Federico Ammazzalorso
La Fantascienza è adesso
6 Luglio Lug 2012 0958 06 luglio 2012

Google Glasses e la superflua presenza fisica

Negli ultimi mesi non si fa che parlare del progetto “Google Glasses” di, ovviamente, Google. Prima di ogni mia considerazione in merito godetevi il video.

Sicuramente la maggior parte di voi, dopo aver visto il video, penserà “che figata!”. Ma io la penso in maniera completamente diversa. Ho visto il seguente video durante una lezione in università, finito di vederlo un mio compagno di corso ha alzato la mano, l'assistente ,venuta a dare un seminario su non ricordo cosa, gli ha concesso la parola. La domanda potrà sembrarvi sciocca, in realtà è essenziale: “Scusi, magari dico una cazzata, ma se io tipo sto guidando e mi arriva una chiamata, cioè io rischio di schiantarmi contro un palo. Ma lo fanno davvero?”, la tipa ha risposto “Si ma si può disattivare quando si vuole, non so se si farà davvero, ma insomma stiamo parlando di Google”.

Il punto è semplice, Google ci offre una realtà aumentata, ma questo non ci divide dalla realtà? Pensate all'avvento dei lettori mp3, all'improvviso abbiamo visto le città invase da gente che camminava con delle cuffie. Si ok che figata girare con la musica, ti senti come in un video, rischi tante figure di merda perché magari ti scappa un canto o un ballo. Però ci veniva tolto un senso, l'udito. Tra il casino delle strade e la musica era più difficile accorgersi d'essere chiamati, in generale non si sentiva il rumore della città, il suono della vita. Con un aggeggio come Google Glasses questo aumenterebbe a dismisura.

In un recente articolo dell'Huffington Post da una ricerca emergeva come adesso sia preferita la comunicazione scritta, rispetto a quella orale. Il contatto visivo è sempre più evitato. Già io, ad esempio, in casa contro con gli altri coinquilini comunicavo tramite la chat di Facebook. Perché alzarmi ed andare in camera dell'altro a dirgli una cazzata?

Ognuno incollato al proprio laptop, alcune volte anche con le cuffie. L'unico modo per comunicare con l'altro era o invadere il suo campo visivo o toccarlo. La distanza tra gli occhi e lo schermo è il nostro campo d'azione per attirare l'attenzione dell'altro. Con degli occhiali questa distanza viene completamente annientata, nonostante qualcuno possa dire che comunque sia si vede ciò che ci circonda è un modo di farlo diverso.

Con Google Glasses non ci perderemmo mai, sapremo sempre dove siamo, se un in locale si mangia bene, se nel club mettono la musica che ci interessa. Fondamentalmente ogni innovazione dell'uomo non è altro che una battaglia contro il caos. La società è stata creata per questo. Più caos c'è più ordine c'è bisogno. Il sistema procede all'annientazione dell'incertezza.

Più siamo connessi ai nostri contatti più ci isoliamo dal resto. Oramai la presenza fisica è superflua, possiamo stare con una persona quanto ci pare, ma se lei sta sempre attaccata ad uno smartphone non è lì. Ma allo stesso tempo c'è sempre una cosa che ancora ci spinge a voler incontrare le persone dal vivo, la cosa è il contatto fisico. Quindi teniamoci stretto questo istinto, questa voglia di contatto. E' l'unica cosa che ci tiene veramente connessi.

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