Jacopo Tondelli
Post Silvio
3 Luglio Lug 2012 0739 03 luglio 2012

Quello che le Camusso non dicono (sulla spending review)

Non bisogna ridurre il perimetro dello stato. Ci vuole una patrimoniale per i più ricchi. I lavoratori hanno già pagato, ora paghi la rendita. Vendita del patrimonio pubblico possibile, a patto di non toccare le aziende pubbliche e municipalizzate. Taglio di non meglio precisati enti inutili. Questo, grosso modo, i cardini entro cui si muove l’intervista a Susanna Camusso fatta da La Stampa di Torino, ieri, e a La Repubblica oggi.

Ogni volta che leggo le parole dei sindacalisti italiani che parlano di possibili tagli alla spesa pubblica e al pubblico impiego vengo preso dallo sconforto. Ma possibile non succeda mai, mai una volta, che ci sia disponibilità ad ammettere che spesso, molto spesso, l’assoluta mancanza di produttività di certi pubblici uffici è una catena al collo di interi settori? Possibile che mai una volta Susanna Camusso (e i suoi colleghi) arrivino ad ammettere che quello che loro chiamano “lavoro” in realtà è semplicimente “percezione dello stipendio”? 

Sono domande elementari, che ci facciamo forse da quando andavamo alle elementari, le prime volte in cui entravamo in un ufficio e vedevamo gente che ci lasciava in coda con mamma e papà per andare a bere il caffè. E poi, crescendo, quando conoscevamo pubblici dipendenti onesti e capaci che, loro malgrado, si trovavano equiparati a molti inetti che vivono a spese nostre. Domande che, nei paesi seri, si pongono anche i sindacalisti, perchè sanno che ogni stipendio pubblico regalato a dipendenti pubblici inoperosi è sottratto - con le tasse - ad altri lavoratori, professionisti e imprenditori che si danno da fare. 

Sarebbe ora, anche in Italia, che il sindacato riconoscesse la realtà. Anche per chiedere con più legittimazione tutto il resto. 

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