ragionevoli’ in politica normalmente confondono la bontà dell’asfaltatura con l’auspicabilità del tracciato.

Su Libertiamo ieri ho fatto alcuni esempi di compromessi che hanno compromesso le riforme: oggi riassumo invece le politiche della Fed per descrivere come i compromessi miopi producano problemi strutturali.

Quando Volcker fece uscire l’economia americana dalla stagflazione nell’unico modo economicamente possibile, la recessione, sarebbe potuto iniziare un periodo di stabilità macroeconomica, tranne per alcuni problemi, come la debolezza delle Savings & Loans, che sopravvissero alla fine della recessione trascinandosi fino agli anni ’90.

Nel 1987 un crash azionario fu combattuto attraverso l’intervento della nuova Federal Reserve di Greenspan. Qualcuno avrebbe potuto dire che quell’intervento avrebbe causato azzardo morale, ma gli ottimisti tendono a credere che politiche di questo tipo siano una tantum anziché strutturali: non si è mai visto un errore di policy non diventare strutturale, ma la realtà ha poco appiglio sui pensieri dei più.

Nel 1990 ci fu una vera e propria recessione. Greenspan intervenne per ‘salvare l’economia’, e la recessione fu relativamente breve. Anche qui si sarebbe dovuto iniziare a pensare all’azzardo morale, ma non c’è tempo per pensare ai principi né quando si ha paura di una recessione, né quando si è nel bel mezzo di un boom: in politica, il tempo per pensare al lungo termine non arriva mai.

Negli anni ’90 cominciò il vero boom: ormai era chiaro che Greenspan avrebbe difeso la finanza e le borse, dunque le perdite sarebbero state minimizzate dall’intervento della Fed.

A fine anni ’90 arrivò il bailout di LTCM, e subito dopo la crisi dell'e-economy. Greenspan si comportò prevedibilmente in maniera pavida e miope, e intervenne nuovamente. Anche un bambino può capire che se invece di dirgli di non toccare il fuoco, gli si dà l’anestetico per non sentire dolore, il rischio è quello di bruciarsi una mano. Ma l’azzardo morale è peggio: premia chi prende più rischi, finanzia cioè chi mette la mano sul fuoco.

Purtroppo ciò che è ovvio e banale per i bambini non lo è per i grandi tecnocrati che hanno in mano il nostro futuro. Così Greenspan spinse nuovamente sull’acceleratore, e gli USA cominciarono a finanziare una bolla immobiliare che esplose nel 2007 rivelando la fragilità della finanza.

Dopo cinque anni di crisi, l’economia USA ancora non si è ripresa, il debito pubblico è cresciuto enormemente, l’occupazione e gli investimenti sono ancora bassi.

Che lezioni trarre da questa storia?

Chi non ha il coraggio di pagare il costo degli errori passati, ne commette di nuovi ancora più gravi per coprirne gli effetti. Più i problemi diventano gravi più è politicamente impossibile affrontarli. Chi rimanda oggi la soluzione di un problema, rimanderà anche domani e dopodomani, finché il problema non diventa intrattabile.

Quasi nessun politico o tecnocrate ha la lungimiranza necessaria per prevenire i problemi, o per affrontarli. Uomini come Volcker sono più unici che rari: non saranno Draghi, che predica contro l’azzardo morale e razzola bailout finanziari, né Monti che dice di aver fatto i compiti a casa, ma ancora deve iniziare.

È difficile essere ottimisti sul futuro della democrazia, che non sa evitare i disastri, né affrontare le sue responsabilità: la politica sa soltanto espandare la macchina statale per guadagnare ancora più potere.

Non esiste un mercato funzionante dove i rischi sono socializzati. La socializzazione del rischio non produce un sistema economico sostenibile, ma una sequenza di disastri i cui effetti si accumulano nel tempo.

Ogni compromesso oggi, è un chiodo in più nella bara domani: non bisogna ragionare come se la politica fosse responsabile e competente. Non è così, e non si può far nulla per renderla tale. I problemi si possono prevenire soltanto impedendo alla politica di crearne, cosa che non sarà possibile finché si accetteranno compromessi miopi che saranno usati domani per accrescere ulteriormente lo stato.

Pietro Monsurrò

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