Main Street
27 Giugno Giu 2012 0837 27 giugno 2012

Milano, Hong Kong e la 25esima ora dell'Europa

Milano. Nove del mattino. Le borse asiatiche chiudono in rialzo per la prima volta dopo quattro sedute consecutive di ribassi. Nelle trading room si torna a parlare di stimulus cinese, quell’insieme di politiche proattive che Governo e People’s Bank of China stanno dosando poco a poco, in modo non aggressivo, per garantire la crescita stabile della seconda più grande economia mondiale. E’ un refrain già sentito decine e decine di volte: l'economia sta sì rallentando, ma non è una frenata brusca (hard landing) e i policy maker locali hanno ancora un sacco di strumenti a disposizione.
La Cina potrebbe stabilizzare il commercio con l'estero, aumentare gli investimenti in infrastrutture, mettere a punto le politiche monetarie e ridurre le tasse. La banca centrale il mese prossimo può ridurre il coefficiente di riserva per le banche per la quarta volta da novembre.
I mercati tirano un sospiro di sollievo mentre gli eventi si susseguono. Un’altra imboscata, un nuovo allarme per gli investitori suona dal summit europeo in programma per domani. Qualcuno da Hong Kong si chiede: e se la crisi europea fosse permanente?
I quotidiani oggi pubblicano il testo del rapporto predisposto da Herman van Rompuy (presidente permanente del Consiglio Ue) per uscire dal lungo declino attraverso l’integrazione bancaria, economica e politica dell’Europa. Un libro dei sogni? Pare di si, stando almeno alle reazioni tedesche.
La possibilità che il vertice europeo produca risultati tali da interrompere la spirale negativa non viene presa in considerazione più di tanto. Sono le tre del pomeriggio ad Hong Kong e un trader dice: la recessione europea sta peggiorando certo e l’effetto contagio ora pesa anche sui Brics, nessun paese è indenne. Ma se non è successo nulla negli ultimi 24 vertici, cosa mi dovrei aspettare dal 25esimo?
Sono le nove del mattino a Milano. Sottolineo l’ora perché la giornata è appena iniziata per me. Ho fatto tante analisi in momenti come questo, ho cercato di capire, di spiegare ai clienti, di trovare una logica nel modo di agire delle istituzioni europee. Ora avrei voglia di prendere una bomboletta di spray nero e correre a scrivere un’unica frase su tutti i muri di Bruxelles: SMETTETELA DI FARE PESSIMA POLITICA (o ben che vada pessima accademia) E CONCENTRATEVI SULLE REALI ESIGENZE DELL’EUROPA E DEI PAESI EUROPEI.

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