Congiuntura
2 Luglio Lug 2012 1149 02 luglio 2012

«Lo scandalo Libor? Come Tangentopoli»

«Lo scaricabarile finisce qui e devo riconoscere la mia responsabilità e farmi da parte». Marcus Agius, presidente di Barclays, si è dimesso. La banca britannica, travolta dallo scandalo Libor (London Interbank Offered Rate), l’indice interbancario manipolato per anni, ha ammesso le proprie colpe, pagando a caro prezzo dal punto di vista mediatico la sua scelta di trattare con le autorità finanziarie statunitensi e britanniche. 290 milioni di sterline per le alterazioni su Libor ed Euro Interbank Offered Rate (Euribor), l’equivalente del Libor in riferimento all’eurozona. Ma questo, non va dimenticato, è solo l’inizio.

Il Libor affaire ha scoperchiato il vaso di Pandora. Questo indice è la media dei tassi d’interesse a cui un panel di banche si presta denaro nel mercato monetario londinese. Le responsabilità non vanno quindi ricercate solo Barclays, ma in tutto il sistema, politici compresi. Pensare che sia stato solo un soggetto a manipolare i tassi per avvantaggiarsi rispetto agli altri operatori non solo è sbagliato, ma anche ingenuo. Un paragone che può rendere bene l’idea è quello con il ciclismo.

Da anni si dice che le due ruote rappresentino il massimo esempio di infiltrazione del doping nello sport. Ogni tanto emerge qualche ciclista che, accusando tutti i colleghi, afferma che «sono tutti dopati». E forse è proprio per questo che io mi appassiono ancora nel vedere Milano-Sanremo, Giro d’Italia e Tour de France. Si sposta l’asticella, ma le differenze di base rimangono comunque quelle fornite dalla natura. E dato che le macchinazioni rimangono in un circuito chiuso, senza cioè avere ripercussioni esogene, le conseguenze hanno effetti limitati sulla popolazione. Diverso è invece il discorso se si pensa a Libor ed Euribor, i cui tassi fanno da parametro per i mutui di migliaia di famiglie.

È davvero poco immaginabile uno scenario in cui un solo operatore cerca di lucrare sugli altri senza che questi possano replicare. Più facile invece che sia nato un cartello, simile a quello dell’Opec (Organization of the petroleum exporting countries). E in quel caso, come ha già spiegato la Financial services authority (Fsa), ovvero l’organo britannico di vigilanza finanziaria, se si riscontreranno delle frodi, a pagare saranno solo i colpevoli. Se a patire dei tassi adulterati saranno stati i consumatori, è giusto che gli operatori del mercato siano puniti.

Non ci sono giustificazioni per ciò che è successo. La mano invisibile che muove l’economia, teorizzata da Adam Smith, non è poi così invisibile. Già lo si sapeva, ma lo scandalo Libor lo ha fatto ricordare a molti. E non vale pensare che basti colpirne uno, Agius, per educarne cento. La mossa del presidente di Barclays potrebbe essere quindi solo la prima di una lunga serie. Il prossimo a capitolare potrebbe essere Bob Diamond, amministratore delegato della banca dell’aquila nata nel 1690. E via via, il morbo potrebbe arrivare agli altri operatori. Un trader del Credit Suisse, scrivendomi questa mattina, mi ha paragonato lo scandalo Libor a ciò che è stato Tangentopoli per l’Italia. E lo stesso dicono altri suoi colleghi di altri istituti di credito, come SocGen o Santander. L’impressione, osservando la profondità di ciò che è successo, è che abbiano ragione.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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