La fanfara frenetica
27 Giugno Giu 2012 1019 27 giugno 2012

Per chi suona la campana della batteria di Tucci?

Lorenzo Tucci, batterista.

ph.Andrea Boccalini

La carriera di Lorenzo Tucci si sviluppa in mille direzioni diverse e la sua curiosità musicale,
unita ad uno stile inconfondibile ( e ad un ottimo carattere, cosa che non guasta mai..),
lo rendono uno dei batteristi più richiesti della scena italiana ed europea.



Una conoscenza che va approfondita.



Per chi sta suonando la campana del tuo piatto?

La mia campana suona con molti e per molti. Soprattutto per i miei progetti: TRANETY”
(con Claudio Filippini e Luca Bulgarelli )
e il TUCCI & MANNUTZA “ Lunar Duo” con Luca Mannutza.

Ma anche per tutte le altre collaborazioni importanti:
quelle con Fabrizio Bosso ( “Fabrizio Bosso” Quartet e “Bosso&Girotto Latin Mood” )
quella con Mario Biondi, con il quale faro’ dei concerti in estate
nella formazione “Jazz Set”, e anche tutte le altre.


Tucci e l’Abruzzo.. come mai secondo te,
molti significativi musicisti della nuova generazione ,
provengono dalla nidiata abruzzese?


Beh si, è vero, ma non vorrei sembrarti però campanilista!
Direi che ormai molti musicisti nuovi e giovani si affacciano sulla scena del Jazz,
che da questo punto di vista attraversa un momento d’ oro.

Provengono un po’ da tutta Italia: mi vengono in mente Cafiso, Cigalini, Lanzoni .

Chi ha innescato il processo che ti ha portato
a diventare musicista?
La Famiglia, un amico, la casualità?


Nella mia Famiglia, (e intendo dire tutta la parentela) molti suonavano
e cantavano per hobby.
Mio padre ad esempio suonava la chitarra, e aveva anche un gruppo,
si divertivano suonando musica folk.
Ma anche gli amici hanno avuto un ruolo importante.
Frequentavo gente più adulta di me che mi faceva ascoltare musica diversa:
Bossanova, JazzRock , Fusion… a me piaceva molto, mi affascinava.
Quindi poi… è arrivato il jazz!


Come ha reagito la tua famiglia all’inizio,
quando ancora non ti eri affermato?


Loro sono persone straordinarie alle quali devo molto,
sono stati sempre molto discreti, sia con me che con mio fratello.
Hanno condiviso le mia scelte con l’amore che hanno i genitori per i figli,
sapendoli felici della loro scelta difficile, a prescindere dal successo immediato.
Cioè non hanno mai mostrato l’invadenza che spesso noto in molti genitori,
che vorrebbero vedere i propri figli “sistemati
da subito su palchi internazionali:
hanno assistito al mio percorso con calma e con amore, e io non li ho delusi, spero.


Il mondo del jazz di oggi, attraverso i social network
ha avuto una serie di mutazioni che prima sarebbero state impensabili..
blog contro dei musicisti, giudizi efferati fra colleghi
che vengono messi in piazza senza alcun ritegno, attacchi personali.
Tu hai avuto mai problemi in questo senso?
Sei mai stato attaccato su internet per le tue scelte?


Penso che i blog, i social network, attualmente siano importantissimi:
rappresentano la piazza, il luogo in cui ognuno,
democraticamente (e possibilmente in modo educato)
ha la possibilità di dire ciò che vuole.
Credo sia un bene per tutti: per gli addetti ai lavori,
per chi vuol dare voce al suo pensiero, ma anche per gli artisti ,
che sempre più spesso divulgano le loro opere attraverso questi canali.
La gente ha bisogno di fare raffronti, di eleggere il numero uno,
il numero due, il più veloce a eseguire le scale, il più romantico,
e poi in base ai propri limiti, alle proprie possibilità,
ognuno spara la sua sentenza.
Lasciamo che sia cosi.
Di certo ognuno deve assumersi poi la responsabilità di ciò che scrive.


