Voglio cambiare aria
22 Giugno Giu 2012 0905 22 giugno 2012

Sulla responsabilità della scienza, partiamo dal fracking e dall'acqua

"Negli ultimi decenni le industrie americane hanno iniettato più di 30 miliardi di galloni di liquido tossico nel sottosuolo. Nessuna organizzazione sarebbe autorizzata a scaricare nei fiumi o nel suolo sostanze chimiche del genere. Ma fino a poco fa gli scienziati e le istituzioni per la protezione ambientale avevano ritenuto che dalle profondità della terra quell’acqua inquinata non sarebbe emersa per millenni. Ci sono segnali crescenti che indicano che forse si sbagliavano".

Così Scientific American, in un articolo che analizza gli effetti collaterali dell’uso della tecnica del fracking per l’estrazione del gas non convenzionale, lo shale gas. In particolare l’inquinamento delle falde e la conseguente contaminazione dell’acqua potabile: nel 2010 sono stati trovati indizi della emersione di acqua inquinata a Los Angeles; nel 1990 nella Florida meridionale ci sono stati sversamenti di acqua contaminata nella falda acquifera che un giorno potrebbe servire a fornire acqua potabile a Miami. Le istituzioni ambientali e molti geologi americani insistono nel dire che i rischi sono minimi e gli incidenti poco frequenti ma diversi esperti intervistati sostengono che l’idea che l’iniezione di sostanze tossiche nel sottosuolo sia sicura appartiene alla scienza che non tiene conto della realtà…atteggiamento che non sempre funziona.


Una recentissima pubblicazione dell'organizzazione americana Pacific Institute, dal titolo significativo “Hydraulic Fracturing and Water Resources: Separating the Frack from the Fiction”, ripercorre l’utilizzo della tecnica del fracking negli Stati dagli anni 40 del 900 e stima al 90% l’utilizzo di questa tecnica nella estrazione di petrolio e gas negli Stati Uniti, nonostante la scarsa disponibilità di dati a conferma. Anche se Italia si è iniziato a parlare di fracking solo a partire dal terremoto emiliano, nonostante con tutta probabilità le due cose non siano in relazione, in nazioni quali Canada, Sudafrica, Australia, Francia Inghilterra le controversie sull’argomento sono oggetto di attenzione dei media già da diversi anni. Secondo la ricerca, mentre per qualcuno il fracking è la soluzione per ottenere l’indipendenza energetica, aumentare i posto di lavoro e ridurre il costo dell’energia, altri più cautamente chiedono una moratoria temporanea o il completo stop della fraturazione idraulica in ragione delle preoccupazioni ambientali, sociali e per la salute pubblica.

La ricerca del Pacific Institute si basa su una serie di interviste a diversi gruppi di interesse, inclusi i rappresentanti delle agenzie ambientali, università, industria, gruppi ambientalisti e organizzazioni di cittadini degli Stati Uniti. Sebbene i punti di vista espressi nelle interviste siano molto diversi, c’è un sorprendente accordo sulla tipologia di preoccupazioni e le questioni associate alla tecnica del fracking. Al problema della contaminazione delle acque sotterranee associato alla perforazione dei pozzi, di cui riporta anche Scientific American, si aggiunge quello del prelievo di acqua, della gestione delle acque reflue, dell’impatto del traffico di camion (aria e acqua), degli sversamenti e delle perdite in superficie, della gestione delle acque piovane. Secondo il PI, mentre l’attenzione dei media è concentrata sulle sostanze tossiche utilizzate nel processo di iniezione, e dunque le strategie di mitigazione vanno ricercate nella riduzione della tossicità delle sostanze utilizzate, gli intervistati identificano come problematico l’eccessivo prelievo di acqua e la conseguente quantità e qualità delle acque di scarico.

La scarsità di dati e informazioni rende difficoltosa una chiara rappresentazione del problema. A causa dell'importanza del business, le aziende hanno interesse a mantenere la riservatezza sulle loro operazioni per guadagnare in competitività ed evitare controversie. Inoltre ci sono un numero limitato di studi scientifici condivisi (peer-reviewed) e il risultato è che spesso ci si trova a ragionare su opinioni e non su fatti scientificamente provati. Tutto ciò impedisce una corretta analisi dell’entità degli impatti ambientali e sulla salute delle persone al fine di minimizzare questi rischi. Infine, non c’è chiarezza neppure sui termini con cui identificare lo stesso processo di fratturazione idraulica; nonostante evidenze di di contaminazioen del terreno osservate in Pensylvania e nel Wyoming, l’American Petroleum Institute sostiene che non ci sia alcuna relazione tra la sua attività e la contaminazione del terreno e dell’acqua.

Il fracking dunque, come tutto ciò che attiene all'energia, può portare a una riflessione di natura geopolitica, sulla neutralità e responsabilità della scienza e sulla sua indipendenza, insieme alle istituzioni pubbliche, dagli interessi delle big company.


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