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24 Giugno Giu 2012 1349 24 giugno 2012

Una settimana normale nella vita professionale di un penalista

di Luca Basilio*

Maggio 2012. Lunedì. Mando Francesca a Torino (è un processo un po’ spinoso per frode in pubbliche forniture, ma è una prima udienza) e vado in Corte d’Appello a Milano. Sono parte civile per una rapina ad un furgone blindato. Anche questo è un caso particolare. Sappiamo tutti che i due imputati sono certamente parte della banda, ma le prove a loro carico sono deboli ed infatti in primo grado sono stati assolti. La Procura e la Polizia hanno fatto delle indagini molto sofisticate, ma non sono riusciti a raccogliere elementi di prova conclusivi; poi i difensori sono stati bravi ad utilizzare l’assurdo meccanismo del rito abbreviato condizionato per congelare gli incompleti mezzi di prova del Pubblico Ministero e per introdurre solo elementi a loro favorevoli. Insomma, processo indiziario, processo precario. Alle 9.00 sono in aula, la Corte è solitamente puntuale e mattiniera. Non questa volta. Arrivano alle 10.00. Gli altri processi sul ruolo non sono molti o molto complicati, ma ci vuole comunque il suo tempo ed a mezzogiorno sto ancora aspettando. Alle 13.00 finalmente ci chiamano. Discussione del Procuratore Generale, discussione mia, discussione dei colleghi, si fanno le 14.00. La Corte se ne va in camera di consiglio (ed a mangiare) e ci dà appuntamento per le 15.00. Improbabile che rispettino l’orario e quindi vado anch’io a mangiare con tutta calma. Difatti alle 16.00 non sono ancora usciti. Alle 16.50 abbiamo esaurito ogni argomento di conversazione con il Procuratore Generale e gli altri avvocati, calcio compreso. Finalmente alle 17.10 escono: assoluzione confermata. Ci sta e comunque lo avevo anticipato al cliente. Va bene così; avrei solo preferito non spenderci l’intera giornata. Mi chiama Francesca che sta tornando da Torino. Sapevamo che la Procura non aveva depositato la lista testi e, come preventivato, ha cercato di depositare i verbali di accertamento. Francesca si è ovviamente opposta e, in mancanza di altre prove valide del Pubblico Ministero, ha subito chiesto l’assoluzione. Altrettanto ovviamente il Giudice ha replicato, “ma avvocato c’è il 507…”. Ennò, Giudice, il disposto di cui all’articolo 507 del codice di procedura penale, che le consente di sentire testimoni anche non richiesti dalle parti, si applica solo all’esito del dibattimento e solo se lei ritiene che le prove raccolte necessitino di un’integrazione, non se la parte si è dimenticata o ha scelto di non chiedere l’audizione dei testimoni (e poi perché il 507 ve lo ricordate solo quando sbaglia il Pubblico Ministero e ve lo dimenticate se sbaglia il difensore?). Risultato: rinvio a due mesi perché il Giudice ci deve pensare. Martedì. Normale tran tran in studio. Mercoledì. Mi sveglio alle 6.00 per prendere il treno per Bologna delle 7.20. Udienza preliminare, nuovamente per una frode in pubbliche forniture, con otto imputati. Sono in anticipo rispetto all’udienza delle 9.30, ma non c’era altro treno che mi facesse arrivare in tempo. Il Giudice ci fa entrare alle 9.50 (sicuramente avrà avuto un’urgenza improvvisa…). L’udienza è brevissima: il Pubblico Ministero insiste nella richiesta di rinvio a giudizio e gli altri difensori chiedono il proscioglimento, senza discutere nemmeno un po’. Io difendo quattro imputati; per tre di loro dico “Giudice, è ragionevole che per la loro posizione il processo si faccia e quindi mi rimetto, ma per il quarto no”. Il quarto è il legale rappresentante della società (che nella mente dei Giudici è il presunto colpevole, e non è corretto); la frode è un reato d’evento, ovvero il reato c’è se c’è stata una conseguenza dannosa di un certo comportamento; il nostro (è pacifico negli atti) è venuto a sapere che c’era qualcosa che non andava il giorno dopo che la conseguenza dannosa si è prodotta; quindi, non può essere responsabile di nulla, dal momento che, quando lui ha saputo, il reato era già stato commesso. Dopo dieci minuti di camera di consiglio, il Giudice ci fa rientrare: rinvio a giudizio per tutti. Me lo aspettavo, anche se non avevo bisogno dell’ennesima prova della totale e completa inutilità dell’udienza preliminare. Sennonché, quando il Giudice ci comunica la data della prima udienza dibattimentale trasecolo: 19 maggio 2013. Un anno! Caspita, meno male che siamo a Bologna. Vado in stazione, mi siedo ed apro l’agenda: ca…spita, il 19 maggio 2013 è domenica! La vecchiaia mi ha reso sordo ed ho capito male la data di rinvio. Chiamo uno dei colleghi bolognesi, vergognandomi per la figuraccia, e lui mi fa “no, hai capito benissimo, il rinvio è proprio di domenica”. Vedremo cosa succederà. Sul treno che mi riporta a Milano mi chiama Silvia: quel piccolo processo per truffa in cui siamo parte civile è stato nuovamente