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4 Luglio Lug 2012 1828 04 luglio 2012

L’apocalisse dei bancari: 200mila posti di lavoro in meno da qui al 2016

La parola d’ordine da tempo ormai è una brutta parola inglese: deleveraging. Significa ridurre il perimetro delle attività e razionalizzare la gestione. È questa la ricetta delle banche per sopravvivere all’eurocrisi e ritornare interessanti per gli investitori. Il calcolo, ripreso da La Tribune, è di Roland Berger, società di consulenza che rappresenta il “ristrutturatore” per eccellenza dei debiti sovrani, ha provato a quantificare, in termini di posti di lavoro, quanto gli istituti di credito comunitari devono sforbiciare 40 miliardi di euro da qui al 2016, per tornare a a un return on equity a doppia cifra. Il che corrisponde a circa 200mila posti di lavoro, il 6% del totale europeo. Questo nello scenario migliore, perché nel worst case scenario, cioè l’ulteriore peggioramento macroeconomico della zona euro, il conto potrebbe alzarsi a 360mila, su un totale di oltre 3 milioni di occupati. 

Nella settimana in cui, per la prima volta nella sua storia, i dipendenti di Intesa Sanpaolo hanno scioperato, questi numeri fanno un certo effetto. Anche perché si tratta del doppio del totale dei licenziamenti già attuati, complessivamente, nel periodo che va dal 2007, quando hanno cominciato a manifestarsi le prime avvisaglie della crisi, al 2011. Roland Berger prevede anche la chiusura di 15-20mila filiali nel prossimo quadriennio, sulle attuali 240mila. Unica consolazione: in Francia, scrive La Tribune, il 18% della forza lavoro del settore ha più di 55 anni, e quindi è vicinissima alla pensione. Di certo c’è che il classico detto «beato te che hai il posto in banca» ogni giorno è più lontano dalla realtà. A meno che uno vada a lavorare a Singapore. 

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