Massimo Famularo
Apologia di Socrate
3 Luglio Lug 2012 0917 03 luglio 2012

Caro Krugman ti scrivo

Gentile Pofessore,
le scrivo per illistrarle alcune perplessità in merito al manifesto da lei recentemente proposto insieme a Richard Layard’s. Naturalmente non mi aspetto che un premio nobel perda tempo a rispondermi, così mi limiterò a lasciare le mie domande nel vento della rete augurandomi che possano suggerire spunti di riflessione a chi avrà voglia di leggerle.

Premetto di avere dei pregiudizi nei confronti delle politiche incentrate sulla spesa pubblica, perché sono nato e vivo in un paese dove pagare qualcuno è per scavare buche e poi riempirle è considerata una buona idea. La velocità di scavo e la probabilità che poi la buca sia realmente riempita, demarca una delle principali differenze tra nord e sud. Ma non voglio tediarla col falso-keynesismo straccione, che certo non le appartiene e che da queste parti ancora va per la maggiore.
Lei scrive che:

Many policy makers insist that the crisis was caused by irresponsible public borrowing. With very few exceptions - other than Greece - this is false. Instead, the conditions for crisis were created by excessive private sector borrowing and lending, including by over-leveraged banks. The collapse of this bubble led to massive falls in output and thus in tax revenue. So the large government deficits we see today are a consequence of the crisis, not its cause.
Sicuro che lo stesso schema vada bene per tutti il paesi ?

Non le pare una semplificazione eccessiva applicare lo stesso schema a esperienze diverse in paesi diversi? (ai frequentatori del blog sarà tornata in mente una certa osservazione, a mio avviso illuminante, che ho citato qualche tempo fa). Crede che sia corretto accomunare il debito contratto dall'Irlanda per salvare le sue banche con quello pazientemente accumulato dalla classe politica italiana per foraggiare il proprio consenso? Non crede che Francia e l'Italia abbiano registrato deficit da "qualche anno prima della crisi"? Ha considerato l'ipotesi che la crisi abbia semplicemente esacerbato dei problemi strutturali presenti da lungo tempo e parzialmente occultati per qualche anno dalla creazione dell'euro?
Inoltre scrive

The nature of the crisis. When real estate bubbles on both sides of the Atlantic burst, many parts of the private sector slashed spending in an attempt to pay down past debts. This was a rational response on the part of individuals, but - just like the similar response of debtors in the 1930s - it has proved collectively self-defeating, because one person’s spending is another person’s income. The result of the spending collapse has been an economic depression that has worsened the public debt.
The appropriate response. At a time when the private sector is engaged in a collective effort to spend less, public policy should act as a stabilizing force, attempting to sustain spending. At the very least we should not be making things worse by big cuts in government spending or big increases in tax rates on ordinary people. Unfortunately, that’s exactly what many governments are now doing.


Non crede che possa fare una grande differenza COME e DOVE si spende e si taglia?
Sulla questione ricordo lo scambio di battute avuto con Furio Colombo (botta, risposta, controreplica)

Non crede che una cattiva spesa, invece di stabilizzare l'economia possa aggravare la situazione, magari distorcendo l'allocazione delle risorse e scoraggiando l'attività privata (se vuole approfondire il tema della spesa cattiva le suggerisco l'Italia come case study)? Come suggerisce di finanziare questa spesa nei casi in cui il livello di tassazione e il debito outstanding sono già a livelli così alti da non poter essere accresciuti senza demprimere ulteriormente l'economia? Non crede che possano esistere "Tagli Buoni" alla spesa, in tutti quei casi in cui consentono da un lato di alleggerire la pressione fiscale sui cittadini ed eliminano le distorsioni che scoraggiano l'attività privata, senza peraltro intaccare gli investimenti produttivi?

Non mi permetto di criticare la sua ricetta per uscire dalla crisi, né ho le competenze e gli strumenti per mettere in discussione l'efficacia degli stimoli che lei propone. Da mero osservatore mi permetto di riassumere semplicemente le mie perplessità in due domande:

1-La qualità della spesa pubblica, intesa come efficienza ed efficacia con la quale le risorse vengono impiegate non dovrebbe contare almeno tanto, se non più della Quantità? Se le risorse vengono male impiegate, non è controproducente espandere la spesa?

2-Il modo con il quale la spesa viene finanziata, soprattutto in condizioni di elevata pressione fiscale, alto rapporto debito Pil e difficoltà di collocare nuovo debito non è un argomento rilevante? Se la nuova spesa comporta nuove imposte o nuovo debito particolarmente costoso non c'è il rischio che gli effetti recessivi superino quelli espansivi?

@massimofamularo

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook