Rumours
29 Giugno Giu 2012 1944 29 giugno 2012

Se Monti taglia la Bat, Provincia a tre teste nata per far nascere quella di Monza

Si chiama Bat ma non ha niente a che fare con Gotham City né con supereroi in costume, ha tre teste ma non è una creatura mitologica. È la sesta Provincia pugliese di Barletta, Andria, Trani, dalla gestazione quantomai curiosa, almeno secondo l’allora presidente della Commissione parlamentare Affari Istituzionali, e che ora rischia di cadere sotto la scure dei nuovi criteri di sopravvivenza dettati dal Ministro Patroni Griffi. E non sarà la sola, anzi.

Che il disegno sia complessivo e riguardi tutti gli Enti di amministrazione territoriale lo ha rivelato proprio lo stesso titolare del dicastero della Semplificazione (sì, lo stesso che Calderoli inaugurò armato di lanciafiamme in una cerimonia surreale) durante il vertice romano dell’Unione Province Italiane dei giorni scorsi: sarà contenuto in un capitolo del prossimo decreto sulla spending review, più o meno ampio a seconda di quante misure supereranno il divieto di inserire in un decreto legge delle norme ordinamentali. Nel frattempo, però, almeno i cardini provvedimento sono noti: ad esempio il varo delle 10 aree metropolitane, da Torino a Reggio Calabria, passando per Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. E poi il taglio di 42 Province su 107 e la sostituzione dell’elezione diretta delle cariche elettive delle restanti con un Consiglio composto di soli Sindaci. I parametri? Popolazione superiore ai 350mila abitanti, territorio di almeno 3mila chilometri quadrati e almeno 50 municipi. Chi ne rispetta almeno due è salvo, per gli altri non ci sarà nulla da fare.

Quindi torniamo alla Bat, o meglio, al 2001. È l’anno in cui il centro sinistra vara la riforma del titolo V della Costituzione, la stessa delle città metropolitane. Le Province diminuiscono? Tutt’altro, poi cambia il Governo. Nasce quella di Fermo, per far posto alla quale si era spaccata quella di Ascoli, e in Sardegna ne sfoderano una bifronte: Olbia – Tempio, che però si porta dietro anche l’Ogliastra, il Medio Campidano, e Carbonia-Iglesias. Sui benefici ottenuti, il Sindaco di un paesino appena reduce dalla secessione non ha dubbi: “Le attività culturali in primis, infatti quest’anno abbiamo ottenuto le sovvenzioni per la nostra sagra del melone coltivato in asciutto”. Il melone, appunto. Tuttavia il modus è quello, e per promuovere Monza al rango di Provincia, si fanno passare anche Fermo e la Bat, appunto. Lo conferma Andrea Pastore (Forza Italia), che dal 2001 al 2006 è Presidente della I Commissione permanente Affari costituzionali, e nella stessa rimane Capogruppo fino al 2008: “C’è stata un’intesa alla Camera, bipartisan…”, spiegò al microfono di Bernardo Iovine di Report quando gliene chiese: “Uno scambio?” “Uno scambio”, ribadì lui, e con lui anche Ciccanti dell’Udc, pronto però a ribadire che la “locomotiva” fosse Monza Brianza e fosse targata Lega.

Ad ogni modo la secessione pugliese dalle amministrazioni provinciali di Bari e Foggia è pesata alla Provincia di Bari per 30/40 milioni all’anno, senza dire che nella Città della Disfida, tanto per tener fede alla fama, si erano infiammati sin da subito gli animi in una guerra tra i tre capoluoghi per i luoghi di rappresentanza. A Barletta la Prefettura. “Dove c’è la Prefettura non ci può anche essere la sede legale, è questione di policentrismo”, aveva subito rimbrottato il Sindaco di Andria Giorgino, fratello del giornalista del Tg1, e difatti lì erano andate Presidenza e Giunta, lasciando a Trani il Tribunale. E ai Comuni limitrofi spettava l’arduo compito di scegliere se aderire o meno.

Ed ora? Se non soppressa la Bat Provincia potrebbe essere aggregata a quella di Foggia, così come quella di Taranto a Brindisi, e se si conta che anche il capoluogo non sarebbe esente da restyling, diventando area metropolitana, praticamente nel tacco dello Stivale resterebbe illesa solo quella di Lecce: “Non si possono fare scelte usando l’accetta senza tenere conto della storia dei territori”, ha frenato l’assessore regionale Marida Dentamaro, chiedendo conto al Governo. Non un unicum, ca va sans dire. Almeno fino al prossimo “scambio”.

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