Nuovo Mondo
22 Giugno Giu 2012 2159 22 giugno 2012

Caos in Paraguay: colpo di stato mascherato montato dal Vicepresidente

Il presidente Fernando Lugo è stato destituito dal Parlamento in una procedura che, pur prevista dalla Costituzione, resta intrisa di sospetti ed è preparata a tavolino dai suoi stessi alleati ed in particolare dal Vicepresidente Franco. Non ci sono più i rovesciamenti di potere di una volta, anche in America Latina, ma i latinoamericani troppo esperti si sono accorti rapidamente di cosa stesse succedendo in Paraguay. Circa una settimana fa l’esercito ha fronteggiato una presunta rivolta di contadini e su indicazione del presidente ha fatto fuoco provocando 17 morti. È stata la grande occasione per maturare una decisione che covava da tempo nel Partito Liberale centrista che appoggiò la candidatura di Lugo nel 2008. Lugo, ex vescovo sospeso a divinis dal Vaticano, che ha riconosciuto la paternità di tre figli durante l’incarico, destando stupore, era stato messo sotto scacco più volte, sia per le sue assenze dovute ad un tumore che lo ha colpito nel 2010, che per i suoi scandali. Il Parlamento in pochi giorni con una doppia procedura approvata dai 2/3 di Camera e Senato lo ha ritenuto responsabile della strage, che Lugo ha riferito essere stata effettuata contro membri eversivi infiltrati, ed ha conferito i poteri a Federico Franco il suo vice del Partito Liberale che molti dicono abbia cercato ed ottenuto l’appoggio dell’opposizione e che senza remore giurerà come presidente in brevissimo tempo. Sono in molti a parlare di deputati corrotti per la votazione e dell'esercito che sarebbe perfino d'accordo. L’Unione dei Paesi Sudamericani ha parlato, senza mezze misure ed a ragione di Colpo di Stato ed ha minacciato azioni di isolamento politico ed economico. E’ emblematico che proprio quegli stessi campesinos contro cui l’esercito ha reagito abbiano riempito le strade della capitale dove tuttora si verificano scontri e cariche e c’è chi come il Venezuela di Chavez chiede addirittura un intervento militare dei paesi vicini. Il presidente pur confermando che contrasterà la decisione, ha chiamato tutti alla calma ed ha parlato di democrazia ferita e che tornerà dal popolo paraguyano con cui è sempre stato fedele, ma dopo 23 anni il Paraguay rischia di piombare in un nuovo buio di democrazia.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook