Alessandro Da Rold
Portineria Milano
25 Giugno Giu 2012 1805 25 giugno 2012

«Congresso o compromesso?» Bossi a vita nella Lega. E resta pure Calderoli

La battuta è di un big della Lega Nord, durante il consiglio federale di oggi nella sede di via Bellerio a Milano. «Ma questo è un congresso o un compomesso?». Come dargli torto. A meno di una settimana di distanza dall'assise di Assago che dovrà incoronare Roberto Maroni segretario federale, fanno fatica a non masticare amaro i barbari sognanti che credevano nel rinnovamento della Lega 2.0. Le scope che avrebbero dovuto fare pulizia dentro il Carroccio, al momento, sono rimaste nello sgabuzzino. Non solo perché la Lega continua a tenere in vita la regione Lombardia di Roberto Formigoni, ma perché dentro il movimento rischia di non cambiare niente dopo l'accordo tra Umberto Bossi e Maroni: il primo sarà presidente a vita mentre il secondo segretario. 

«Non era il caso di spaccare ancora di più il movimento: tra un anno Bossi capirà di non contare più e lascerà insieme agli altri», ricorda uno dei fedelissimi di Maroni, abbastanza soddisfatto per l'accordo di oggi. Così, dopo aver minacciato di staccare la spina al Celeste nel 2013, i leghisti hanno affrontato il capitolo bilancio e statuto. A quanto trapela, Bossi, leader storico, ex segretario dimissionario dopo il Tanzaniagate, avrà il ruolo appunto di presiedere a vita la Lega Nord. Del resto, il Senatùr lo aveva detto diverse volte: «Finchè vivo sarò il capo della Lega».

Certo, come Maroni ha già ripetuto anche oggi ai giornalisti «sarà il segretario a stabilire la linea politica». Ma l'animale politico del Senatùr, nel suo ruolo, potrà spesso far sentire la sua voce, creando non pochi malumori dentro un movimento già in fermento e con la voglia di cambiare. Non solo. Bossi sarà anche garante delle espulsioni e dei rientri, come richiesto, anche se è probabile che di questo capitolo si discuterà al congresso. E qui rischiano già di volare gli stracci con Bobo, futuro segretario. Maroni stamattina lo ha spiegato. «C'è chi è stato espulso ingiustamente, chi messo fuori giustamente». Riferimento nemmeno troppo velato alle decine di amministratori - si pensi per esempio al sindaco di Macherio Giancarlo Porta - che si sono visti sbattere la porta in faccia perché in dissenso con le scelte dei vertici del Carroccio durante l'ultimo governo Berlusconi. Mentre su Rosi Mauro e l'ex tesoriere Francesco Belsito il discorso appare molto differente. Ma questa è la situazione. 

Bossi lo ha confidato più volte ai suoi. «La Mauro è una brava tusa, ha fatto la Lega». Ritornerà il segretario del Sinpa? Ci sarà da discutere a lungo. Ma l'idea, visto l'organigramma che avrà la nuova Lega, è quella di «un compromesso storico» per salvare il movimento da «una scissione inevitabile» e già minacciata più volte dai titolari del simbolo e delle società leghiste come Giuseppe Leoni. Il gruppo di fedeli a Bossi, quelli del cerchio magico, quindi, potrebbero continuare a farsi sentire. Anche oggi, durante il consiglio l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni non era in stanza quando alcuni segretari nazionali hanno chiesto di votare un documento per Maroni candidato: Reguzzoni è uscito cinque minuti prima ma a quanto pare non ne era a conoscenza. Segnale comunque che a Gemonio, dove vive la moglie del Capo Manuela Marrone, c'è ancora voglia di ritornare a intervenire sulle dinamiche interne al movimento. 

Non solo. Nello statuto è stata confermata la figura del coordinatore delle segreterie nazionali che diventa il referente organizzativo, ruolo ricoperto dall'ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Qualcuno aveva chiesto di mettere il senatore bergamasco alla porta, o almeno ridimensionarne la figura: avrà un incarico più pratico e meno politico ma ci sarà. Cambiare tutto per non cambiare niente? Molto dipenderà da che tipo di leader sarà Maroni. E qui la letteratura spazia in lungo e in largo. Bobo vuole fare il segretario e avere dalla sua parte i giovani (e nuovi) segretari nazionali, da Matteo Salvini a Flavio Tosi fino a Gianluca Pini. Riuscirà a ridimensionare Bossi? Lui che alcuni ex leghisti hanno sempre definito come una persona «di poco coraggio»? Questo lo si saprà solo nel 2013, quando bisognerà affrontare il capitolo di chi eleggere alle elezioni politiche. 

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