Nuovo Mondo
2 Luglio Lug 2012 2034 02 luglio 2012

Ma perché la Spagna ha vinto...?

Prendi un allenatore eccellente come Prandelli, dagli una nazionale dove i giovani ed i vivai li devi trovare nelle parrocchie, se ti va bene, gli fai preparare un Europeo, mentre si giocano campionati, coppe e coppette, con club arricchiti, zeppi di stranieri ed egoisti e la federazione è la più debole d’Europa, con dirigenti miopi ed incompetenti e poi gli chiedi di vincere l’Europeo. Ecco, la Spagna è altro, molto altro.

Passiamo ad altro, certo. Ma chiediamoci perché la Spagna ha vinto, al di là del gioco, della serata storta, delle condizioni fisiche. Mentre da noi Prandelli ha dovuto fare tutto e il lavoro fatto per raggiungere questa finale è tanto miracoloso quanto irripetibile, la Spagna può ben vantarsi di essere una formazione pari a quel mitico Brasile del 1970 con un mix di giovani e giocatori d’esperienza, cresciuti nei mitici vivai dei vari Santos e Flamengo e non è un caso che il Brasile sia molto simile nella scoperta di giovani ma paghi la defezione infrastrutturale ed economica dei suoi clubs.

Innanzitutto, prima di guardare ai conti ed ai debiti delle formazioni spagnole, paragonandoli con quelle italiane, bisognerebbe considerare che ciascuna delle migliori squadre in Spagna ha una Cantera, una squadra B, che senza promozioni e retrocessioni gioca un normale e competitivo campionato in cui sono convogliati tutti i giovani che presto, molto presto (Iniesta, Xavi e Pedro hanno esordito a 18 anni in Champions League, con il Barcellona) esordiscono in grandi tornei.

Nella formazione che ha stravinto contro l’Italia militavano sei giocatori nati e cresciuti nel Barcelona che gli ha finanziato studi ed allenamenti, offrendogli occasioni e borse di studio. Idem si può dire per i tre del Real e per i due del Valencia, tra cui il talento di 22 anni, Jordi Alba. E non c’è straniero che tenga che possa passare avanti ad un uomo delle Canteras, ne sa qualcosa Ibrahimovic più volte sostituito con Bojan, croato con passaporto spagnolo, anche lui nato nel Barcellona. Provate a trovarne in Italia, salvo rari esempi virtuosi in passato di Juventus e Roma, di poca durata.

Chi guarda ai tre titoli consecutivi della Spagna maggiore, dovrebbe sapere anche che l’Under-21 ha vinto lo scorso anno l’Europeo e negli ultimi sei anni l’Under-19, l’Europeo lo ha vinto per tre volte. C’è una nuova generazione dietro i vari Iniesta, Xavi, Fabregas e la maggior parte di loro ha già un ruolo da titolare nelle rispettive squadre.

La Spagna ha un sistema di federazione assolutamente non gerarchico, visto che la Real Federacion Espanola de Futbol gestisce solo la rete terminale e centrale di una gestione calcistica di società, strutture, attività sociali, politiche e di formazioni che sono suddivise in diciannove federazioni territoriali con impianti propri o di proprietà dei clubs e con attività che collegano il Calcio ad altri sport.

Quanto alla classe dirigenzialie, quasi tutti i loro componenti vengono dal mondo dello sport e non si siedono su una poltrona per nomina politica o per presunti meriti manageriali e gli stessi operano una seria gestione che unisce scuole, università ed imprese non solo burocraticamente e formalmente come accade da noi, ma con stages, finanziamenti e partecipazioni private. Un sistema culminato nella Ciudad del Futbol nel 2003, un avveniristico centro specializzato dedicato al Calcio spagnolo.

Hanno vinto loro, perché a dispetto di crisi, spread e debiti uguali, hanno saputo costruire sul nulla, magari vincendo poco all’inizio e vincendo tardi, ma alla fine raccogliendo ciò che hanno seminato e non per mero caso. Hanno saputo investire sui giovani per fare squadra e non sulla ricerca di stelle per improvvisare la vittoria o di nababbi italiani o mondiali che acquistino squadre e campioni stranieri.

E Prandelli, che in questo è ben poco italiano, ha centrato il problema e peccato non abbia potuto aggiungere che nulla di più si può fare, perché in Italia non esisteranno mai Canteras, né un sistema pubblico, aziendale e scolastico che gestisca il Calcio in modo virtuoso ed economico, né dirigenti che siano politicanti che sanno più di burocrazia che di sport.

Siamo secondi, perché arriviamo sempre dopo ed è un bene che sia così, perché con una vittoria ci saremmo veramente illusi che il nostro sistema è corretto e vincente.

P.S. Ed è anche per questo che speravo vincesse la Spagna, perché nella sconfitta gli italiani dovrebbero convincere di migliorarsi, mentre nella vittoria si credono sempre e comunque migliori

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