Congiuntura
6 Luglio Lug 2012 1121 06 luglio 2012

Ecco perché conviene essere uno speculatore internazionale

Se il destino dell’euro dipendesse solamente dall’ultimo Consiglio europeo, possiamo anche dimenticarci la moneta unica. L’effetto delle scelte (?) compiute dai leader europei nel corso della notte passata a palazzo Justus Lipsius, sede della Commissione europea, è durato giusto una settimana. Poi, tutto come prima. Si è detto che è cambiata la percezione in merito all’Italia, anche grazie alla strenua lotta del presidente del Consiglio Mario Monti per ottenere un fantomatico “scudo anti-spread”, morto ancora prima di nascere per via delle condizioni a cui saranno subordinate le erogazioni. Si è detto che la Germania è più debole di prima, con un cancelliere Angela Merkel messo nell’angolo dall’intera Europa. Si è detto infine che ora l’euro ha una via, che passa attraverso l’unione bancaria. Ma di queste si vede solo un barlume lontano, dato dalla supervisione bancaria centralizzata. E il tunnel è ancora lungo.

Ci sono due modi per valutare le rinnovate tensioni sulla zona euro. Quello più semplice è quella che tutti conosciamo da ormai un anno. Si guarda lo spread fra Btp e Bund, si sottolinea che sta aumentando sempre di più e si ricorda al lettore che la colpa è da imputare alla speculazione internazionale, agli gnomi di Zurigo, al cosiddetto complotto dei poteri forti. Del resto, è assai più facile fare in questo modo. Il capro espiatorio lo abbiamo sotto gli occhi di tutti i giorni. La storia dei mercati finanziari che attaccano un Paese fino a spolparlo per creare le basi di un nuovo ordine mondiale è la soluzione più semplice, quella meno onerosa anche a livello psicologico. Gli uomini primitivi avevano timore del fulmine e del tuono in quanto non avevano la necessaria conoscenza per spiegare questi fenomeni. Pertanto, gli attribuivano un’origine divina. Allo stesso modo, la colpa della crisi è imputata su misteriosi soggetti che non hanno nulla di meglio da fare che far fallire gli Stati.

C’è poi l’altro modo, quello più razionale. Provando a mettersi nei panni di un investitore, la percezione cambia. Immaginiamo di avere da parte 1.000 euro e decidere di investirli. Da un lato ci sono classi di asset, come i titoli di Stato italiani. Da sempre ci hanno spiegato che sono un bene stabile, sicuro, poco rischioso. La consuetudine ci direbbe di investire i nostri 1.000 nell’Italia. Ma le tensioni che vediamo sui mercati ogni giorno sono tante. Il prezzo dei Btp continua a scendere e il rendimento sale. L’incertezza è tanta: se compro ora e poi le pressioni sul Paese aumentano di pari passo con le mancate riforme che questo deve fare, il prezzo si abbassa e io vado in perdita. In aggiunta, ci sono i timori di una sequela di situazioni potenzialmente senza via d’uscita nella zona euro. La Grecia, inutile negarlo, è fallita nello scorso marzo sul debito detenuto dai creditori privati, 206 miliardi di euro su 365 complessivi. E Bruxelles naviga a vista, divisa fra gli interessi delle nazioni che fanno parte dell’eurozona. Il fondo salva-Stati permanente European stability mechanism (Esm) ha una potenza di fuoco da 500 miliardi di euro, ma i suoi vincoli sono troppo elevati per pensare di salvare l’intera eurozona, senza contare che non ci sono abbastanza fondi e che solo dal prossimo gennaio entrerà a pieno regime.

Dall’altro lato delle mie possibili scelte ci sono investimenti meno consuetudinari, ma paradossalmente più sicuri. Quali? È quello il problema. Per trovarli bisogna informarsi, cercare di diminuire l’asimmetria, sforzarmi di andare oltre i cliché. E allora decido di non dare fiducia all’eurozona e andare a cercare fortuna coi miei 1.000 euro al di fuori, verso aree economiche più stabili. E nel caso avessi in portafoglio dei titoli della zona euro, meglio venderli, visto che se perfino un Paese come la Finlandia minaccia di bloccare gli aiuti verso la Spagna, figuriamoci cosa potrebbe accadere in futuro, quando le partite si faranno ancora più complicate.

Ecco fatto: sono diventato uno speculatore internazionale. Speculatore perché, etimologicamente (come ricorda la Treccani), ho osservato, indagato, cercato di cogliere gli aspetti che tanti, troppi, non hanno colto. Internazionale perché sono uscito dai miei confini territoriali, seppure in via virtuale (per fortuna non ho dovuto mandare i miei emissari per gli investimenti come faceva il barone Rothschild). Ora il mondo mi odia, mi attribuisce colpe come se fossi un serial killer di Stati e mi considera l’ultima delle Piaghe d’Egitto. In compenso, adesso ho maggiori possibilità di preservare il mio capitale iniziale. Un trade-off accettabile, in fin dei conti.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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