Dario Russo
Babele
3 Luglio Lug 2012 1446 03 luglio 2012

Internet per una politica e una vita migliore

Roosevelt - negli anni ’30 - intuì l’importanza della radio, negli anni ’60 Kennedy comprese la forza della televisione, mentre nel 2008 Obama sfruttò al meglio le potenzialità di internet.

È palese quanto siano importanti i media e quanto il web abbia inciso anche in termini di comunicazione politica (e non solo). Non è un caso che da qualche tempo, si incomincia a dare un valore e un peso ai così detti “portatori di interesse” sopratutto in ambito 2.0.

Sono vari i progetti per poter quantificare l’influenza sul web delle singole persone; anche se dovranno essere ancora perfezionati, servizi come Klout e Peerindex posso dare delle indicazioni.

Politica 2.0 - Con la crescente evoluzione e influenza della rete, ecco che anche l’attività politica sul web è oggetto di studio. Nella cassetta degli attrezzi di uno spin doctor, non si potrà fare a meno di Politicount, un portale “che misura la qualità della presenza online dei politici” e non sarà sbagliato controllare SocialTrends per constare i dieci politici più influenti in Italia su Facebook, Youtube e Twitter; invece, gli amanti del cinguettio, non rinunceranno a dare uno sguardo Tweetpolitico: Osservatorio della politica italiana attraverso i cinguettii della rete.
Da qualche anno a questa parte, degni di grande interesse sono i così detti progetti open data che stanno prendendo piede in tutto il mondo, sia in ambito politico/istituzionale che in ambito giornalistico (open journalism o data drive journalism). Se è vero che la politica è una scienza, in quanto tale, occorrono dati precisi e poco fumo negli occhi. In Italia, un plauso enorme, va sicuramente all’Associazione Open Polis che dal 2006 promuove l’open government e ad oggi ha realizzando vari progetti, tutti di grande nota.
Per l’aspirante candidato politico, occhio alla reputazione soprattutto sul web; prima e dopo l’elezioni, sarà bene ricordarsi che al web non sfugge nulla.

Democrazia elettronica - Per parlare della così detta e-democracy, spesso si riporta l’esempio delle piattaforme Meet-Up (in Italia usate dal Movimento 5 Stelle) e del successo del Partito Pirata soprattutto in paesi come in Svezia e Germania, senza tralasciare i moti della primavera araba a colpi di social network e alle mobilitazioni portate avanti con progetti come quello di Avaaz. Gli esempi sono veramente tanti, ma andando alle origini delle prime forme di democrazia elettronica, possiamo trovare tracce già dal 1998 con Move On, nato come gruppo di posta elettronica che - in seguito allo scandalo Lewinsky - promosse una petizione al congresso degli Stati Uniti al fine di “censure President Clinton and move on”. Ad oggi Move On, nel panorama statunitense, costituisce ancora un punto di influenza molto importante per la politica del paese.

Le bugie hanno le gambe corte - Nel dibattito politico un ruolo chiave lo hanno i così detti media mainstream, anche se il più delle volte le informazioni sono spesso viziate da imprecisioni, faziosità e omissioni. Il deficit informativo è stato in gran parte colmato dal citizen journalism, anche se uno dei problemi di fondo, resta sempre il controllo delle informazioni che spesso viene meno (a favore della frenesia dei tempi rapidissimi di pubblicazione). A tal proposito - sempre negli Stati Uniti - Bill Adair diede vita a PolitiFact. Un progetto nato dall’idea di monitorare dichiarazioni dei “members of Congress, the White House, lobbyists and interest groups” e di verificarne la fondatezza attraverso una sorta di “veritometro”. L’idea tanto semplice quanto efficace serve per sbugiardare dichiarazioni fasulle e non a caso, ha vinto nel 2009 il premio Pulitzer. Sugli stessi principi, oltre al progetto di Adair è giusto annoverare anche il portale FactCheck e l’area The Fact Checker del Washington Post.

Gli esempi riportati sono giusto alcune indicazioni per capire come la politica (nel senso più ampio del termine) tragga benefici dalle potenzialità della rete, ed una politica partecipata e fatta con maggiore controllo da parte dei cittadini, naturalmente non può che dare dei benefici a tutta la collettività. Peccato che nonostante i casi dati propositivi, il digital divide e la lentezza delle rete italiana restano problemi non da poco. Evidentemente, alla nostra classe politica, più che far capire i benefici del web in termini di collettività, sarà meglio indicare i benefici riportando casi più semplici e tangibili nella vita di tutti giorni.

Il cortometraggio qui proposto, è stato realizzato di recente da Laura Bianco e Dorotea Pace (al concept del video hanno partecipato anche Stefano Quintarelli e Marco De Rossi) e speriamo possa far cambiare idea a chi non capisce o non vuol capire che con internet si vive meglio.

Si parla tanto di innovazione e sviluppo per fronteggiare la crisi, perché non ripartire dal web ?

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