Il Bureau
24 Giugno Giu 2012 2244 24 giugno 2012

Italia - Inghilterra, la ricetta per restare nell'Euro è lacrime e sangue

di Paolo Bardelli

LA TRAMA
Italia e Inghilterra, due nazioni che si conoscono bene. Guerre, turismo, luoghi comuni, entrambe le popolazioni hanno un'idea piuttosto chiara circa l'altra, vera o no non ci interessa stabilirlo, ma per quanto riguarda il pallone? Il caso vuole che quello di stasera sia solamente la terza gara in una fase finale di un torneo, la seconda che valga qualcosa (la finalina terzo/quarto posto del 90 è buona solo per gli almanacchi), dopo l'uno a zero firmato Tardelli degli Europei 1980. Incontro quasi inedito, dunque, è come un duello tra orsi polari e canguri. Le due bestie però si somigliano più che mai al giorno d'oggi, colpa di una globalizzazione calcistica che rende tremendamente simili l'amatriciana al fish & chips (il sapore risultante è quello di quest'ultima unta pietanza) inutile che Hodgson faccia lo gnorri quando i cronisti gli chiedono se la sua Inghilterra giochi all'italiana. Non si offenda, ci sono invece gli estremi per una querela. Da parte nostra.

Stereotipi, ma anche paradossi. Gli inglesi sono quelli che fino al 1950 hanno disertato le competizioni internazionali per "manifesta superiorità", per poi prenderle dagli sprovveduti americani. Da allora una sola vittoria mondiale, quella del '66, poi il vuoto. La nazione nella quale viviamo, di mondiali ne avrà vinti quattro, ma ha altri motivi di vergogna. Che i britannici non mancano di farci notare e sui quali è meglio non addentrarsi per non perdere il proverbiale italiaco buonumore. Sennò, oltre che inaffidabili, diventiamo pure musoni. Proprio come quel Balotelli che sta facendo la fortuna dei tabloid inglesi e che fino ad ora ha deluso. Non per le prestazioni, ma per il fatto di non aver raccolto neppure un cartellino giallo. Ormai non può più smettere di fare scempiaggini e, se volesse, non gli verrebbe concesso. Bad Boy? No, vittima. C'è da scommettere (ops, quel verbo...) che da qui a breve i suoi compagni lo costringano a dare fuoco alle scorregge per poter esclamare "Ah, il solito Mario".

Partono gli inni e il sopracitato Mario, con sommo disappunto della stampa mondiale, appare particolarmente sereno, Buffon invece strilla come un pazzo per non sentire le voci dentro la sua testa. Gli inglesi, eleganti solo nell'abbigliamento, cantano uniti e compatti, ostentano la sicurezza di chi è abituato a dare la propria bandiera a popolazioni selvagge. Ogni riferimento al Bel Paese è puramente casuale. Proprio per smentire il luogo comune che vuole gli italiani fighetti e vili, De Rossi e la sua barba fanno tremare il palo di Hart con una legnata inaudita. Sul capovolgimento di fronte, gli inglesi spaventano Buffon. Davvero un grande avvio, troppe emozioni per il cuore di Hodgson, meglio sedersi in panchina. Italiani, popolo di santi, navigatori e assenteisti, convinti che il palo dell'avvio sia abbastanza per considerare il cartellino firmato, se ne vanno a bere un caffé e lasciano il campo agli avversari per una decina di minuti.

E Mario che fa? Al 25' si trova davanti al portiere - face to face, Hart to Hart - ma traccheggia e Lescott chiude. Avrebbe potuto segnare, ma come un drogato a rota di vaffa voleva la sua dose. Prandelli lo invita a metterci grinta e lui bofonchia. Ah, il solito Mario! Alla vigilia, si era parlato di una partita molto tattica, le occasioni da gol fioccano e addirittura Cassano si mette a tirare. Ancora un'occasione per Balotelli, il ragazzo c'è, Lescott lo contiene ancora e il numero nove prende a calci al palo. Sta crescendo, ma la prossima volta deve prendere un essere umano. Si conclude un primo tempo inaspettamente piacevole, un'Italia che fan ben sperare. Così come il vaffanculo che De Rossi si becca da Balotelli, ringraziamo la regia per averlo fatto vedere nell'intervallo.

Si torna in campo e i bianchi sembrano gagliardi, ma è ancora l'Italia ad evere un'occasione ghiotta con De Rossi, che non se la sente di dare un dispiacere al suo idolo Gerrard e sbaglia, per non fargli pesare il fatto di essere quello più forte. Si scaldano Giaccherini, Nocerino e Diamanti, profumo di provincia che - con tutto il rispetto - qualche anno fa avresti sentito a Empoli e ora ti ritrovi agli Europei. Prosegue l'assedio, i nostri tirano da ogni posizione ma la palla non entra, nonostante Hart, incapace di toccare qualsiasi cosa non sia scagliata direttamente sul suo corpicione. L'Italia continua a fallire la palla match, pare una tedesca giocata da 10 Nicola Berti. L'Inghilterra fatica a uscire dalla propria metà campo, allora Hodgson riscopre l'inglese che è il lui e mette dentro Carroll per sfruttare le palle lunghe. La scelta paga, perché i bianchi riescono a farsi rivedere dalle parti di Buffon buttandola in caciara. Il neoentrato, una versione extralarge del Begbie di "Trainspotting", ci tiene a mantenere la nomea e pesta a sangue chiunque gli capiti a tiro.

