Massimo Famularo
Apologia di Socrate
5 Luglio Lug 2012 1033 05 luglio 2012

Vale davvero la pena di intervenire sulla spesa pubblica?

A che serve tagliare la spesa pubblica?
Ad accontentare il liberisti sadici e bastardi che vogliono lasciar morire per strada la povera gente?
A eseguire gli ordini dei maledetti banchieri senza cuore che giocano a dadi con il destino dell'universo?
Fosse solo per questo direi che potremmo pure abbondantemente farne a meno.

Quale altra ragione ci può essere per intervenire sulla spesa pubblica?
Facciamo un passo indietro e chiediamoci:a che serve la spesa pubblica?

Serve a pagare lo stipendio dei giudici che amministrano la giustizia; quello dei poliziotti che garantiscono l'ordine pubblico eccetera eccetera. Insomma, serve a fare tante cose, così buone e giuste che uno potrebbe legittimamente domandarsi perché mai dovremmo pensare di tagliarla?

Ci sono almeno due possibili risposte:

  1. Nonostante le finalità buone e giuste siano le finalità, non ci possiamo permettere il livello attuale di spesa
  2. Le buone intenzioni alla base della spesa sociale, al crescere della dimensione possono facilmente degenerare e lastricare la strad che ci porta all'inferno

Che vuol dire il punto 1?
Che se per una nobile finalità occorre 1 milione di euro, potrei ben essere disponibile a spendere quella somma. Prima di spenderla, però dovei averla. Se anche trovassi qualcuno disposto a prestarmi i soldi, sarebbe corretto indebitarmi per tale sacrosanta giusta causa solo nel caso in cui credessi di poter ripagare il debito in futuro. In caso contrario starei imbrogliando chi mi presta il denaro e preparando una specie di bancarotta fraudolenta.

Con gli stati è difficile capire quanta spesa ci si può realmente permettere perché per le nazioni è più facile indebitarsi e c'è sempre la possibilità di introdurre nuove imposte.Come faccio a sapere se il livello della spesa pubblica attuale è elevato, corretto oppure troppo basso?
In primis si tratta di una scelta politica, alcuni paesi potrebbero voler spendere per certe voci più di altri, tuttavia esistono degli indicatori obbiettivi a cui si può fare riferimento. Ad esempio si può considerare congiuntamente

  • il livello di tassazione,
  • la qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione e
  • la crescita dell'economia.

In Italia la pressione fiscale è molto alta*,la qualità dei servizi tutt'altro che soddisfacente** e la crescita del Pil asfittica***. Dunque l'argomento che la spesa pubblica è eccessiva è suffragato quanto meno dall'osservazione che a fronte delle imposte elevate che paghiamo riceviamo servizi insoddisfacenti e che questo si ripercuote sull'andamento dell'economia rendendo ancor meno sostenibile il livello attuale della spesa pubblica.

A questo punto si innesta il secondo problema. Se la spesa pubblica è Tabù, la spesa sociale è Tabù al quadrato. Intervenire su questa componente implica affamare bambini innocenti o negare cure mediche agli indigenti? Se ci togliamo le lenti distorte dell'ideologia no. Anche il portantino che prende le mazzette e non fa il suo dovere è spesa sociale, come il barone universitario che crea la cattedra o il posto in ospedale per familiari, famigli e affiliati.

Introduciamo, quindi il tema delle distorsioni (ben approfondito in questo articolo)

La spesa cattiva oltre a sprecare le risorse che lo stato ha raccolto con le imposte ha l'effetto di

  • scoraggiare l'attività d'impresa,
  • spingere all'emigrazione i meritevoli
  • e impoverire ulteriormente il sistema.

Dunque il circolo vizioso funziona così:

  • la spesa pubblica in teoria ha finalità utili e nobili, quando però cresce oltre un certo livello è probabile che parzialmente degeneri verso impieghi inutili quando non ignobili
  • quando è troppo troppo elevata (in relazione alla dimensione dell'economia ad es misurata dal PIL), determinando un livello abnorme di pressione fiscale, appesantisce il sistema, rallenta la crescita fa in modo che quello che oggi è a malapena sopportabile sia certamente insostenibile in futuro
  • più alto è il livello di spesa più è probabile che ci siano sprechi e distorsioni dunque gli effetti negativi di rallentamento e impoverimento dell'economia dovuti alle imposte vengono moltiplicati a causa della burocrazia e dell'anti-meritocrazia
  • quando si raggiunge una combinazione critica di alto debito (dovuto ai deficit passati), elevata pressione fiscale e bassa crescita è chiaro che sarà molto difficile finanziare la spesa con nuove imposte o nuovo debito, dunque diventa urgente ridurre la spesa e quando c'è urgenza è più difficile effettuare dei tagli mirati: più attendiamo a mettere mano alla spesa, più sarà difficile farlo in modo chirurgico

Ovviamente per intervenire sul profilo distorsivo e non produttivo della spesa non basta tagliare, occorre anche riformare l'assetto organizzativo e improntarlo alla responsabilità individuale e all'efficienza. Dunque riduzione e riorganizzazione devono andare di pari passo.

Perché mai allora mettere mano alla spesa?

  1. perché il livello attuale di spesa pubblica, considerato il livello della pressione fiscale e del debito pubblico non ce lo possiamo permettere
  2. perché sotto gli occhi di tutti sussistono tante e tali distorsioni che solo con un radicale intervento di riorganizzazione e razionalizzazione è possibile far in modo che il paese torni a crescere e i cittadini a beneficiare di servizi di qualità migliore
  3. perché con questo intervento è possibile guadagnare efficienza ed equità facendo in modo che la spesa non sia solo relativamente minore, ma soprattutto MIGLIORE e che contribuisca direttamente (con i servizi erogati) e indirettamente (facilitando l'attività economica) al benessere della collettività

@massimofamularo

*68.5% di total tax rate as % of commercial profit secondo http://www.doingbusiness.org che ci vede al 87° posto per la facilità di fare impresa e al 134° limitatamente al versante delle imposte.

**Secondo il Global Competitiveness Report 2011–2012 del World Economic Forum l'italia è all'88°posto su 142 paesi per qualità delle istituzioni. Da notare che i paesi a noi simili ossia di tipo Innovation driven sono in tutto 35 ed hanno un punteggio medio di qualità delle istituzioni di 5 su 7 mentre l'italia totalizza 3,6. Per infrastrutture siamo al 32mo posto con punteggio di 5 su sette mentre la media dei paesi a noi simili ha 5.5 dunque

***Crescita del PIL secondo World Bank via Google Public Data

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