rinviato a fine giugno. Se tutto va bene, ci sarà voluto un anno per fare un processo modesto. Nella Milano, patria dell’efficienza. Giovedì. Iniziamo bene la giornata. Conference call con i colleghi del network che si occupano di penale. Londra ha messo a punto un cosiddetto enforcement tracker in cui si vorrebbe fornire ai clienti una panoramica dei casi di contrasto alla corruzione che sono in corso nelle giurisdizioni in cui operiamo, indipendentemente dal fatto che noi come studio ne siamo coinvolti. Bella idea, tipicamente inglese, di studiare la casistica e di ricavare, noi ed i clienti, informazioni su casi concreti. Il problema è che loro, per tutto il 2011, hanno elencato sette casi. Sì, nel Regno Unito hanno avuto solo sette casi di corruzione in un intero anno! Io, appena apro il giornale, ne scopro uno nuovo ogni mattina… Cerco di spiegarglielo e gli dico che sarebbe impossibile per me segnalare ogni nuovo caso di corruzione che si apre in Italia (farei solo quello) e che sarebbe ridicolo avere un enforcement tracker internazionale al 90% italiano. I silenzi e le battute smozzicate di inglesi, francesi, tedeschi, olandesi, spagnoli, eccetera mi fanno pensare che o non mi credono, o pensano “i soliti italiani”. Ci mettiamo d’accordo che segnalerò solo i casi di corruzione a sfondo internazionale. Nel resto della giornata appuntamenti vari, una riunione per un convegno e un incontro con i capi del dipartimento per parlare di soldi (ebbene sì). Alle 18.30 volo per Catania. La prospettiva di una cena di pesce accompagnata da un buon vino bianco mi ringalluzzisce, anche perché il giorno dopo… Venerdì. A volte ho l’impressione che i Pubblici Ministeri abbiano un senso di praticità uguale a zero. Un cliente si era accorto che alcuni dipendenti rubavano all’interno di un deposito. Dopo la denuncia, i Carabinieri avevano iniziato un’attività di sorveglianza con le telecamere. Ad un certo punto, avevano deciso di intervenire e ne avevano arrestati quattro. La Procura, sagace, aveva aperto due distinti fascicoli, uno per tutti gli episodi scoperti tramite le telecamere e l’altro per l’episodio dell’arresto, ed aveva rinviato a giudizio le stesse persone in due procedimenti autonomi; vero, i fatti materiali non erano gli stessi, ma il contesto sì (e quindi, stessi testimoni, stessi documenti, eccetera). Sta di fatto che mi sono costituito parte civile nei due procedimenti e mi sono fatto complessive quattro udienze: in un anno, non si è ancora riusciti a superare le questioni preliminari e decidere sulla riunione dei due processi. Arrivo in Tribunale alle 9.00. Il Giudice è puntuale. Verso le 10.00 ci chiama. Non capisco perché abbia fatto citare i testi del Pubblico Ministero (sono presenti in quattro) se dobbiamo ancora discutere sulle questioni preliminari, ma non è un problema mio. Fa avvicinare me ed i difensori degli imputati, ma manca uno dei colleghi. Per forza manca: ha inviato una richiesta scritta di rinvio per legittimo impedimento senza avvisare nessun collega (e sapeva che io arrivavo da Milano). Risultato: un bel rinvio a fine giugno per discutere le questioni preliminari ed una prenotazione di un’udienza a novembre per sentire i testi del Pubblico Ministero. Di questo passo finiremo il primo grado nel 2014. Me ne vado in aeroporto e mi ficco nella saletta vip Alitalia (benedetta tessera Freccia Alata) per qualche ora: ho il volo delle 15.00 e nessuna voglia di passeggiare per Catania. Arrivo a Linate alle 17.00, prendo la Vespa e me ne vado diretto a casa. Per questa settimana ne ho avuto abbastanza del mondo della giustizia (giustizia?). Post scriptum. Domenica 11 giugno sono andato a Pescara. Il giorno dopo avevo un’udienza dove ero parte civile in una piccola truffa. La prima udienza del processo si era tenuta il 18 ottobre 2007 (sì, duemilaesette). L’istruttoria dibattimentale si era conclusa in circa sei mesi ed il Giudice aveva rinviato per discussione all’ottobre 2008. Poi era stato trasferito. Naturalmente i difensori degli imputati non avevano prestato il consenso per tenere buona l’istruttoria già fatta e quindi avevamo dovuto ricominciare da capo. In realtà per un pezzo non abbiamo ricominciato un bel niente, posto che il Giudice che prendeva in carico il processo rinviava per l’espletamento dell’istruttoria, ma poi veniva trasferito anche lui. Finalmente nell’aprile 2011 l’ennesimo Giudice che aveva preso in carico il fascicolo aveva fissato un’udienza per l’istruttoria, l’aveva miracolosamente fatta ed aveva rinviato per discussione appunto al 12 giugno. Sono arrivato davanti all’aula d’udienza e, indovinate? Certo, il Giudice è stato trasferito. Quello nuovo, l’ennesimo, ha rinviato a dicembre. Il reato si prescriverà ad ottobre. Ho offerto un caffè ai colleghi.

*responsabile del gruppo di diritto penale di Simmons & Simmons

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