Passano i minuti, i ragazzi di Prandelli giocano bene ma non segnano, orribile presagio. Esce Cassano, dopo una prova incolore (ma chi l'avrebbe mai detto?), ed entra Diamanti. Esce anche De Rossi, zoppicando, altro segno bruttino. Incombe lo spettro dei tempi supplementari, problemi pure per Abate. L'entusiasmo fa spazio alla paura. L'Inghilterra temporeggia, dimostrando come lo 0-0 al 90' fosse l'obiettivo di Hodgson fin dall'inizio. Che brillante stratega. Ancora una palla gol per gli azzurri, Nocerino spacca la difesa ma viene chiuso in corner. Mille occasioni, nessun gol. Mò vuoi vedere che questi salgono una volta e la schiaffano dentro? L'atmosfera si fa sempre più pesante, crampi per Abate ed entra Maggio, lui che è nato dove c'è sempre il sole. 0-0 doveva essere, così è stato. Si va ai supplementari.

Il copione non cambia, crampi e tiri, il gol azzurro non arriva. Un forcing continuo, ci prova anche Diamanti con un tiro a rientrare dalla destra. Secondo palo della gara. Cambio di campo e altri 15 minuti. Buffon cambia porta e lancia un urlo agghiacciante all'indirizzo dei suoi compagni che già vedono gli spettri. Il nostro capitano regala sempre tanta serenità. L'Italia continua a spingere, tutto bello, ma è evidente la mancanza di un campione in attacco o di qualcosa che ci somigli. Il gol arriverebbe pure, ma viene annullato. Peccato che l'offside di Nocerino ci sia sul serio, sarebbe stata una manosanta per il popolo dei moviolisti. Gli stewart ucraini guardano con terrore i tifosi inglesi, pronti a sfasciare tutto in caso di sconfitta. O in caso di vittoria. 120 minuti di dominio assoluto, una rarità nella storia nostrana, non bastano. Rigori.

Balotelli e Gerrard segnano piazzandola all'angolino destro, Montolivo si squaglia e la mette fuori. Rooney, senza paura, la scaraventa in rete. Le facce degli italiani si fanno tese, ci pensa Pirlo a riportare il sorriso con un cucchiaio di tottiana memoria. Il sorriso si apre ancora di più quando Young piglia la traversa. Parità. Hart segue lo schizofrenico esempio di Buffon e grida come uno squilibrato, Nocerino - che ha imparato a non temere Ibra - se ne frega e segna. Cole va sul pallone con il piglio di uno capitato lì per caso, Buffon para e ringrazia. Corsi e ricorsi storici, il rigore decisivo tocca a Diamanti, eroe di provincia proprio come il Grosso del 2006. Gol e si va in semifinale.

Vittoria meritata, bello tutto, ma i tedeschi non concederanno un bonus di 30 tiri senza gol. Non fanno sconti ai greci, sia in campo sia quando chiedono tempo extra per le riforme, la ricetta per restare nell'Euro è lacrime & sangue.


La scena madre
Pirlo che, con il suo entusiasmo trascinante, nel post-partita spiega cosa lo ha spinto a fare il cucchiaio. Che mattacchione.

Man of the match
Thiago Motta, il successo azzurro è figlio della sua presenza. In panchina.

RVSP
Pete Doherty - "Last Of The English Roses", augurando agli inglesi che questa sia davvero l'ultima rosa... in mano ad Hodgson.

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PAGELLE

Buffon 7: non fa praticamente un cavolo per tutta la partita, ma para un rigore. Resta la preoccupazione per il suo stato mentale ma la pagnotta è straguadagnata.

Abate 6,5: terzino ariano mette in confusione le certezze degli inglesi, che si aspettavano uno con i baffi e il mandolino.

Barzagli 6,5: è uno dei principali motivi che hanno portato una squadra da settimo posto a vincere lo scudetto. Centrale-psichiatra, tiene in regola gli equilibri psichici di Bonucci.

Bonucci 6,5: stasera si sente meno forte del solito. E ovviamente gioca meglio.

Balzaretti 7: voto dato sulla fiducia, la sua acconciatura ipnotizza e disorienta, non è facile comprenderne i movimenti.

Marchisio 7: è un giocatore fatto, ora manca solo una barba da vero uomo.

Pirlo 7: tra una giravolta e l'altra, fa il Pirlo e, non contento, ci mette pure il carico prendendo per i fondelli Hart dal dischetto.

De Rossi 7,5: con il passare degli anni, i suoi occhi stanno perdendo sentimento per lasciare spazio alla gelida perfezione della macchina. In questo momento sta tirando fortissimo contro cuccioli di foca.

Montolivo 9: sbaglia il suo penalty, era certo, i bookmakers neppure accettavano la puntata. Manda però in panchina l'infermo Thiago Motta e per questo si merita infinita gratitudine.

Cassano 5: chiaro caso di accanimento terapeutico, non ce la facciamo più a vederlo soffrire.

Balotelli 4: gioca bene a pallone per 120 minuti senza schiantare neppure una Maserati contro un muro. Deludente.

Diamanti 6,5: mette dentro il suo rigore e non fallisce l'appuntamento con la storia. Un giorno lo racconterà ai nipoti.

Nocerino 6,5: mena e tira. Bene così.

Maggio 6: vero uomo squadra, toglie ogni dubbio a Prandelli prendendo un giallo che gli farà saltare la partita con la Germania. Un ballottaggio in meno.

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