Fermi con le mani
5 Luglio Lug 2012 0922 05 luglio 2012

Mi scusi Presidente

La fine di un sogno - Sono passati 5 giorni dalla dolorosa disfatta della fatal Kiev e, dopo oltre un mese di continuo chiacchiericcio, il dibattito sulla nazionale di calcio è ormai andato in cantina per lasciar posto al frizzante calciomercato e alla spending review del Governo Monti, argomento questo indubbiamente meno allettante.

Ciò nonostante, mi scuserete ma mi permetto di ritornare sull'argomento "azzurri" per spendere poche parole su due punti, poco sportivi forse, ma che troppo hanno inciso a mio parere durante questa spedizione europea.

Sentirsi Italiani - Ho sempre pensato che il calcio sia qualcosa di sociale. Forse, detta così, l'affermazione rischia di essere un pò generica. Con sociale intendo territoriale, legata ad un determinato popolo e ad una determinata cultura. Sono napoletano, tifo Napoli perchè è la squadra che mi rappresenta. Sono romano, tifo Roma (o Lazio) e così via. Non ho mai accettato quei tifosi (o pseudo tali) che, sedotti dalle vittorie facili di Milan, Inter e Juventus, hanno deciso di farsi rappresentare da colori e culture diverse, molto lontane da quelle di appartenenza. Ma vabè, forse sono un integralista io e questa mia visione è nettamente minoritaria. Se il metro di giudizio è unico allora, un barese che tifa Juve ben potrebbe ad un mondiale sostenere la Costa d'Avorio; ma almeno qui invece, per fortuna, il senso comune di appartenenza ad una nazione ci fa tifare per l'unica vera squadra che ci rappresenta: l'Italia. Non credo sia un qualcosa che si possa scegliere: si è italiani, si tifa Italia, punto. Certo, bisognerebbe tifare l'Italia del volley, l'Italia del basket, l'Italia del tiro al piattello ma dice Brunori che "il calcio è la sola religione del mondo", per cui accontentiamoci di uno spirito nazionale almeno per 11 maglie azzurre. Come inserire, in questo quadro allora, le dichiarazioni di Grillo e Travaglio (ormai vanno a coppia) contro la nazionale di Cesare Prandelli? Usare il coro del Trio Medusa e dire che "questa è proprio una grande, gigantesca, strepitosa cazzata" rischia di farmi passare come persona troppo volgare? Ma come, proprio loro, i salvatori della patria contro la nazionale? Ma soprattutto, due delle persone che riescono ad orientare più di tutti l'opinione pubblica in questo Paese, che invece di occuparsi di questioni serie, perdono tempo a sottolineare le loro simpatie sportive? In un momento in cui molti italiani fuggono all'estero, queste dichiarazioni possono essere perdonate? Secondo me no e, quasi quasi, inizio a ritenere che Sgarbi avesse ragione anni or sono quando, in una trasmissione di Santoro, usò un termine forte per descrivere l'Italia e Travaglio (spero di non essere querelato anche io adesso). Altrettanto criticabili però, sono tutti coloro che si ergono a difensori della patria solo durante una manifestazione sportiva o durante una gita all'estero. Sentirsi Italiani tifando la nazionale? No, non basta più. Bisogna sentirsi Italiani ogni giorni, rispettando la legge, pagando le tasse, onorando una delle più belle nazioni al mondo, partecipando alla vita sociale ed al dibattito politico, aiutando un Paese a ripartire, ed evitando le stupide polemiche di cui sopra.

Sociale si, politica no! - Se il calcio ha un ampio risvolto sociale, non si può attribuirgli però un messaggio politico. A Napoli si sogna lo Scudetto per cercare una sorta di rivalsa nei confronti del ricco Nord: un ideale romantico, giustificabile nel tifoso medio ma non nell'assennato politico. Invece, quello tra calcio e politica è diventato un connubio inscindibile. Da quando De Magistris è stato eletto sindaco, è perennemente al fianco di De Laurentis al San Paolo; Napolitano passa più tempo con Buffon che con sua moglie Clio. Addirittura il grigio Monti, che sa di calcio quanto io so di fisica quantistica, è volato a Kiev per vedere la finale degli europei. Il Presidente della Repubblica, dopo aver fatto visita ai calciatori negli spogliatoi, ha poi ospitato gli azzurri al Quirinale. E qui, anche Prandelli, confuso dal continuo alternarsi di calcio e politica, ha parlato come un leader dell'opposizione e no come un CT.

Eh no, mi scusi Presidente, ma qui c'è qualcosa che non va! In un momento in cui i cittadini si sentono lontani dalle istituzioni, è Vostro dovere ricevere le parti sociali, imprenditori e lavoratori, casalinghe e studenti, e no quattro ragazzi che tirano dei calci ad un pallone. Sono loro che meritano attenzione e rispetto, sono loro che hanno bisogno di risposte immediate. Non avete partecipato a nessun funerale degli imprenditori suicidi a causa della crisi e non siete venuto a Brindisi, ma Vi siete esposto subito quando è morto il povero Morosini e siete andato poi a Kiev per una partita. Come deveno reagire i cittadini di fronte a tutto questo? Ma soprattutto cosa devono pensare i giovanissimi, che già hanno una crisi di valori ed hanno in Cristiano Ronaldo il mito di riferimento? Come convincerli che i valori sono altri, se poi anche le istituzioni danno un esempio sbagliato. Non bastava un Premier debole alle grazie femminili, ora abbiamo anche un Presidente della Repubblica più attento al 3-5-2 che al 451 (il livello dello spread in questi giorni). Oibò, si sa che ci sentiamo tutti Commissari Tecnici in Italia, ma anche Voi Presidè no eh!

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