Chi ascolta il tuo jazz oggi?
Che target sociale hai incontrato nei tuoi live?


Ho molto rispetto per il pubblico e cerco sempre di dare il massimo.
Ai miei concerti vedo gente di tutti i tipi, ceto sociale ed età.
Trovo questo molto gratificante.
Ma ancor più gratificante è trovare persone
che non erano mai state prima ad un concerto di Jazz
e che a fine spettacolo vengono in camerino a complimentarsi
entusiasti per la mia musica.
Questa è una cosa che mi lusinga moltissimo!
Poi, certo, come puoi immaginare, ricevere i complimenti degli adetti ai lavori
(critici, recensori, giornalisti) è sempre una grande conferma.


Con Bosso, Ciancaglini, Scannapieco, Mannutza
hai creato un gruppo di grande visibilità internazionale,
gli High Five.. che faranno nel futuro prossimo?


E’ vero, quel gruppo è stato un miracolo del Jazz,
eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda:
ci interessava un certo tipo di Hard Bop
e lo facevamo ai massimi livelli, è un gruppo che ha inciso tanti dischi
fra i quali anche un live in Tokyo.
Poi ognuno di noi è diventato leader
di proprie formazioni e ne è stata sempre più difficile la gestione.
Ora stiamo meditando sul da farsi,
ma credo che torneremo presto al nostro pubblico.


Quanto ti influenza il giudizio di un critico,
lo tieni presente o lo ignori?


Il giudizio del critico è importantissimo per me,
ma è importante anche il giudizio dell’ascoltatore umile,
dell’appassionato, o del ragazzo che magari
ha fatto i salti mortali per acquistare il biglietto
e si è fatto accompagnare dai genitori pur di venire ad ascoltarmi:
sono loro che riempiono i teatri.


Quanto conta avere un carattere amabile come il tuo
per fare una bella carriera?


Lo prendo come un complimento, grazie.
Credo che sia importante essere felici del lavoro che si fa,
e allora si è felici e amabili, senza frustrazioni.
Mai pretendere più di quello che si può.
Il segreto è conoscere i propri limiti, sapere che se si decide di suonare
il Jazz si sta scegliendo di sposare un tipo di musica meno diffusa di altre:
ma a quel punto si è felici di appartenere a quella nicchia,
e si gode di quel tipo particolare di popolarità.
Fare una bella carriera nel Jazz vuol dire anche starci sempre con la testa,
essere concentrati, allenarsi con lo strumento,
continuare sempre a cercare nella musica,
e andare in profondità, anche con l’anima.
Anche essere puntuali è importante!


Chi guardi oggi per cogliere nuove ispirazioni?

Mi guardo sempre intorno e cerco di tenere sempre le orecchie
e gli occhi bene aperti, lasciandomi affascinare e influenzare da tutto:
dalle persone che incontro, dalla natura, dall’ arte, dall’ architettura, dai cibi dal vino.



Sarebbe riduttivo farsi influenzare solo dai suoni o dalla musica:
la musica è il linguaggio attraverso cui il musicista esprime ciò che prova,
ciò che vive, ciò che vede, e che riesce ad elaborare attraverso
il suo strumento, con tutto ciò che quello strumento richiede: tecnica, studio, dedizione.
Mi lascio ispirare molto da giovani musicisti,
che possono essere a loro insaputa dei buoni maestri.
Non sempre l’età fa di una persona un buon maestro!



I tuoi nuovi progetti in divenire?
Proprio in questi giorni sta per uscire un nuovo album:
un progetto in duo dal titolo Tucci & Mannutza “Lunar”.
Io alla batteria e alle percussioni e Luca Mannutza al pianoforte ed alle tastiere:
un disco in cui suoniamo veramente di tutto.
Dal vivo ci divertiamo tantissimo e ci siamo resi conto che il pubblico
apprezza tantissimo la nostra musica.



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