A tutto Tondi
4 Luglio Lug 2012 1015 04 luglio 2012

Uno dei problemi della Cina? Ha troppi soldi

In questi anni la Cina come sapete è stata ed è interessata da una crescita impetuosa ed impressionante, per numeri e conseguenze sugli equilibri internazionali.

Come sempre accade in questi casi si è diffusa una certa saggistica divulgativo-scandalistica che profetizza per il paese della Grande Muraglia un futuro glorioso e costellato di successi: capostipite di questi saggi e Maonomics, di Loretta Napoleoni.

In realtà il Paese ha mille problemi, e non è detto che sia capace di risolverli tutti: una popolazione che sta invecchiando a ritmi rapidissimi, grazie alla scellerata politica del figlio unico applicata negli ultimi trent'anni; uno stato sociale inesistente; un'economia fortemente sbilanciata sulle esportazioni e molti altri.

Un problema di cui si parla relativamente poco è l'enorme liquidità a disposizione del Governo. Perché è un problema, direte voi? è un problema perché quando uno Stato ha a disposizione somme così ingenti, le impiega in modo tutt'altro che efficiente. Soprattutto se è uno Stato di dimensioni continentali. Soprattutto se è una dittatura che si regge su uno sterminato ceto burocratico.

La Cina conferma questa "legge": il governo ha speso e continua a spendere miliardi di dollari in progetti infrastrutturali faraonici che sono stati intrapresi senza considerare la domanda. Quando la domanda è molto inferiore alla "capacità produttiva" di quel progetto (il che succede molto spesso), quel progetto non verrà utilizzato.

Il regime vanta ormai diverse città fantasma: interi centri costruiti dal Governo per ospitare centinaia di migliaia di persone e rimasti disabitati. Ora pare che abbia iniziato a praticare questo "sport" anche in Africa, per la precisione in Angola, come potete leggere qui. Appartamenti in vendita a 100.000 euro in un paese in via di sviluppo nel bel mezzo del Continente Nero: e l'obbiettivo non è creare una zona residenziale di lusso, ma una città satellite di un grande complesso industriale. Sorge spontanea una domanda: un operaio angolano potrà mai pagare una somma del genere?

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