Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
25 Giugno Giu 2012 1641 25 giugno 2012

gattini in umido

Oggi ho trovato delle foto di due ragazzi che cercano di salvare una malcapitata pecora dalle acque del freddissimo mar norvegese, dagli scivolosi scogli che dopo aver causato la sua caduta ne impedivano la risalita. Mi sono sentito bene quasi lo avessi fatto io quel bellissimo gesto - per nulla scontato - nei confronti di un altro essere vivente.
Poi ho pensato ad un’altra foto che qualche anno fa vidi su un numero di Panorama. Fra una serie di scatti eseguiti in un macello italiano c’era questo piccolo agnello, evidentemente non era il suo turno, che era riuscito a spingersi fino all’uscio della grande stanza dove altri erano appesi senza vita; la foto coglieva l’animale di spalle, si poteva solo immaginare se dal suo sguardo trasparisse anche un solo indizio su cosa pensava.
Allora ho dato un’occhiata a Buzzfeed, il sito che ha pubblicato queste immagini dalla Norvegia: durante la settimana ha messo in linea roba apparentemente varia del tipo “20 uomini famosi che hanno figlie sexy” oppure “immagini di cani che combattono il caldo; ho capito che quella sensazione di giustizia provata dopo aver osservato le foto era abbastanza insensata, considerato quanto male facciamo a tutti gli animali sulla terra che non ci siano utili da vivi; quindi ho deciso di scrivere questa riflessione.
I blog americani sono sempre dei maestri nella demagogia e nella manipolazione dei sentimenti, cercano di condurre l’attenzione su quel piccolo angolo della figura che ancora è illuminata, fanno spesso a meno di dedicare tempo a tutta la parte in ombra.
Certe volte questo modo di pensare è utile, perchè aiuta a non scoraggiarsi e a reagire agli ostacoli; ma adesso con Internet fra le mani bisognerebbe provare ad affrontare con sicurezza l’altra parte del mondo, le ingiustizie sulle persone come sugli animali, le contraddizioni di una società che oramai si definisce con sicurezza evoluta.
e basta foto di gente che salva i gattini! un tempo anche quelli ci mangiavamo.

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