Gemma Musicco
A metà tra la terra e il cielo
4 Luglio Lug 2012 0715 04 luglio 2012

La bellezza della scuola nella tragedia euripidea

Il silenzio del pubblico si riempie di un clamoroso applauso. Dal palco i ragazzi sorridono tra un inchino e l’altro nei loro calzari e abiti greci sullo sfondo di un antico palazzo di Trezène incorniciato dalle statue di Artemide e Afrodite. Si conclude così la “prima” dell’Ippolito, tragedia greca messa in scena dai maturandi del liceo classico Cesare Arici (Brescia) giorni fa presso l'Aula Polifunzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

Poco più di mezz’ora in cui i ragazzi accompagnano la platea in un tuffo nel passato, nella Grecia del 428 a. C. attraverso il dramma euripideo diviso tra amore e virtù, colpa e follia.

La dea Afrodite avvolta in un morbido abito rosso espone l’antefatto della tragedia cominciando dal momento in cui Fedra, moglie di Teseo, vede per la prima volta ad Atene il figliastro Ippolito ed è presa da una terribile passione per lui. Prima di allontanarsi anticipa la conclusione della vicenda: Ippolito sarà ucciso da Teseo che chiederà al padre Poseidone di esaudire, come aveva promesso, uno di tre suoi desideri, e anche Fedra morirà, pur salvando il proprio onore.

Le scene si susseguono fedeli a un copione chiaro e lineare. Gli attori fanno partecipe il pubblico dei loro sentimenti e stati d’animo. Dietro le quinte una fitta schiera di tecnici cura i microfoni, la scenografia e i costumi. Si percepisce un lavoro di squadra, di entusiasmo e voglia di fare tra quei cinquantun ragazzi e il loro professore. Lui, Gian Enrico Manzoni, docente di latino e greco nonché regista, si gode in prima fila il frutto di un lavoro iniziato cinque mesi fa.

La classe – commenta – ha accolto la proposta con grande interesse, in alcuni casi con vero entusiasmo. Devo dire, soprattutto la componente femminile: invece per coprire il ruolo di Ippolito siamo dovuti ricorrere a un ex-alunno. Però anche i maschi poi si sono riscattati, con alcuni attori davvero bravi e convincenti, oltre alle parti corali e a quelle tecniche che li hanno visti coinvolti”.

Così dai banchi si passa al palcoscenico con l’intento di conoscere e di capire più a fondo la tragedia, vederne le dinamiche e le problematiche in modo più approfondito in vista dell’esame di maturità. “Naturalmente – continua Manzoni – ho imparato qualcosa anch’io, anzi molto: per esempio che alcuni ragazzi che a scuola sembrano disinteressati, nella recita teatrale si rivelano a volte più coinvolti di altri. E che molti timidi poi, recitando, tirano fuori la grinta”.

Un’esperienza, questa teatrale, che ha rafforzato anche il sentimento di amicizia tra i ragazzi: “è stata un’occasione per metterci in gioco, condividere la bellezza di un progetto ed essere noi i protagonisti di quei miti dell’antica grecia intrappolati oggi nei libri“.

“Credo che sia molto importante incentivare questo tipo di attività nelle scuole perché è un modo diverso per appassionarsi allo studio e magari scoprire anche un proprio talento nascosto” racconta Franceska Chinotti, attrice nel ruolo di Afrodite.

Negli occhi dei ragazzi si legge già il ricordo di divertenti pomeriggi insieme e di un impegno portato avanti accanto a un professore nella magia che dà voce a quei messaggi eterni, ricchi di una commovente attualità. Ed è proprio questa la bellezza della scuola di oggi.

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