Nuovo Mondo
25 Giugno Giu 2012 2006 25 giugno 2012

Obama ottiene sull'immigrazione la prima vera vittoria elettorale

Festeggiano i latinos, festeggiano i democratici liberal, ma soprattutto festeggia lui, Barack Obama che, dopo le dure accuse sulla cattiva gestione della crisi economica, i continui attacchi alla riforma della sanità ed i timori di un sorpasso dell’avversario Mitt Romney, ottiene la più grande vittoria dall’inizio della campagna elettorale.

La Corte Suprema degli Usa infatti su ricorso della Casa Bianca ha letteralmente smantellato l’impianto della Legge dello stato dell’Arizona sull’immigrazione, un provvedimento che rischiava di fare scuola in tutti gli stati del Sud (Georgia, Alabama, Utah, Indiana e South Carolina hanno promosso leggi molto simili nei loro stati) e che, se confermato, avrebbe dato un grande sostegno ai repubblicani a quattro mesi dalle elezioni presidenziali.

La famigerata Legge n. 1070 voluta dalla governatrice Jan Brewer nell’aprile 2010, in sfida al presidente, era stata additata come una normativa punitiva e razzista che introduceva negli enti pubblici e nella polizia il principio del «ragionevole sospetto di clandestinità» per effettuare controlli, dando inoltre alla polizia locale pieni poteri di arresto per reati federali in materia migratoria e bloccando le domande o lo svolgimento di un rapporto di lavoro di immigrati non registrati alle autorità di immigrazione, cosa di cui avrebbero dovuto rispondere perfino penalmente, tutte decisioni impugnate dall'amministrazione Obama.

Tutto ciò in barba agli emendamenti costituzionali sulla libertà individuale e sul diritto al lavoro oltre che un vero autogol economico, visto che se tutti gli immigrati non autorizzati sono stati rimossi dal Arizona, lo stato avrebbe perso 26,4 miliardi dollari in attività economiche , 11,7 miliardi di dollari di PIL e più di 200.000 posti di lavoro, senza contare le spese giudiziarie e di espulsione a carico dei contribuenti.

Con un giudizio molto sofferto (5-3, con una sola astensione ed il voto favorevole a sorpresa di due dei cinque giudici di nomina repubblicana), la legge incriminata è stata stralciata in tre sezioni sulle quattro contestate dal governo di Obama, salvaguardando unicamente la clausola che permette il controllo dei documenti per ragionevole sospetto alla polizia locale, ma soltanto con un regolare mandato e non in modo discrezionale come previsto dalla normativa, confermando comunque la possibilità di contestare l’incriminazione nei tribunali statali inferiori.

In attesa di una globale riforma dell’immigrazione, che Obama ha solo potuto promettere prima di ritrovarsi in minoranza nel Congresso, gli immigrati ispanici, imprigionati fra il pericolo presente di barbari assassinii dei Cartelli di narcos in Messico e quello scampato di arbitrarie esclusioni dagli Usa, tornano ad essere ancora una volta l’ago della bilancia della sfida di novembre e non dimenticheranno facilmente chi li ha difesi.

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