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28 Giugno Giu 2012 1035 28 giugno 2012

SW19, Wimbledon: la Grande Occasione di Regina Camila

Mercoledì 27 giugno, Londra, codice postale SW19, distretto di Wimbledon: allenamento, doccia, mangiare una banana, riscaldamento, partita, palestra, doccia, massaggio, svaccamento negli spogliatoi.
Il tennis professionistico è questo. Stanchezza, tensione, tenacia giorno dopo giorno, ora dopo ora, per una Grande Occasione che potrebbe anche non presentarsi mai oppure, quando si manifesta, trovare l’atleta troppo stressato dalla fatica.
La Grande Occasione per Camila Giorgi, 20enne maceratese giramondo numero 145 del ranking mondiale del tennis professionistico, è arrivata ieri, nella capitale inglese, e lei è stata brava a trasformarla in un momento di gloria.
La guerra per i tennisti con la classifica di Camila è quella per la sopravvivenza (soprattutto economica) quotidiana. Il tennis è uno sport a dir poco costoso – secondo uno studio della Federazione statunitense le spese vive di un professionista si aggirano sui 150 mila dollari annui, tra allenatore, preparatore atletico, viaggi, alberghi e via dicendo. La crisi non c’entra, stavolta, ma per il professionista che vince poco lo spettro del default è vivido e nitido come il suono di una campana.
Una vita passata a colpire diritti e rovesci da fondo campo, infinite volte, sempre gli stessi colpi: il trasferimento del peso sul piede anteriore quando arriva la palla, gli occhi incollati sulla sfera in velcro, l’impatto all’altezza della vita, il finale del movimento, sempre gli stessi movimenti, per decenni. Eppure i tennisti come Camila amano tutto questo, sono animati dalla passione per il Gioco e mirano – perché no – al successo, ai premi in denaro, alle sponsorizzazioni, agli articoli e alle foto sulle riviste cartacee patinate o sul web.
Gianni Morandi cantava e canta: “Uno su mille ce la fa…”. Tutti gli altri arrancano nei circuiti minori oppure finiscono a giocare nei campionati dei circoli (un mio amico li chiama “tornei del gigetto”). Oppure diventano maestri di tennis, insegnanti e informatici come gli altri, i comuni mortali.
Per Camila Giorgi la vittoria di mercoledì 27 giugno – quando nel secondo turno del torneo più importante e più celebrato dai media, ha letteralmente demolito la numero 72 del mondo Anna Tatishvili con il punteggio finale di 6-3 6-1 in meno di un’ora di gioco – ha il valore di uno spartiacque. C’è un prima e c’è un dopo. Il prima è la twilight zone appena descritta, dove il rischio è quello di scomparire e di essere inghiottiti nel ciclo infinito dell’anonimato. Il dopo è il successo, una miscela di risultati e notorietà, dove la seconda è la conseguenza dei primi.
Il circuito pro è paragonabile a un tappeto ispido, su cui il talento – un po’ bizzarro – di Camila può convivere e imporsi. Giocare a tennis ad alti livello è un continuo progresso da un livello di maestria all’altro. La storia tennistica della Giorgi può essere pensata e riassunta come una transizione continua: 1) imparare a giocar bene a tennis testando i progressi nel circuito giovanile; 2) inerpicarsi nel circuito satellite o challenger che dir si voglia, fino a vincere cinque tornei Itf e qualificarsi a Wimbledon; 3) vincere la prima partita nel Tour, a Memphis, nel febbraio 2012, contro una giocatrice esperta come la Petrova; 4) approdare al terzo turno di Wimbledon dove…c’è la possibilità di ritrovare la Petrova come avversaria.
Il segreto per passare da un Plateaux all’altro? Tante qualità e tanto lavoro, ma soprattutto l’umiltà e la pazienza di rimanere lì quando i risultati non arrivano, i soldi sono pochi e la pressione è tanta, allenandosi sempre di più e sempre meglio. Allenamento, doccia, mangiare una banana, riscaldamento, partita, palestra…

P.S.

In bocca al lupo Camila, sono fiero di te. Adesso mantieni la calma e vai avanti. Non sei Elisabetta II, ma per me sei la vera, indiscutibile regina di SW19, South West London, Wimbledon District. Keep calm and reign on.


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