Nuovo Mondo
27 Giugno Giu 2012 1954 27 giugno 2012

Cari cittadini di Facebook, loro sanno cosa state facendo

Si chiama Callum Haywood ed è l’ennesimo enfant-prodige informatico che minaccia di rompere le scatole a Marc Zuckerberg ed a tutti noi affetti dalla grande voglia di condivisione di opere e pensieri su Facebook.

Callum, inglese ha 18 anni e su twitter si presenta come creatore di homepage, utilizzatore di MAC, co-fondatore della Logic Squared IT Solutions LLP, società di consulenza informatica fondata con il suo collega di 19 anni Kieran Osborne e creatore del sito internet weknowwhatyouredoing (in italiano «noi sappiamo cosa state facendo», oscurato per alcune ore dalle autorità britanniche, prima che le stesse si accorgessero che poteva essere più imbarazzante farlo.

Sul sito sono state aggregati provocatoriamente i post nell’ultima ora di diversi utenti di Facebook, il cui cognome e numero di telefono sono stati volutamente nascosti, lasciando però visibile la foto ed il nome, suddivisi in quattro categorie: «Chi vuol essere licenziato?» «Chi è ubriaco?» «Chi fa uso di droghe?» «Chi ha un nuovo numero di telefono?» e con alla fine la scritta «noi pensiamo che dovreste dire basta».

Callum non ha fatto altro che sfruttare parole chiave o frasi come «cannabis», «hate my boss» «drunk», potendone usare molte altre, tutte citate o accennate nei diversi aggiornamenti dei vari utenti ed inserite in un sistema che interroga la chiave grafica (Graph API) di Facebook, utilizzabile da tutti, rimodulabile con diverse parole.

Inoltre, per farsi un po’ di risate e di pubblicità, il sito ha creato un’applicazione che permette di vedere tutte le posizioni e la variazioni geografiche degli amici su Facebook, unendo tali informazioni perfino ai link di Foursquare che rivelerebbe perfino l’indirizzo di abitazione di ciascuna persona che utilizzi entrambe le reti sociali. E laddove la curiosità è femmina, soprattutto nei paesi latini e negli Usa, sono già usatissime.

L’obiettivo è mandare una frecciatina al colosso dei social networks e dimostrare la pericolosità del tasto Public sugli aggiornamenti di stato nel social network ed il grave rischio di privacy che si nasconde dietro ogni aggiornamento, ispirandosi, come ha riferito proprio lui, al video dimostrativo di Tom Scott «Io so cosa hai fatto cinque minuti fa» che a Londra stupì tutti raccontando informazioni riservate di diverse persone su Facebook e chiamando uno di loro, raccontando sinteticamente ciò che sapeva su di lui davanti al pubblico.

Ciò che il buon Callum ha dimenticato di dire, oltre ai rimbrotti sulla prudenza e la privacy è che tali applicazioni, per la gioia di pirati veri e non solo politici (che già condividono il suo sito sul web), possono essere ulteriormente sviluppate fino ad entrare realmente nei profili delle persone, divulgandone le informazioni personali. Non starò a dirvi come e non lo dice neppure lui, ma non ci resta che scegliere o il rischio della notorietà o l’inutile solitudine nella piazza virtuale. E Zuckerberg cosa ne penserà?

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