Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
2 Luglio Lug 2012 2146 02 luglio 2012

Alle venti e trenta


Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele! Anna Magnani

E va bene ok, sono in vacanza. Purtroppo ho dovuto adempiere uno dei doveri più duri per una mamma: portare al mare i bambini.

Morale eccomi connessa dal mio posto preferito sulla faccia della Terra, mi trovo sull’isola che non c’è a guardare una luna che è una tazza di latte freddo appoggiata sul nero.
Oggi pomeriggio mentre camminavo per la consueta passeggiata verso il porto con i bambini, una mano per ciascuno, non ho potuto evitare di osservare e trarre qualche conclusione sulle “poco più che ventenni” che ci superavano gazzellando sui loro tacchissimi, sottili come fil di ferro, alla volta dell’aperitivo.
Premetto che queste sono solo considerazioni, pensieri da blog.
Non si può negare che nonostante io non mi senta nonna Abelarda, 33 anni non sono più 20 e le differenze si vedono, non solo fisicamente, ma anche, e questa è la cosa che mi ha colpito di più oggi, nell’atteggiamento.
Da una parte mentre le guardavo ravvivarsi i capelli ogni dieci secondi, gesticolare sempre impercettibilmente troppo, ridere a voce alta e chiaccherare a velocità ultrasonica per sovrastarsi l’una con l’altra, mi sono sembrate delle aliene di un’altra generazione, dall’altra mi sono rivista e rivissuta in una frazione di secondo. Camminandogli intorno non ho potuto, ne voluto, evitare di ascoltare i loro discorsi e in un attimo è tornato tutto a galla, la vecchia me, con la sua insicurezza e la sua inquietudine, è rivissuta per pochi istanti.
Mi sono ricordata cosa vuol dire essere nel pieno dei messaggi che non dovresti mai mandare ma che mandi puntualmente per colpa del vino, ho rivissuto il dramma e il senso di perdita incolmabile per la fine del primo amore, ho perso di nuovo la mia migliore amica, ho pianto per la partenza di un ragazzo conosciuto la sera prima e di cui non sapevo neanche il nome, ho firmato il mio primo contratto a progetto...

Quante cose sono cambiate? A trent’anni ci capitano solo cose diverse o siamo noi a essere davvero diverse? Mi sa, la seconda che hai detto.
Mi manca molto quella sensazione incredibile, quella che si provava prima di andare a un appuntamento, certa che tutto poteva davvero succedere e che niente di davvero brutto sarebbe mai potuto capitare.
Negli ultimi dieci anni mi sono successe così tante cose che la mia estate del 2002 mi sembra avvenuta fra il mesozoico e il paleozoico ma allo stesso tempo pochi minuti fa. Come ero? Come sono? Una parte di me avrà sempre vent’anni, ormai mi sono rassegnata, ma ora finalmente, dopo dieci anni di agonia, non ho più paura. Non ho più paura di me.
A parte dell’età, sicuramente è merito anche questa volta dei miei bambini. Essere una mamma mi ha reso la donna che avevo sempre sognato di essere, non più bella delle altre, non più simpatica, nemmeno più intelligente, neanche più realizzata ma semplicemente, in pace.
Ecco che allora, strano a dirsi, rispetto a dieci anni fa, mi piaccio di meno ma oso di più, mi butto, sperimento, vivo, mi diverto, me ne frego.
Dopo dieci anni e due figli, so finalmente chi sono veramente e so che davvero tutto è possibile. So che essere solo una mamma non mi basta, so che lavorare e basta non mi basta, so che posso essere tutte le donne che voglio pur restando con la stessa persona, so che ci sarà sempre qualcuno a odiarmi ma che qualcuno mi ama davvero.
Sono davvero pronta a scoprire cosa viene dopo?
Sono molto curiosa e so che finalmente quando metto i tacchi alti mi sento nei miei panni.


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook