Mambo
26 Giugno Giu 2012 0907 26 giugno 2012

Se cade il governo, spiega Casini, a salvare l’Italia c’è lui (con il centrosinistra?)

È sorprendente come la dichiarazione di Casini di esser pronto a un patto con il Pd sia stata accolta con freddezza sia dalla stampa sia nel partito di Bersani. Può darsi che molti dubitino ancora che questa sia la vera scelta finale del leader dell’Udc. Lo stesso Pd, prima di imbarcarsi in una foto della nuova alleanza, deve fare i conti con le delusioni delle foto che l’hanno preceduta. Ci sono però altre ragioni.

Una parte del Pd, e probabilmente il suo segretario, è pronta a fare dell’alleanza con Casini l’asse strategico della prossima legislatura. Bersani ha però bisogno di trovare un’intesa con Vendola per non scoprirsi troppo a sinistra e Vendola ha bisogno di tempo prima di accettare una coalizione che escluda Di Pietro, opzione malvista da una parte del suo movimento.

Nel Pd vi sono anche altre idee, compresa quella, che torna, del partito a vocazione maggioritaria che non avrebbe bisogno di alleati. Mi pare che sia questa la posizione di Renzi e di tutto un mondo che gli sta attorno. Quando scrivo il nome di Renzi so che devo fare i conti con alcuni fan che non accettano che si parli di lui se non come il nuovo messia. Non lo è, né lo sarà. Mi auguro che diventi un vero leader e mi auguro che i suoi fan accettino le critiche e che i suoi detrattori la smettano di rappresentarlo come la longa manus della destra. Sta di fatto che Renzi è refrattario alle alleanze, che pensa che il Pd debba recuperare voti a destra, mentre non si cura di tenere i voti di sinistra.

In ogni caso Bersani prima di stringere l’alleanza con Casini, a) deve convincersi che il leader dell’Udc fa sul serio, b) deve portare l’intero suo partito, e possibilmente anche Vendola, su questa prospettiva. La sordina sull’intervista di Casini ha però anche un’altra motivazione. Fate attenzione alla scelta dei tempi. Casini fa l’intervista in cui si dichiara pronto al patto elettorale con il Pd nel momento in cui le voci di elezioni anticipate si fanno più pressanti.

Le sue dichiarazioni hanno il senso di spiegare ai berlusconiani che si può fare senza di loro e anzi si può creare una frattura al loro interno e al tempo stesso suggeriscono al capo dello Stato che lo scenario del voto anticipato non è così drammatico perché è pronta una coalizione progressisti-moderati che accetta di prendersi in carico il governo del paese. Casini si è quindi iscritto fra quelli che non toglieranno la spina al governo Monti ma considerano questa eventualità come molto probabile.

Al tempo stesso una coalizione progressisti-moderati potrebbe vedere lo stesso Monti, dopo il voto, come premier. Probabilmente uno schieramento di centro-sinistra, con un trattino gigantesco, potrebbe trovare buona accoglienza da parte di molti elettori oggi scontenti. Non tutte le chiacchiere da bar sull’antipolitica e non tutte le risposte ai sondaggi sono da prendere come verità rivelate. In una campagna elettorale assai drammatica come quella che faremo a ottobre o ad aprile la scelta interpellerà le paure profonde degli italiani e probabilmente la volontà di essere governati prenderà il sopravvento sulla protesta.  

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