Nuovo Mondo
6 Luglio Lug 2012 1617 06 luglio 2012

A proposito di tortura: l'ultimo esempio argentino

Jorge Rafael Videla, è stato condannato a 50 anni di prigione, Reynaldo Bignone a 15 anni, l’ex ammiraglio Antonio Vañek a 40 anni, Jorge Eduardo Acosta, a 30 anni e con loro altri funzionari e militari della terribile Giunta militare argentina. E se li faranno tutti, perché lì la tortura è un reato, anzi un reato serio.

Nulla a che fare con le pure tristi atrocità della Diaz in Italia, ma l’ennesima stangata giudiziaria contro i superstiti della Giunta Militare argentina che dal 1976 al 1982 conferma la sensibilità argentina sul tema della tortura fisica o psicologica, diretta o indiretta, chiude un tristissimo capitolo di storia argentina iniziato con i processi del 1984 voluti dal primo presidente democratico Raul Alfonsin, risolti con un colpo di spugna di amnistia da Menem nel 1994 e poi ripresi con Nestor Kirchner e proseguiti fino ad oggi.

Già nel 2010 Videla era stato condannato a due ergastoli insieme a 29 imputati per la morte accertata e provocata in carcere di 31 detenuti, ma ovviamente la condanna morale era per la sparizione di 30mila oppositori. Oggi alla sua atroce carriera si aggiungono altri 50 anni per il sequestro ed il rapimento dei figli di quegli oppositori, ancora neonati, dati alle famiglie dei militari o di coloro che appoggiavano la Giunta e sottratti alle loro nonne, le Abuelas de Plaza de Mayo che più e più volte in nome dei loro figli hanno manifestato e fatto ricorso per la verità e cercato i loro discendenti.

Con lui è stato condannato anche l’ultimo presidente di quella orribile Giunta, Reynaldo Bignone, il «purificatore» dei misfatti della Giunta che distrusse tutte le documentazioni riguardanti le sparizioni ed i rapimenti, responsabile di 15 casi di rapimento ed anche Antonio Vañek e Jorge Eduardo Acosta, comandante della terribile sezione GT332 dedicata alle torture sistematiche ed altri cinque corresponsabili.

Pene che non sconteranno mai gli altri presidenti Leopoldo Galtieri e Roberto Eduardo Viola, scomparsi e più volte graziati. In ventotto hanno recuperato la loro identità ed hanno testimoniato nel processo, ma furono circa quattrocento i neonati che subirono l’atroce destino di essere separati dai loro parenti che mai avrebbero conosciuto o potuto vedere.

È questa la dimostrazione di come esistano diversi tipi di tortura e di come tutti meritino un medesimo riconoscimento, che non può prescindere da una responsabilità politica, ma in tutto questo, almeno qui, siamo molto indietro e non c’è bisogno di essere argentini e cileni per capirlo.


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